Nutri e Previeni 21 Aprile 2026 13:13

Celiachia, il 70% delle diagnosi riguarda le donne: “ancora troppi casi nascosti”

In Italia oltre 279mila persone hanno ricevuto una diagnosi di celiachia, ma si stima che più di 300mila siano ancora senza diagnosi, in gran parte donne. L’Aic richiama l’attenzione sui sintomi spesso atipici e sottovalutati

di Redazione
Celiachia, il 70% delle diagnosi riguarda le donne: “ancora troppi casi nascosti”

La celiachia continua a essere una patologia a prevalenza femminile. Secondo i dati del Ministero della Salute, in Italia sono 279.512 le persone con diagnosi, di cui il 70% donne. Un rapporto di uno a due che conferma come la malattia interessi in modo significativo la popolazione femminile. Ma il dato più rilevante resta quello sommerso: su oltre 600mila persone stimate con celiachia, più della metà non ha ancora ricevuto una diagnosi. Tra queste, circa 280mila sono donne.

Il “volto nascosto” della celiachia

Definita spesso una malattia “camaleonte”, la celiachia può manifestarsi con sintomi molto diversi tra loro, non sempre riconducibili immediatamente a un problema intestinale. Nelle donne, in particolare, i segnali possono essere atipici: anemia persistente, disturbi del ciclo mestruale, infertilità, endometriosi, menopausa precoce. Condizioni che spesso vengono attribuite ad altre cause, ritardando la diagnosi. “Troppo spesso resta nascosta dietro sintomi sottovalutati o attribuiti ad altre condizioni – spiega Marco Silano, coordinatore del Board del Comitato Scientifico AIC -. Anemia persistente, infertilità o osteoporosi possono essere segnali di una celiachia non diagnosticata”.

Anemia e malassorbimento: segnali da non ignorare

Circa un caso su due si presenta con anemia, legata al malassorbimento di ferro e all’infiammazione intestinale. Una condizione particolarmente frequente nelle donne, anche per effetto delle perdite mestruali. È proprio l’anemia uno dei campanelli d’allarme più comuni, ma spesso sottovalutato, che può protrarsi per anni prima di arrivare a una diagnosi corretta.

Quando la diagnosi cambia la vita

Le storie delle pazienti raccontano bene quanto il ritardo diagnostico possa incidere sulla qualità della vita. “Ero molto magra e avevo un’anemia persistente – racconta Lucia – continuavo a perdere peso e mi dicevano che non mangiavo abbastanza. Solo dopo esami più approfonditi è arrivata la diagnosi: per me è stato come rinascere”. Anche Annalisa ha scoperto la malattia in modo indiretto: “Avevo una frattura che non guariva. Prima la diagnosi di osteoporosi, poi gli accertamenti hanno rivelato la celiachia. Disturbi che sembravano scollegati hanno finalmente trovato una spiegazione”.

I rischi per la salute femminile

La celiachia non diagnosticata può avere conseguenze importanti, soprattutto nelle donne. Il malassorbimento di nutrienti essenziali come ferro, calcio e vitamina D può portare a osteoporosi precoce e aumentato rischio di fratture. Anche la gravidanza può essere più complessa, con possibili complicanze come aborti spontanei, basso peso alla nascita o ritardo di crescita intrauterino.

Diagnosi precoce e dieta: le armi principali

Ad oggi, l’unica terapia efficace è la dieta rigorosamente priva di glutine, che consente la remissione dei sintomi e previene complicanze. Per questo, sottolinea l’AIC, è fondamentale aumentare la consapevolezza tra i professionisti sanitari e favorire una diagnosi precoce, soprattutto nelle donne con sintomi atipici. Intercettare la malattia in tempo significa non solo migliorare la qualità della vita, ma anche prevenire conseguenze a lungo termine spesso evitabili.

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