One Health 10 Aprile 2026 16:23

Il caldo notturno ruba il sonno a miliardi di persone

Uno studio internazionale avverte: l’aumento delle temperature notturne riduce durata e qualità del sonno e rappresenta una nuova emergenza globale di salute pubblica.

di Arnaldo Iodice
Il caldo notturno ruba il sonno a miliardi di persone

Un vero e proprio campanello d’allarme arriva dalla comunità scientifica internazionale del sonno: il riscaldamento climatico non sta soltanto aumentando le temperature diurne, ma sta modificando profondamente le notti, con conseguenze già tangibili per miliardi di persone. Un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Sleep, firmato da eminenti esperti tra cui i presidenti della World Sleep Society e dell’International Pediatric Sleep Association, evidenzia come le temperature notturne stiano crescendo più rapidamente rispetto a quelle diurne proprio nelle aree più densamente popolate del pianeta.

Secondo Kelton Minor, professore associato all’Università di Copenaghen e autore principale dello studio, esistono ormai prove globali convergenti: anche aumenti moderati del caldo notturno riducono in modo significativo la durata e la qualità del sonno.

Le stime indicano che, ogni 100.000 persone esposte a una notte calda intorno ai 27 °C, circa 9.300 individui in più dormono meno di sei ore rispetto a una notte normale. Lo studio analizza oltre un decennio di ricerche, integrando esperimenti di laboratorio e analisi su larga scala condotte in diversi Paesi.

I risultati mostrano che il caldo ritarda l’addormentamento e accorcia il tempo totale di riposo. Tuttavia emerge anche un limite importante della letteratura scientifica: le popolazioni più esposte al caldo e alla povertà risultano fortemente sottorappresentate, rendendo difficile stimare pienamente l’impatto reale del fenomeno.

Disuguaglianze climatiche e popolazioni invisibili

Le evidenze raccolte mostrano inoltre che l’impatto del caldo sul sonno è particolarmente grave nei contesti sociali più vulnerabili. Un’indagine condotta tra persone senza fissa dimora a Delhi ha rilevato che il 49% dormiva meno di quattro ore a notte e il 95% attribuiva direttamente al caldo l’impossibilità di riposare.

Africa e Sud-Est asiatico, regioni che ospitano una quota crescente della popolazione mondiale e registrano aumenti termici superiori alla media globale, restano tra le meno studiate. Paradossalmente, proprio dove il rischio climatico è maggiore mancano dati sufficienti per comprendere pienamente gli effetti sanitari.

Questa lacuna scientifica solleva interrogativi cruciali sulla giustizia climatica e sull’accesso equo alle conoscenze necessarie per proteggere la salute pubblica.

Una sfida globale per proteggere il sonno umano

Lo studio evidenzia inoltre come gli adattamenti apparentemente protettivi, come l’aria condizionata o l’acclimatamento progressivo al caldo, non siano sufficienti a salvaguardare il sonno. L’ambiente costruito dall’uomo (edifici, strade asfaltate e superfici urbane) tende infatti a trattenere il calore accumulato durante il giorno, prolungando gli effetti negativi anche quando le temperature esterne diminuiscono. Ciò significa che poche notti calde consecutive possono generare un accumulo di privazione del sonno destinato a durare giorni.

Le conseguenze non riguardano solo la stanchezza: il sonno insufficiente compromette le funzioni neurocognitive, aumenta il rischio di incidenti, riduce le prestazioni lavorative e accresce la vulnerabilità a malattie e infezioni. Secondo Minor, il sonno umano non appare ancora adattato al clima che stiamo già vivendo, e ancor meno a quello che caratterizzerà il futuro. Gli autori sottolineano che per decenni la ricerca sul sonno ha privilegiato fattori come l’illuminazione, trascurando la temperatura ambientale, oggi rivelatasi una variabile cruciale grazie anche ai dati raccolti tramite dispositivi indossabili. Poiché la risposta del sonno al calore sembra non lineare (ogni grado in più produce perdite di riposo sempre maggiori) i ricercatori chiedono la creazione di una task force globale su clima e sonno. L’obiettivo è coordinare monitoraggio, ricerca e strategie di adattamento, integrando la salute del sonno nelle politiche abitative, nella progettazione urbana, nella medicina preventiva e nei piani internazionali di risposta al cambiamento climatico. Proteggere le notti, concludono gli scienziati, diventa una priorità di salute pubblica globale.

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