Salute 14 Aprile 2026 09:33

Sarcomi, dall’imaging alla terapia: come la radiologia guida diagnosi, cura e follow-up

La radiodiagnostica ha un ruolo centrale nella gestione dei sarcomi: dalla diagnosi precoce alla pianificazione chirurgica, fino al follow-up e alla ricerca di recidive. Ne parla Francesca Maria Martina, dell’Area di Diagnostica per Immagini dell’Università Campus Bio-Medico di Roma

di Redazione
Sarcomi, dall’imaging alla terapia: come la radiologia guida diagnosi, cura e follow-up

Nel percorso del paziente con sarcoma, la radiologia rappresenta una guida costante. Francesca Maria Martina, dell’Area di Diagnostica per Immagini dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, lo spiega chiaramente: “L’imaging radiologico guida tutto il percorso clinico del paziente, dalla diagnosi al follow-up”. Le tecniche di secondo livello, come TC e RM, sono centrali in tutte le fasi della malattia. La risonanza magnetica è il gold standard per i sarcomi dei tessuti molli, soprattutto a livello di arti e tronco, grazie all’assenza di radiazioni ionizzanti e all’elevata capacità di riconoscere i tessuti patologici. La TC resta invece fondamentale in alcuni tipi di sarcoma come per es. nei sarcomi addominali e retroperitoneali, per la stadiazione e per la ricerca di metastasi a distanza.

Follow-up e diagnosi delle recidive: “conoscere per riconoscere”

Nel follow-up, l’imaging è decisivo per individuare precocemente recidive e metastasi. Martina richiama un concetto chiave: conoscere per riconoscere. “La conoscenza del comportamento biologico del tumore e delle sue caratteristiche radiologiche è essenziale per distinguere le recidive dalle alterazioni post-trattamento, spesso complesse da interpretare. Edema, cicatrici e esiti della radioterapia possono infatti rendere difficile la lettura delle immagini”, spiega. In questo contesto, le tecniche funzionali come DWI e studi di perfusione offrono un supporto importante.

Il valore del sarcoma board e del lavoro multidisciplinare

La gestione dei sarcomi richiede un approccio integrato. “La collaborazione tra specialisti all’interno del sarcoma board è la chiave di volta della guarigione”, afferma la specialista. Radiologi, chirurghi, oncologi, radioterapisti e anatomo-patologi lavorano insieme per definire strategie terapeutiche condivise. Il ruolo del radiologo esperto è determinante: “può letteralmente cambiare prognosi e qualità della cura”. La gestione in centri specializzati riduce il rischio di errori e migliora gli esiti clinici.

Innovazione tecnologica e nuove frontiere dell’imaging

Negli ultimi anni l’imaging dei sarcomi sta cambiando profondamente. “Da qualitativo sta diventando funzionale, quantitativo e personalizzato – spiega Martina – . La DWI consente di analizzare la cellularità tumorale, mentre la DCE-MRI studia la vascolarizzazione. Queste tecniche aiutano a distinguere lesioni benigne e maligne, a selezionare le aree più adatte alla biopsia e a valutare la risposta alle terapie. La Whole Body MRI rappresenta un’opzione utile in casi selezionati, come il liposarcoma mixoide, e soprattutto nei pazienti pediatrici per ridurre l’esposizione a radiazioni, anche se non applicabile a tutti i tipi di sarcoma”.

Radiomica e intelligenza artificiale: la nuova sfida

Tra le innovazioni più rilevanti c’è la radiomica, che consente di estrarre informazioni quantitative dalle immagini TC e RM. “Questi dati permettono di predire aggressività, prognosi e risposta alle terapie. Tuttavia, la rarità dei sarcomi e la variabilità degli istotipi rendono complessa la standardizzazione dei protocolli e lo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale affidabili”, evidenzia Martina.

L’imaging che guida le scelte terapeutiche

L’imaging avanzato non si limita alla diagnosi, ma influenza direttamente le decisioni cliniche. Prima della terapia consente una “biopsia intelligente”, guidando il prelievo nelle aree più vitali e aiutando la pianificazione chirurgica. Durante il trattamento permette di valutare precocemente la risposta e modificare la strategia terapeutica. Martina sottolinea che “non sempre la risposta si misura in termini dimensionali: alcune lesioni possono aumentare di volume ma mostrare necrosi, come nei GIST, segno di risposta e non di progressione. Dopo la terapia, infine, consente di individuare precocemente eventuali recidive”.

Pazienti e famiglie: il ruolo dei centri di riferimento

L’imaging ha un impatto diretto anche su pazienti e famiglie. Una diagnosi corretta orienta il percorso terapeutico e migliora la qualità di vita. Fondamentale è evitare le cosiddette “whoops lesion”, ovvero interventi eseguiti senza imaging e biopsia preoperatoria. Per questo, sottolinea Martina, “imaging e biopsia devono sempre precedere la chirurgia. Il follow-up deve essere gestito in centri di riferimento, dove team multidisciplinari garantiscono percorsi personalizzati. Questo approccio ha anche un valore psicologico importante, perché aiuta i pazienti a sentirsi seguiti e accompagnati”. Associazioni come Sarknos, inoltre, hanno un ruolo fondamentale, perché rappresentano un punto di riferimento concreto per pazienti e familiari in un percorso spesso complesso e poco conosciuto. Offrono innanzitutto informazioni chiare e affidabili, aiutando a comprendere la malattia e a orientarsi tra diagnosi, centri specializzati e opzioni terapeutiche e garantiscono anche supporto umano e psicologico, mettendo in contatto persone che stanno vivendo la stessa esperienza. Sentirsi meno soli fa davvero la differenza.

Una medicina sempre più personalizzata

In prospettiva, l’imaging avanzato permette una gestione sempre più su misura del paziente, dalla scelta della terapia alla sua modulazione nel tempo. Una trasformazione che conferma la radiologia come pilastro centrale nella cura dei sarcomi, non solo per vedere la malattia, ma per guidarne le decisioni terapeutiche.

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