Salute 23 Aprile 2026 16:55

Adhd e dolore cronico, il legame passa da ansia e depressione

Uno studio pubblicato su Scientific Reports e coordinato dall’Università di Tokyo evidenzia un’associazione tra sintomi di ADHD e dolore cronico severo. A mediare il rapporto sono fattori psicologici come ansia, depressione e pensieri catastrofici

di Isabella Faggiano
Adhd e dolore cronico, il legame passa da ansia e depressione

Non è solo una questione di corpo. Il dolore cronico, soprattutto quando resiste ai trattamenti, si muove su un terreno più complesso, dove biologia, psicologia e contesto sociale si intrecciano. È in questo spazio che si inserisce il nuovo studio giapponese, che punta i riflettori su un possibile fattore spesso trascurato: i sintomi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Condotta su quasi mille pazienti seguiti nei centri del dolore in Giappone la ricerca, pubblicata su Scientific Reports e coordinata dall’Università di Tokyo, mostra come questi tratti siano più frequenti nelle persone con dolore persistente e, soprattutto, più intenso.

Più dolore nei pazienti con sintomi ADHD

I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Tra i 958 pazienti analizzati, il 17,1% è risultato positivo allo screening per ADHD, una quota più che doppia rispetto alla popolazione generale. Ancora più significativo il dato nei casi più gravi: tra chi riferisce un dolore molto severo, oltre un paziente su quattro presenta sintomi compatibili con il disturbo. Non emerge invece una relazione altrettanto chiara con i tratti dello spettro autistico, che nello studio restano più marginali rispetto all’intensità del dolore.

Il ruolo di ansia, depressione e pensieri negativi

Ma il punto centrale dello studio non è tanto la presenza dell’ADHD, quanto il modo in cui questa si collega al dolore. Il legame, infatti, non è diretto. Le analisi mostrano che a fare da ponte sono fattori psicologici ben noti nella clinica del dolore: ansia, depressione e il cosiddetto “pensiero catastrofico”, cioè la tendenza a percepire e anticipare il dolore in modo amplificato e negativo. In altre parole, i sintomi ADHD sembrano aumentare la vulnerabilità emotiva, che a sua volta contribuisce a intensificare l’esperienza del dolore.

Un cambio di prospettiva nella gestione del dolore

I risultati rafforzano un’idea che da tempo si fa strada nella letteratura: il dolore cronico non può essere trattato solo con strumenti farmacologici o interventi fisici. Serve un approccio più ampio, capace di includere la dimensione psicologica e cognitiva. Secondo gli autori, lo screening dei sintomi ADHD dovrebbe entrare nella pratica dei centri del dolore, soprattutto nei casi resistenti alle terapie. Anche perché, nella popolazione adulta, molti casi restano non diagnosticati.

Verso trattamenti più personalizzati

Le implicazioni sono concrete. Interventi come la terapia cognitivo-comportamentale, i programmi di riabilitazione con attività fisica e la psicoeducazione possono aiutare a ridurre ansia, depressione e schemi di pensiero disfunzionali, con effetti anche sul dolore. Non solo. Un approccio integrato, che metta insieme competenze mediche, psicologiche e riabilitative, potrebbe rappresentare la chiave per migliorare la qualità di vita di pazienti che oggi restano ai margini delle risposte terapeutiche.

Una strada ancora aperta

Lo studio, di natura osservazionale, non consente di stabilire un rapporto di causa-effetto. Ma indica una possibile direzione da seguire: per comprendere e trattare il dolore cronico serve guardare oltre il sintomo. E, forse, iniziare a riconoscere che dietro il dolore possono esserci anche difficoltà di attenzione, regolazione emotiva e gestione del pensiero, troppo spesso invisibili nella pratica clinica quotidiana.

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