Lo dimostra un’analisi presentata all’AACR e condotta dal USC Norris Comprehensive Cancer: gli autori ipotizzano un possibile ruolo dei residui di pesticidi, ma sottolineano la necessità di ulteriori conferme
Una dieta più ricca di frutta, verdura e cereali integrali risulta associata a una maggiore incidenza del tumore al polmone sotto i 50 anni. Lo dimostra un nuovo studio presentato all’American Association for Cancer Research dal USC Norris Comprehensive Cancer Center. I ricercatori precisano che si tratta di un’osservazione preliminare, che non mette in discussione i benefici consolidati di questi alimenti, ma apre piuttosto a nuove ipotesi sui possibili fattori ambientali coinvolti, tra cui l’esposizione a residui di pesticidi presenti nelle coltivazioni. La ricerca si inserisce nel progetto Epidemiology of Young Lung Cancer (YLC) e ha analizzato 187 pazienti con diagnosi di tumore al polmone prima dei 50 anni, in larga parte non fumatori. Tra questi, 166 hanno compilato questionari validati sulla qualità della dieta, valutata attraverso l’Healthy Eating Index (HEI-2015).
I risultati
I dati descrivono un profilo nutrizionale inatteso. I pazienti con tumore al polmone in età giovane mostrano, in media, una qualità della dieta superiore rispetto alla popolazione generale statunitense: circa 65 punti su 100 contro un valore medio di riferimento di 58. Il consumo di alimenti considerati salutari risulta più elevato, con una maggiore presenza quotidiana di verdure a foglia verde, legumi e cereali integrali. Un quadro che, almeno in apparenza, si discosta dall’idea tradizionale di una dieta associata a rischio oncologico aumentato.
Un paradosso epidemiologico
Il dato si inserisce in un fenomeno sempre più osservato: la crescita dell’incidenza del tumore al polmone nei non fumatori under 50, in particolare tra le donne. Un cambiamento che sta modificando il profilo epidemiologico della malattia, storicamente legata all’età avanzata e al consumo di tabacco. In questo contesto, l’associazione tra dieta “più sana” e maggiore incidenza appare come un paradosso che richiede nuove chiavi di lettura, senza mettere in discussione le evidenze consolidate sulla prevenzione oncologica.
L’ipotesi dei contaminanti
Secondo gli autori dello studio “alcuni alimenti vegetali potrebbero contenere residui di pesticidi o erbicidi utilizzati nelle coltivazioni intensive”. Per i ricercatori, questa possibile esposizione ambientale indiretta potrebbe rappresentare un fattore da indagare, anche alla luce di studi precedenti che mostrano un aumento del rischio di tumore al polmone in lavoratori agricoli esposti a pesticidi. Tuttavia, nello studio non sono stati misurati direttamente biomarcatori di esposizione, ma si è fatto riferimento a stime indirette basate sulla letteratura disponibile.
Cautela interpretativa
Gli stessi autori invitano a una lettura prudente dei risultati. Il legame tra dieta e possibile esposizione a contaminanti resta ipotetico e richiede studi prospettici e misurazioni biologiche dirette, come l’analisi di pesticidi nel sangue o nelle urine. Si tratta quindi di un’osservazione preliminare, che non modifica le attuali raccomandazioni nutrizionali, né mette in discussione il ruolo protettivo di frutta, verdura e cereali integrali nella salute generale.
Le implicazioni
Il lavoro apre però una domanda più ampia sul cambiamento del tumore al polmone nei giovani non fumatori: quanto incidono fattori ambientali ancora poco caratterizzati rispetto allo stile di vita tradizionalmente inteso? Un interrogativo che chiama in causa la complessità delle esposizioni contemporanee e la necessità di integrare nutrizione, ambiente e biologia nella comprensione dei nuovi profili di rischio oncologico.ù
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