One Health 7 Aprile 2026 10:20

Salute neurologica, il verde può proteggere il cervello: nuovi dati dal progetto Aligned

Crescono le evidenze sul legame tra ambiente e salute neurologica. Il progetto ALIGNED, coordinato dall’Università di Modena e Reggio Emilia, suggerisce un possibile effetto protettivo degli spazi verdi su sclerosi laterale amiotrofica e disturbi dello spettro autistico, pur con risultati da interpretare con cautela

di I.F.
Salute neurologica, il verde può proteggere il cervello: nuovi dati dal progetto Aligned

L’ambiente in cui viviamo può influenzare profondamente la salute del cervello. Inquinamento atmosferico, illuminazione notturna e disponibilità di spazi verdi sono oggi al centro della ricerca scientifica per comprendere il loro ruolo nello sviluppo di patologie neurodegenerative e disturbi del neurosviluppo. È in questo scenario che si inserisce il progetto “ALIGNED”, finanziato nell’ambito dei PRIN e coordinato dall’Università di Modena e Reggio Emilia, con il coinvolgimento del Politecnico di Milano e dell’Università di Catania. L’obiettivo è analizzare in modo sistematico come i fattori ambientali possano incidere sul rischio di malattia.

Dalla SLA all’autismo, i dati degli studi pilota

I ricercatori hanno preso in esame patologie diverse ma accomunate da una crescente incidenza a livello globale, come la Sclerosi Laterale Amiotrofica e i Disturbi dello Spettro Autistico. Due studi pilota hanno coinvolto diverse aree italiane: tra Modena, Reggio Emilia e Parma sono stati analizzati 499 pazienti con SLA e oltre 1.900 soggetti di controllo; a Catania, invece, lo studio ha riguardato 200 casi di autismo e 800 controlli. L’approccio è stato multidisciplinare e altamente innovativo, con l’utilizzo di database satellitari, sistemi di informazioni geografiche (GIS) e modelli statistici avanzati per valutare le esposizioni ambientali nelle aree di residenza e la loro associazione con il rischio di malattia.

Il ruolo del verde: benefici possibili ma non lineari

Tra i risultati più interessanti emerge il ruolo degli spazi verdi. L’esposizione al cosiddetto “greenness” sembra associarsi a un effetto protettivo, in particolare per i disturbi dello spettro autistico, con un impatto più evidente nei maschi. Per quanto riguarda la SLA, invece, il rapporto appare più complesso: l’associazione tra verde e rischio di malattia non è lineare, con livelli di rischio più elevati sia in presenza di scarsa esposizione sia, sorprendentemente, a livelli molto alti. Questo suggerisce che i benefici maggiori si registrino a livelli intermedi di esposizione. Le possibili spiegazioni chiamano in causa diversi fattori: minore esposizione agli inquinanti atmosferici, maggiore attività fisica e più frequenti interazioni sociali.

Non solo disponibilità, ma accessibilità degli spazi

Un aspetto cruciale emerso dal progetto riguarda la differenza tra disponibilità e reale accessibilità degli spazi verdi. Non basta che il verde sia presente: è necessario che sia facilmente fruibile e integrato nella vita quotidiana delle persone. Per questo, il passo successivo della ricerca sarà approfondire proprio le modalità di utilizzo degli spazi verdi, considerando anche le dimensioni sociali e psicologiche che ne influenzano la fruizione.

Verso una prevenzione ambientale

I risultati, sottolineano i ricercatori, devono essere interpretati con cautela e necessitano di ulteriori conferme. Tuttavia, rafforzano un messaggio sempre più centrale nella sanità pubblica: la prevenzione passa anche dall’ambiente. Investire nella qualità degli spazi urbani e nella riduzione delle esposizioni nocive potrebbe rappresentare una leva importante non solo per il benessere generale, ma anche per la salute neurologica delle future generazioni.

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