Una ricerca australiana collega un elevato consumo di sodio a un declino più rapido della memoria episodica negli uomini. Un segnale che rafforza l’importanza di ridurre il sale nella dieta, già associato a rischi cardiovascolari
Un moderato consumo di sale è da sempre al centro delle raccomandazioni nutrizionali per il suo impatto su pressione arteriosa e salute cardiovascolare. Ma ora l’attenzione si sposta anche sul cervello. Un nuovo studio della Edith Cowan University suggerisce, infatti, che un’elevata assunzione di sodio possa influire negativamente sulla memoria, in particolare negli uomini. La ricerca, pubblicata su Neurobiology of Aging, ha seguito 1.208 partecipanti per sei anni, analizzando la relazione tra consumo di sodio e performance cognitive. Il risultato è chiaro: negli uomini, un apporto più elevato di sale è associato a un declino più rapido della memoria episodica, quella che permette di ricordare eventi personali e momenti della vita quotidiana. Un dato che non trova lo stesso riscontro nella popolazione femminile, suggerendo possibili differenze biologiche ancora da chiarire. A sottolinearlo è Samantha Gardener, tra le autrici dello studio: “I partecipanti di sesso maschile mostravano anche valori pressori più elevati, influenzati dall’assunzione di sodio”. Un elemento che rafforza l’ipotesi di un legame tra salute vascolare e funzione cognitiva.
Il possibile meccanismo: infiammazione e circolazione cerebrale
Come può il sale incidere sulla memoria? Le ipotesi si concentrano su diversi meccanismi biologici. Un eccesso di sodio potrebbe favorire processi infiammatori a livello cerebrale, contribuire al danno dei vasi sanguigni e ridurre il flusso di sangue al cervello. Tre fattori che, nel tempo, possono compromettere le funzioni cognitive. Non si tratta ancora di un nesso causale definitivo, ma di un’associazione che apre la strada a ulteriori approfondimenti. “I nostri risultati forniscono le prime evidenze di un legame tra apporto di sodio e funzione cognitiva, ma sono necessarie ulteriori ricerche”, sottolinea Gardener.
Quanto sale consumiamo davvero?
Il tema non è secondario. Secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’assunzione quotidiana di sale dovrebbe restare sotto i 5 grammi al giorno, pari a circa un cucchiaino. Una quantità che include sia il sale aggiunto sia quello già presente negli alimenti. Nella pratica, però, i consumi sono spesso ben più elevati, complici i cibi trasformati e le abitudini alimentari.
Non solo cuore: una questione di cervello
Che il sale in eccesso sia associato a ipertensione e aumento del rischio cardiovascolare è ormai consolidato. Ma questo studio aggiunge un tassello ulteriore, suggerendo che gli effetti possano estendersi anche alla sfera cognitiva. Un aspetto particolarmente rilevante in un contesto di invecchiamento della popolazione, in cui la prevenzione del declino cognitivo rappresenta una priorità. Resta da capire perché il fenomeno sembri riguardare soprattutto gli uomini e quale sia il ruolo di altri fattori, come ormoni, stile di vita o predisposizione genetica.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato