Milioni di donne nel mondo convivono con l’infezione da Trypanosoma cruzi tra stigma, diagnosi tardive e cure insufficienti
La Organizzazione mondiale della sanità riporta al centro del dibattito una patologia infettiva ancora largamente trascurata: la malattia di Chagas. In occasione della Giornata mondiale del 14 aprile, l’agenzia evidenzia come circa 8 milioni di persone nel mondo siano infette dal parassita Trypanosoma cruzi. Tra queste, circa 2 milioni sono donne tra i 15 e i 44 anni, una fascia particolarmente esposta sia dal punto di vista sanitario sia sociale. Il focus si basa su dati epidemiologici globali che mostrano non solo la diffusione della malattia, ma anche profonde disuguaglianze nell’accesso a informazione, screening e trattamento.
Donne tra stigma e invisibilità sanitaria
Per anni le donne sono state erroneamente considerate la principale fonte di trasmissione congenita, accusate di passare l’infezione ai figli. L’Oms chiarisce che nella maggior parte dei casi l’infezione avviene attraverso vettori ambientali, come le cimici triatomine, o tramite alimenti contaminati. Questa narrazione distorta ha avuto conseguenze concrete, con minore accesso ai servizi sanitari, scarsa informazione e ritardi nelle diagnosi, trasformando le donne in vittime sia della malattia sia dello stigma.
Un’infezione globale ancora sottovalutata
Sebbene storicamente associata all’America Latina, la malattia di Chagas è oggi una minaccia globale in espansione. Si stimano oltre 100 milioni di persone a rischio e più di 10mila decessi l’anno. Negli ultimi anni la trasmissione congenita è diventata la principale via di diffusione, con oltre 10mila nuovi casi annuali. La trasmissione durante la gravidanza o il parto si verifica in circa il 3-5% dei casi, segno di una prevenzione ancora insufficiente, soprattutto tra le donne in età fertile.
I rischi clinici tra cuore e gravidanza
L’impatto sanitario è significativo: fino a un terzo delle persone infette sviluppa complicanze gravi, in particolare cardiache. Nelle donne questo si traduce in gravidanze ad alto rischio, con possibili conseguenze per madre e bambino. Le manifestazioni possono includere cardiomiopatie, disturbi digestivi e alterazioni neurologiche, condizioni che incidono profondamente sulla qualità della vita.
Prevenzione e cura: efficaci ma poco accessibili
Nonostante la gravità del quadro, esistono strumenti efficaci. Il trattamento delle donne prima della gravidanza è quasi completamente efficace nel prevenire la trasmissione al neonato. Allo stesso modo, quando l’infezione nei bambini viene diagnosticata e trattata entro il primo anno di vita, il tasso di guarigione supera il 90%. Tuttavia, l’accesso a screening e cure resta limitato, soprattutto nei contesti più vulnerabili, lasciando ampi margini di intervento ancora inesplorati.
L’appello dell’Oms: cambiare approccio
L’Oms invita a rafforzare lo screening delle donne a rischio prima della gravidanza, a garantire trattamenti tempestivi e a estendere i controlli ai neonati e ai familiari. Centrale è anche il riconoscimento del ruolo delle donne nella prevenzione quotidiana e nella gestione della salute familiare, un aspetto finora sottovalutato nelle politiche sanitarie.
Una sfida sanitaria e sociale
La malattia di Chagas rappresenta non solo una sfida clinica, ma anche una questione di equità. Riportare le donne al centro significa superare stigma e disuguaglianze e rendere più efficaci le strategie di prevenzione, interrompendo la trasmissione e migliorando la salute delle generazioni future.