Prevenzione 21 Aprile 2026 11:27

Settimana dell’immunizzazione, dalla gravidanza ai primi mesi: così cambia la protezione dei neonati

Dalla vaccinazione in gravidanza agli anticorpi monoclonali alla nascita: la strategia “doppia” madre-neonato segna un cambio di paradigma nella prevenzione delle infezioni nei primi mesi di vita. Focus sul virus respiratorio sinciziale e sui nuovi modelli integrati

di Redazione
Settimana dell’immunizzazione, dalla gravidanza ai primi mesi: così cambia la protezione dei neonati

Proteggere i più piccoli ancora prima che si ammalino, e soprattutto prima ancora che possano essere vaccinati. È questo il senso della nuova strategia di immunizzazione neonatale che si consolida in occasione della Settimana mondiale dell’immunizzazione 2026, promossa dalla Organizzazione Mondiale della Sanità dal 24 al 30 aprile con il messaggio: “Per ogni generazione, i vaccini funzionano”. Negli ultimi anni, l’approccio alla prevenzione nei primi mesi di vita si è evoluto profondamente. Accanto al calendario vaccinale tradizionale – che in Italia prende avvio dal secondo mese – si afferma un modello integrato che anticipa la protezione già in epoca prenatale e alla nascita.

La doppia protezione madre-neonato

Al centro di questo cambio di paradigma c’è la cosiddetta “doppia protezione”: da un lato la vaccinazione della donna in gravidanza, dall’altro l’immunizzazione diretta del neonato. La vaccinazione materna consente il trasferimento degli anticorpi attraverso la placenta, offrendo al bambino una difesa immediata nei primi mesi di vita, quando il sistema immunitario è ancora immaturo. È una strategia già consolidata per influenza e pertosse, e oggi sempre più rilevante anche per nuove indicazioni. Parallelamente, si è sviluppata l’immunizzazione passiva neonatale, che prevede la somministrazione di anticorpi monoclonali direttamente al neonato, garantendo una protezione immediata e mirata.

Virus respiratorio sinciziale, il banco di prova

Il principale terreno di applicazione di questo modello è il Virus respiratorio sinciziale, tra le cause più frequenti di infezioni respiratorie nei lattanti e responsabile di numerose ospedalizzazioni nel primo semestre di vita. Oggi sono disponibili due strumenti complementari. Il primo è nirsevimab, anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione, somministrabile in dose singola alla nascita o prima della stagione epidemica. Il secondo è la vaccinazione materna in gravidanza, che protegge il neonato fin dai primi giorni grazie al passaggio degli anticorpi. L’integrazione di queste strategie, già implementata su scala nazionale nella stagione 2025-2026, ha permesso di aumentare le coperture e di rendere più uniforme l’accesso alla prevenzione.

Prevenzione precoce, impatto sulla sanità pubblica

Anticipare la protezione significa intervenire nel momento di massima vulnerabilità. Nei primi mesi di vita, infatti, il rischio di complicanze è più elevato e le opzioni terapeutiche più limitate. In questo contesto, l’immunizzazione precoce assume un valore che va oltre il singolo individuo. Ridurre le infezioni gravi nei neonati significa anche alleggerire la pressione sui servizi sanitari, diminuire i ricoveri e migliorare gli esiti a lungo termine.

Verso un nuovo “calendario di immunizzazione”

Le innovazioni introdotte stanno ridefinendo anche il concetto stesso di calendario vaccinale, che diventa sempre più un “calendario di immunizzazione”: un percorso continuo che inizia in gravidanza e prosegue nei primi anni di vita, integrando strumenti diversi ma complementari. L’obiettivo è costruire una prevenzione più precoce, mirata e universale, capace di adattarsi ai bisogni reali di neonati e famiglie. Un’evoluzione che segna un passaggio chiave per la sanità pubblica e per la tutela della salute fin dai primissimi giorni di vita.

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