Advocacy e Associazioni 10 Aprile 2026 15:05

Parkinson, tra prevenzione e nuove cure: la sfida della neurologia moderna

In occasione della Giornata mondiale del Parkinson, la Società Italiana di Neurologia rilancia l’importanza di un approccio integrato: agire sui fattori di rischio e investire in terapie innovative

di I.F.
Parkinson, tra prevenzione e nuove cure: la sfida della neurologia moderna

Non è solo una questione di invecchiamento. La Malattia di Parkinson, oggi seconda causa di disabilità motoria nell’adulto dopo l’ictus, è destinata ad aumentare nei prossimi anni, con un impatto crescente non solo sulla qualità della vita delle persone, ma anche sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. Eppure, qualcosa sta cambiando nel modo di interpretarla. Non più una condizione inevitabile o esclusivamente genetica, ma il risultato di un intreccio complesso tra predisposizione individuale, ambiente e stili di vita. Una visione che apre scenari nuovi, soprattutto sul fronte della prevenzione. “Il Parkinson nasce lungo l’arco della vita – sottolinea Mario Zappia, presidente della SIN -. E molti dei fattori coinvolti sono modificabili”.

Fattori di rischio e nuove consapevolezze

L’età resta il principale determinante, ma non è l’unico. Le evidenze scientifiche indicano un ruolo anche per alcune varianti genetiche e per l’esposizione a fattori ambientali, come pesticidi, solventi industriali e inquinamento atmosferico. A questi si aggiungono i traumi cranici e condizioni metaboliche diffuse, come diabete, ipertensione e sindrome metabolica, che sembrano aumentare sia il rischio di sviluppare la malattia sia la sua aggressività. Negli ultimi anni, inoltre, l’attenzione si è spostata su due ambiti emergenti: l’infiammazione cronica e il dialogo tra intestino e cervello. Un filone di ricerca che sta contribuendo a ridefinire i meccanismi alla base della neurodegenerazione.

Prevenzione: il ruolo degli stili di vita

Se la malattia si costruisce nel tempo, è proprio lì che si può intervenire. L’attività fisica regolare si conferma uno dei fattori protettivi più solidi, capace non solo di ridurre il rischio, ma anche di migliorare l’andamento clinico nei pazienti già diagnosticati. Accanto al movimento, anche l’alimentazione gioca un ruolo cruciale. Un regime ispirato alla dieta mediterranea è associato a un minor rischio di sviluppare Parkinson e a una progressione più lenta. Non meno importante è la qualità del sonno, sempre più riconosciuta come pilastro della salute cerebrale. “Agire sugli stili di vita significa anticipare la malattia – osserva Zappia -. È lo stesso approccio che ha rivoluzionato la prevenzione cardiovascolare e oncologica. Ora è il momento di applicarlo anche alle patologie neurologiche”.

Ricerca in fermento: verso terapie che cambiano il decorso

Parallelamente alla prevenzione, la ricerca sta vivendo una fase di grande dinamismo. A livello globale sono in corso circa 200 studi clinici, con un duplice obiettivo: migliorare i trattamenti sintomatici e sviluppare terapie in grado di modificare la progressione della malattia. Tra le strategie più promettenti ci sono gli anticorpi monoclonali diretti contro l’alfa-sinucleina, proteina chiave nei processi degenerativi, e i farmaci che agiscono su specifici bersagli molecolari, come LRRK2. Accanto a questi, avanzano anche le terapie cellulari, che hanno già mostrato risultati preliminari incoraggianti sul piano della sicurezza e della fattibilità.

Un cambio di paradigma possibile

Non esiste ancora una cura definitiva, ma il quadro sta evolvendo rapidamente. Le conoscenze sui meccanismi della malattia sono sempre più solide e le strategie per rallentarne il decorso iniziano a prendere forma. In questo scenario, la prevenzione rappresenta oggi lo strumento più concreto e immediatamente disponibile. Ridurre i nuovi casi, guadagnare anni di salute neurologica e migliorare la qualità della vita: è su questo terreno che si gioca la sfida dei prossimi anni.

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