Due review italiane aggiornano i numeri sull’ovulazione e rilanciano il tema della prevenzione in occasione della Giornata della Salute della Donna
Quante possibilità ha una donna di diventare madre? Una domanda difficile che non ha una risposta univoca. A rispondere, infatti, non è la regolarità del ciclo mestruale o l’età anagrafica – spesso ingannevole – ma anche la valutazione dell’età biologica, intesa come la riserva ovarica, cioè il quantitativo di follicoli potenzialmente reclutabili e che si riducono in modo continuo nel corso del tempo, e l’età biologica, intesa come lo stato di salute generale di questa.
Due importanti review italiane sulla riserva ovarica e la tutela della salute riproduttiva, curate dal gruppo Genera e pubblicate sul Bollettino di Ginecologia Endocrinologica, riportano al centro del dibattito, in occasione della Giornata della Salute della Donna del 22 aprile, un dato chiave: conoscere l’età ovarica di una donna può cambiare le strategie di pianificazione familiare in un’epoca in cui la maternità è sempre più tardiva. La riserva ovarica, insieme all’età anagrafica, può essere considerata un termometro della fertilità femminile.
Durante la vita fetale le ovaie contengono circa sette milioni di ovociti. Alla nascita ne resta un milione, che scendono a qualche centinaio di migliaia all’ingresso della pubertà. Solo 400, nell’arco dell’intera vita fertile, arriveranno effettivamente all’ovulazione. Una perdita costante dovuta all’atresia follicolare e al lungo arresto meiotico, processi che con l’età aumentano anche il rischio di anomalie cromosomiche. Questo processo può avere delle accelerazioni in specifiche problematiche come endometriosi, terapia gonadotossiche come chemioterapia o radioterapia.
Per capire l’età biologica delle donne gli specialisti oggi si affidano a due parametri:
• AMH (Ormone Anti-Mülleriano), un semplice prelievo di sangue che stima la quantità di follicoli in crescita.
• Conteggio dei Follicoli Antrali (AFC), misurato con ecografia transvaginale effettuato in fase follicolare precoce.
Strumenti utili per valutare la quantità, non la qualità genetica degli ovociti, che resta invece fortemente dipendente dall’età. «La lettura combinata di AMH e AFC è il punto di partenza più solido per valutare il patrimonio follicolare residuo. Ma la qualità resta legata all’età della donna: distinzione fondamentale per strategie riproduttive realistiche», spiega Alberto Vaiarelli, Coordinatore Medico Scientifico del Centro Genera di Roma e Segretario Nazionale SIFES-MR (Società Italiana di fertilità, Sterilità e Medicina della Riproduzione ).
Il dato scientifico si intreccia con la realtà sociale: in tutta Europa l’età media della prima maternità continua a salire. Un trend che spinge molte giovani a considerare la crioconservazione degli ovociti, il cosiddetto social freezing, come una forma di tutela della propria fertilità e una possibile risposta al disallineamento tra tempo biologico e tempi di vita.
Le ricerche condotte dal Dottor Vaiarelli ricordano infine un punto centrale: la riserva ovarica è oggi l’indicatore affidabile per orientare decisioni consapevoli sulla propria fertilità e per evitare che la pianificazione venga lasciata “al caso”. Un’informazione che, se conosciuta presto, può davvero cambiare le prospettive riproduttive di una donna.