One Health 23 Aprile 2026 15:58

Malaria: in Italia 700-800 casi importati ogni anno. Cosa sapere prima di partire

In Italia la malaria è stata eradicata, ma ogni anno si registrano centinaia di casi importati. In vista della Giornata mondiale del 25 aprile, gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità ricordano l’importanza della prevenzione per chi viaggia in aree endemiche e fanno il punto su rischi, sintomi e protezione

di Redazione
Malaria: in Italia 700-800 casi importati ogni anno. Cosa sapere prima di partire

La malaria continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie a livello globale. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2024 si sono registrati circa 610mila decessi, in gran parte nei Paesi più fragili. Eppure, accanto a questi numeri, emergono anche segnali incoraggianti. Nuovi vaccini, terapie e strumenti di prevenzione stanno aprendo prospettive concrete per il controllo della malattia. Non a caso, il tema scelto per la Giornata mondiale della malaria 2026 richiama un obiettivo ambizioso: porre fine alla malaria è oggi una possibilità reale.

In Italia solo casi importati

L’Italia è stata dichiarata malaria-free nel 1970, ma il rischio non è completamente assente. Ogni anno si registrano tra i 700 e gli 800 casi, tutti importati da viaggiatori di ritorno da aree endemiche. La maggior parte delle infezioni è legata a Plasmodium falciparum, il parassita più diffuso e pericoloso, soprattutto nei Paesi dell’Africa subsahariana.

Dove la malaria è ancora presente

La malattia è oggi diffusa prevalentemente nelle aree tropicali e subtropicali. L’Africa resta il continente più colpito, ma la malaria è presente anche nel Sud-est asiatico, in alcune aree del Medio Oriente e dell’Asia centrale, nel Pacifico occidentale e in America centrale e meridionale. In questi contesti, la trasmissione avviene attraverso la puntura di zanzare del genere Anopheles infette.

Sintomi da non sottovalutare

La malaria può manifestarsi con sintomi inizialmente aspecifici, che spesso rendono difficile una diagnosi immediata. Febbre, brividi intensi, sudorazione, mal di testa e dolori muscolari sono tra i segnali più frequenti. Possono comparire anche disturbi gastrointestinali come vomito e diarrea. I sintomi si presentano generalmente dopo una o due settimane dalla puntura, ma in alcuni casi possono comparire anche più tardi.

Viaggiare informati: la prevenzione prima di tutto

Per chi si reca in aree a rischio, la prevenzione resta lo strumento più efficace. Prima della partenza è fondamentale informarsi sul livello di rischio della destinazione e valutare, insieme a uno specialista, l’eventuale chemioprofilassi. La scelta del trattamento preventivo dipende da diversi fattori, tra cui area geografica, durata del soggiorno e condizioni individuali, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili come bambini piccoli e donne in gravidanza.

Protezione durante il viaggio e attenzione al rientro

Durante il soggiorno in aree endemiche è essenziale ridurre il rischio di punture di zanzara attraverso misure semplici ma efficaci: uso di repellenti, zanzariere e abiti coprenti. Al ritorno, la comparsa di febbre o altri sintomi deve essere sempre valutata con attenzione. Rivolgersi tempestivamente a un medico, segnalando il viaggio effettuato, può fare la differenza per una diagnosi precoce e un trattamento adeguato.

Tra innovazione e prevenzione, una sfida ancora aperta

Nonostante i progressi della ricerca e l’introduzione di nuove strategie, la malaria resta una malattia complessa, strettamente legata alle condizioni socio-economiche e alla tenuta dei sistemi sanitari. La possibilità di ridurne l’impatto esiste, ma passa ancora oggi da un equilibrio tra innovazione scientifica, prevenzione e accesso equo agli strumenti di cura.

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