Un cerotto con microaghi biodegradabili per individuare i biomarcatori dell’Alzheimer nel sangue in pochi minuti. È l’obiettivo di Alert, progetto europeo triennale che coinvolge anche centri italiani e punta a rivoluzionare la diagnosi precoce della malattia
L’Alzheimer continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie a livello mondiale. Oggi colpisce oltre 50 milioni di persone e, secondo le stime, il numero è destinato a triplicare entro il 2050. Un dato che si intreccia con un’altra evidenza sempre più consolidata: i biomarcatori della malattia iniziano a modificarsi anche 10-15 anni prima della comparsa dei sintomi clinici. È proprio in questa finestra temporale che si gioca la partita della diagnosi precoce. Ed è qui che si inserisce Alert, progetto europeo di ricerca appena avviato, che punta a cambiare paradigma.
Un consorzio internazionale con regia italiana
Il progetto è coordinato da Giuseppe Barillaro, bioingegnere dell’Università di Pisa, e riunisce un consorzio internazionale che vede la partecipazione di centri di ricerca e università europee. Tra questi, un ruolo di primo piano è svolto dall’Università di Modena e Reggio Emilia, con il contributo della farmacologa Daniela Giuliani. Nel network anche esperti di nanotecnologie e materiali avanzati provenienti da istituzioni come il Charité di Berlino e la Dublin City University, oltre al coinvolgimento dell’azienda italiana Ab Medica, attiva nell’innovazione tecnologica in sanità.
Un cerotto intelligente per la diagnosi
Il cuore del progetto è una tecnologia innovativa: il sensore QRc-Mn (QR code microneedle). Si tratta di un cerotto dotato di microaghi biodegradabili, più sottili di un capello, in grado di penetrare delicatamente la pelle fino a raggiungere il flusso sanguigno. Questi microaghi consentono di monitorare in tempo reale i biomarcatori chiave dell’Alzheimer e di trasformare le informazioni biologiche in un QR code fluorescente, che codifica i dati rilevati e li trasmette in modalità wireless a un dispositivo elettronico o a un’app dedicata. Il risultato è una diagnosi potenzialmente disponibile in pochi minuti, senza la necessità di prelievi invasivi o analisi di laboratorio complesse. Dopo l’utilizzo, i microaghi si dissolvono naturalmente, senza bisogno di rimozione.
Verso una diagnosi più accessibile
“L’obiettivo è sviluppare un sistema in grado di rilevare precocemente i biomarcatori della malattia direttamente nel plasma sanguigno, offrendo una soluzione più rapida, accessibile ed economicamente sostenibile rispetto ai metodi attuali”, spiega Daniela Giuliani. Le metodologie oggi disponibili, infatti, si basano su sintomi clinici, test neuropsicologici o analisi del liquido cerebrospinale, con limiti legati a invasività, costi elevati e tempi lunghi.
Biomarcatori e medicina del futuro
Il dispositivo sarà progettato per rilevare simultaneamente più biomarcatori fondamentali dell’Alzheimer, tra cui beta-amiloide 1-42, p-tau217 ed enzimi associati alle fasi iniziali della malattia. Secondo i ricercatori, questo approccio potrebbe segnare il passaggio da una diagnostica tradizionale a un sistema digitale “in vivo”, capace di restituire dati immediatamente leggibili e più facilmente interpretabili. Il progetto si inserisce in un contesto anche economico rilevante: i costi diretti e indiretti legati all’Alzheimer nell’Unione europea potrebbero superare i 350 miliardi di euro all’anno. Una diagnosi precoce rappresenta quindi un elemento chiave non solo per migliorare la qualità della vita dei pazienti e dei caregiver, ma anche per rendere sostenibili i sistemi sanitari.
Una piattaforma con possibili sviluppi futuri
Le potenzialità della tecnologia sviluppata da Alert vanno oltre l’Alzheimer. Il sistema potrebbe essere esteso ad altri ambiti, dalla diagnosi oncologica al monitoraggio delle infezioni, fino allo screening farmacologico e alla sicurezza ambientale e alimentare. “Alert potrà aprire la strada a una medicina più personalizzata, tempestiva ed efficiente”, sottolinea Giuliani. L’obiettivo è rendere il monitoraggio continuo e non invasivo dello stato di salute una realtà concreta. Se i risultati saranno confermati, la diagnosi dell’Alzheimer potrebbe trasformarsi da processo complesso e tardivo a strumento semplice, rapido e precoce, con ricadute significative per pazienti, sistemi sanitari e società.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato