Ricercatori dell’Università del Minnesota confermano che i livelli di fluoro usati nelle reti idriche non influenzano lo sviluppo cognitivo dei bambini.
La fluorizzazione dell’acqua potabile non riduce il quoziente intellettivo dei bambini. È la conclusione di un’ampia analisi guidata dall’Università del Minnesota e pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences. I ricercatori hanno esaminato il possibile legame tra esposizione al fluoro e capacità cognitive utilizzando dati storici e sanitari dello stato del Wisconsin. Lo studio ha integrato i registri dei test scolastici, le informazioni sulle date di introduzione della fluorizzazione nelle città e i dati del Wisconsin Longitudinal Study, che ha seguito 10.317 studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori dal 1957 al 2026. I risultati non mostrano alcuna associazione tra fluoro nell’acqua potabile e QI infantile né effetti sulle funzioni cognitive nelle diverse fasi della vita.
Il dibattito scientifico tra salute dentale e timori cognitivi
Il fluoro è un minerale naturale ampiamente utilizzato nelle politiche di salute pubblica per prevenire la carie dentale, grazie alla sua capacità di rafforzare lo smalto dei denti. La fluorizzazione dell’acqua potabile è stata introdotta in molti paesi proprio con l’obiettivo di ridurre le malattie dentali su larga scala, soprattutto nelle popolazioni con minore accesso alle cure odontoiatriche.
Negli ultimi anni, tuttavia, il tema è tornato al centro del dibattito pubblico dopo la diffusione di studi che suggerivano possibili effetti negativi sullo sviluppo cognitivo dei bambini. Secondo il ricercatore principale John Robert Warren, molte di queste ricerche si basavano su contesti caratterizzati da esposizioni a livelli di fluoro molto superiori rispetto a quelli utilizzati nei sistemi idrici comunali degli Stati Uniti. Il nuovo lavoro distingue chiaramente tra esposizioni elevate e livelli controllati di fluorizzazione, sottolineando che i dati internazionali non possono essere automaticamente applicati alle politiche pubbliche nordamericane. Alcuni stati e comuni avevano deciso di rimuovere il fluoro dall’acqua potabile proprio sulla base di queste interpretazioni controverse.
L’analisi condotta dal team dell’Università del Minnesota rafforza invece un corpus crescente di evidenze scientifiche secondo cui la fluorizzazione, ai livelli raccomandati, non comporta rischi cognitivi misurabili. I risultati sono coerenti anche con studi precedenti che avevano utilizzato indicatori indiretti come il rendimento scolastico, ma che non avevano analizzato direttamente i punteggi di QI.
Implicazioni per le politiche sanitarie e la ricerca futura
Gli autori sottolineano che la ricerca non chiude il dibattito scientifico, ma fornisce dati solidi per orientare decisioni basate su evidenze. La coautrice Gina Rumore evidenzia che i risultati non supportano l’idea che la fluorizzazione comunitaria possa danneggiare l’intelligenza dei bambini o le capacità cognitive degli adulti. Questo elemento è particolarmente rilevante per i decisori pubblici, chiamati a bilanciare benefici sanitari e percezione del rischio nella popolazione. La prevenzione della carie resta uno degli obiettivi principali della salute pubblica, soprattutto nelle fasce sociali più vulnerabili. Allo stesso tempo, i ricercatori intendono proseguire con studi futuri per valutare in modo sempre più preciso benefici e possibili effetti collaterali dell’esposizione al fluoro lungo l’intero arco della vita.
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