Italia sempre più “pet friendly”, ma la prevenzione veterinaria resta debole: meno della metà degli animali è vaccinata e i controlli regolari sono ancora limitati. AISA richiama il ruolo chiave del veterinario tra salute animale e salute pubblica, in un contesto di forte crescita
L’Italia si conferma un Paese con una presenza sempre più ampia di animali da compagnia, ormai parte integrante della vita domestica e delle dinamiche familiari. Cani e gatti sono diventati una componente stabile delle abitazioni, con un impatto crescente anche sul piano sociale e sanitario.
In questo contesto, AISA (Associazione delle imprese per la salute animale di Federchimica) richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare i percorsi di prevenzione veterinaria, sottolineando il ruolo centrale del medico veterinario come figura di riferimento per la tutela della salute animale e della salute pubblica. L’associazione evidenzia come la diffusione capillare degli animali da compagnia, infatti, renda necessario un approccio continuativo alla prevenzione, basato su controlli periodici e programmi vaccinali strutturati.
L’incrocio tra dati del settore pet e analisi dell’Osservatorio sanitario nazionale restituisce un quadro di forte crescita della popolazione animale, accompagnata però da una criticità ancora aperta: la prevenzione non risulta ancora pienamente sistematica. Se da un lato aumenta l’accesso alle cure veterinarie, dall’altro emerge una discontinuità nei controlli e nella profilassi, con livelli di copertura vaccinale ancora inferiori alle raccomandazioni internazionali.
Un Paese di pet: numeri in crescita e nuovi equilibri domestici
In Italia vivono quasi 65 milioni di animali da compagnia, di cui oltre 20 milioni tra cani e gatti. Un dato che conferma il ruolo centrale degli animali nella vita quotidiana delle famiglie e segnala un cambiamento strutturale nelle abitudini domestiche, con i gatti che per la prima volta superano i cani per diffusione. Questa evoluzione rende sempre più necessario un modello di prevenzione personalizzato, capace di adattarsi alle diverse condizioni di vita degli animali e ai contesti familiari in cui vivono.
Prevenzione discontinua: controlli irregolari e coperture insufficienti
Nonostante l’attenzione crescente verso la salute animale, la prevenzione resta frammentata. L’86% dei pet è stato portato dal veterinario almeno una volta nell’ultimo anno, ma solo il 21% segue controlli regolari nel tempo. Più critico il dato sulle vaccinazioni: meno del 50% degli animali risulta correttamente coperto, una percentuale ancora lontana dalla soglia del 70% indicata dalle linee guida internazionali per garantire un adeguato livello di protezione sanitaria. Il quadro evidenzia una gestione spesso episodica della salute animale, più legata all’emergenza che alla continuità preventiva.
Il ruolo del veterinario nella prevenzione sistematica
Il medico veterinario si conferma figura chiave non solo nella cura, ma soprattutto nella prevenzione. È il professionista che valuta i rischi, costruisce percorsi sanitari personalizzati e accompagna i proprietari nelle scelte relative a controlli e vaccinazioni. In questo approccio, la salute degli animali si intreccia con quella umana secondo il modello One Health, in cui la prevenzione veterinaria contribuisce anche alla riduzione dei rischi sanitari per la collettività e al miglioramento complessivo della sicurezza pubblica.
Primavera e rischio sanitario: il momento della prevenzione
Con l’arrivo della primavera, inoltre, aumentano le occasioni di esposizione a parassiti, insetti e agenti patogeni. Questo periodo rappresenta una fase strategica per rafforzare i programmi di prevenzione, impostare o aggiornare i piani vaccinali e pianificare controlli regolari. Una gestione tempestiva, infatti, consente di ridurre il rischio di patologie evitabili e di migliorare la qualità e la durata della vita degli animali.
Prevenzione e impatto economico: fino a 4 miliardi di euro
La prevenzione veterinaria ha anche un impatto economico rilevante. Una gestione più strutturata della salute animale potrebbe generare un risparmio stimato fino a 4 miliardi di euro l’anno, riducendo il ricorso a interventi d’urgenza e la gestione di patologie evitabili. Investire nella prevenzione significa quindi non solo migliorare il benessere animale, ma anche contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario e alla riduzione dei costi per la collettività.