Nutri e Previeni 20 Aprile 2026 11:16

Celiachia, oltre 14mila nuove diagnosi nel 2024: resta il nodo dei casi sommersi

Dopo il rallentamento legato alla pandemia, tornano a crescere le diagnosi di celiachia in Italia: quasi 280mila i pazienti identificati. Ma secondo le stime altre 300mila persone non sanno di essere malate. Intanto si riapre il tema dei costi degli alimenti senza glutine e parte lo screening pediatrico.

di I.F.
Celiachia, oltre 14mila nuove diagnosi nel 2024: resta il nodo dei casi sommersi

Sono oltre 14mila le nuove diagnosi di celiachia registrate in Italia nel 2024. Un dato che porta il totale dei pazienti a sfiorare quota 280mila e che segna, di fatto, il ritorno ai livelli pre-pandemici. A evidenziarlo è la Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia pubblicata dal Ministero della Salute, da cui emerge un elemento chiave: più che a un reale incremento della malattia, l’aumento è legato alla ripresa degli accertamenti diagnostici, rallentati negli anni dell’emergenza Covid. Il segnale, sottolinea il documento, è rassicurante: significa che i cittadini sono tornati a rivolgersi ai servizi sanitari, recuperando esami e controlli rimasti in sospeso.

Una malattia ancora largamente sommersa

Se i numeri ufficiali parlano di circa 280mila diagnosi, la realtà potrebbe essere ben diversa. Secondo l’Associazione italiana celiachia (Aic), infatti, i casi reali sarebbero circa il doppio: almeno 600mila persone, con oltre 300mila ancora senza diagnosi. Una distanza significativa che conferma quanto la celiachia resti, in molti casi, una condizione non riconosciuta, spesso per la variabilità dei sintomi o per la loro scarsa specificità. La prevalenza nazionale si attesta allo 0,47%, con differenze territoriali: i valori più alti si registrano in Valle d’Aosta (0,59%), Toscana (0,58%) e Umbria (0,54%). Resta inoltre evidente la maggiore diffusione nella popolazione femminile, che rappresenta quasi il 60% dei casi.

Screening nei bambini: primi segnali dal progetto pilota

Un passo importante per ridurre il sommerso arriva dal fronte della diagnosi precoce. Nel 2023 è stato avviato un programma di screening pediatrico, i cui primi risultati sono stati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso un progetto pilota in Lombardia, Marche, Campania e Sardegna. Su oltre 5.500 bambini coinvolti, il 3,9% ha mostrato un risultato potenzialmente indicativo di celiachia. Un dato che conferma l’importanza di individuare precocemente la malattia, soprattutto in età pediatrica. L’analisi genetica ha inoltre evidenziato che il 44% dei bambini è predisposto, con picchi più elevati in alcune aree, come la Sardegna, dove la percentuale raggiunge il 57%.

Il costo della dieta senza glutine

Accanto al tema della diagnosi, resta centrale quello della gestione quotidiana della malattia. In Italia, la terapia per la celiachia non è farmacologica ma alimentare: l’unico trattamento efficace è una dieta rigorosamente priva di glutine. Il Servizio sanitario nazionale garantisce un contributo economico per l’acquisto degli alimenti dedicati, con una spesa complessiva che nel 2024 ha sfiorato i 273 milioni di euro, pari a circa 975 euro l’anno per paziente. Una misura importante, ma che oggi si confronta con l’aumento generalizzato dei prezzi. “La quota mensile, pari a circa 100 euro, è ancora sufficiente, ma i rincari iniziano a pesare”, sottolinea l’Aic, che chiede una revisione al ribasso dei costi degli alimenti senza glutine.

Dalla scuola al lavoro: inclusione e formazione

La gestione della celiachia non riguarda solo la sfera individuale, ma coinvolge anche contesti collettivi come scuole e luoghi di lavoro. La normativa prevede infatti fondi destinati alle Regioni per garantire pasti senza glutine nelle mense e per formare gli operatori del settore alimentare. Nel 2024 sono stati organizzati circa 700 corsi di formazione, con oltre 17mila partecipanti. Per il 2025 è previsto uno stanziamento di quasi 900mila euro, suddiviso tra fornitura di pasti dedicati e attività formative.

Una sfida ancora aperta

Il quadro che emerge è quello di una patologia sempre più riconosciuta, ma ancora in parte nascosta. L’aumento delle diagnosi rappresenta un segnale positivo, ma non basta. Ridurre il gap tra casi attesi e casi diagnosticati, migliorare l’accesso agli screening e rendere sostenibile la dieta senza glutine sono le principali sfide per il sistema sanitario. Perché, come ricordano i pazienti, nel caso della celiachia la cura non passa da una prescrizione farmacologica, ma da un gesto quotidiano: scegliere cosa mettere nel piatto.

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