In audizione al Senato, la FeSDI chiede un cambio di passo: più integrazione tra ospedale e territorio, formazione del personale e utilizzo sistematico dei dati per programmare l’assistenza e garantire equità di accesso alle cure
Il diabete rappresenta oggi una delle cartine di tornasole più evidenti per valutare la capacità del Sistema Sanitario di gestire le cronicità. In Italia interessa oltre quattro milioni di persone e mette in luce criticità ancora irrisolte, a partire dalle disuguaglianze territoriali e dalla frammentazione dei percorsi di cura. È questo il quadro tracciato dalla FeSDI, la Federazione delle Società Diabetologiche Italiane, nel corso dell’audizione presso la 10ª Commissione del Senato, nell’ambito dell’esame dei provvedimenti sul riordino del Servizio sanitario nazionale e sulla governance farmaceutica. Al centro delle proposte, la necessità di rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, superando una gestione ancora troppo disomogenea lungo il Paese. “In Italia la presa in carico delle persone con diabete è spesso discontinua”, sottolineato Salvatore De Cosmo, presidente di AMD e della FeSDI. Da qui la richiesta di adottare un modello organizzativo basato sul Chronic Care Model, che metta al centro la persona, valorizzi la multidisciplinarietà e rafforzi la responsabilità condivisa tra i diversi livelli assistenziali.
Il nodo delle risorse umane e della formazione
Un altro punto critico riguarda il personale sanitario. La Federazione evidenzia la necessità di investire sia in termini quantitativi sia nella formazione, soprattutto nell’ambito della sanità digitale. Senza competenze adeguate, infatti, il rischio è che le innovazioni terapeutiche e tecnologiche disponibili restino sottoutilizzate, limitando i benefici per i pazienti. Il tema dell’equità torna anche nel dibattito sulla riforma della governance farmaceutica. L’innovazione in diabetologia procede rapidamente, ma il suo impatto dipende dalla capacità del sistema di garantirne un accesso uniforme. “Il valore dell’innovazione si misura nella sua reale disponibilità per i pazienti”, evidenzia Raffaella Buzzetti, presidente della SID, sottolineando l’importanza di integrare il farmaco all’interno di percorsi di cura strutturati.
Il ruolo strategico dei dati e del Fascicolo sanitario elettronico
Un elemento chiave emerso dall’audizione è l’utilizzo dei dati clinici per orientare le decisioni. Per la FeSDI, la cosiddetta real world evidence rappresenta uno strumento fondamentale per valutare la qualità dell’assistenza e programmare interventi più efficaci. In questo contesto, gli Annali AMD costituiscono già oggi una base informativa rilevante per monitorare i percorsi assistenziali su scala nazionale. Tuttavia, per valorizzare pienamente questi dati è necessario sviluppare e rendere interoperabile il Fascicolo Sanitario Elettronico, trasformandolo in uno strumento realmente operativo per clinici e decisori. La Federazione esprime apprezzamento per l’impianto dei provvedimenti in discussione, ma richiama la necessità di tradurre i principi in azioni concrete. Il futuro del Servizio sanitario nazionale passa dalla capacità di costruire un modello integrato, capace di rispondere in modo strutturale alla crescita delle patologie croniche. La sfida, in definitiva, è passare da un sistema frammentato a un’organizzazione in grado di accompagnare realmente il paziente lungo tutto il percorso di cura, riducendo le disuguaglianze e migliorando gli esiti di salute.
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