Salute 25 Marzo 2026 14:04

Una molecola del sangue predice l’evoluzione della malattia di Still

Un biomarcatore scoperto dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù permette di individuare fin dai primi mesi i bambini a rischio di forme più gravi e persistenti della rara patologia reumatologica

di Viviana Franzellitti
Una molecola del sangue predice l’evoluzione della malattia di Still

L’interleuchina-18 (IL-18) potrebbe diventare un alleato prezioso nella gestione della malattia di Still, una condizione rara che colpisce principalmente l’infanzia. Lo studio, condotto dall’Area di Immunologia, Reumatologia e Malattie Infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e guidato dal dott. Fabrizio De Benedetti, ha coinvolto 66 bambini con diagnosi recente. Misurando i livelli di IL-18 nel sangue all’esordio della malattia e nei mesi successivi, i ricercatori hanno scoperto che valori elevati indicano un maggior rischio di decorso persistente e complicanze severe, fornendo così uno strumento concreto per personalizzare il trattamento.

Malattia di Still: sintomi e rischi

La malattia di Still è caratterizzata da febbre alta, eruzioni cutanee, dolori articolari e infiammazione sistemica. La gravità della malattia varia da bambino a bambino: alcuni guariscono dopo un singolo episodio, mentre altri sviluppano forme croniche che richiedono terapie prolungate. Una complicanza temuta è la sindrome da attivazione macrofagica (MAS), una reazione infiammatoria eccessiva potenzialmente pericolosa per la vita. Identificare i pazienti a rischio fin dall’inizio è fondamentale per prevenire danni a lungo termine.

IL-18: il biomarcatore “spia” della malattia

L’IL-18, proteina del sistema immunitario, emerge come indicatore chiave della malattia di Still. Lo studio ha evidenziato che livelli elevati fin dall’esordio predicono un decorso più persistente e complicanze più severe. In particolare, la misurazione a tre mesi dall’inizio della terapia si è rivelata un segnale affidabile anche nei bambini che clinicamente apparivano in miglioramento. Questo suggerisce che l’infiammazione può proseguire in modo “silenzioso” senza sintomi evidenti, rendendo il monitoraggio biologico cruciale.

Terapie personalizzate e gestione precoce

Grazie a questa scoperta, i medici possono identificare i pazienti a maggior rischio e intervenire con trattamenti mirati fin dalla fase iniziale, sfruttando la cosiddetta “finestra di opportunità” della malattia. L’uso di farmaci biologici che bloccano l’interleuchina 1, già considerati terapia di prima linea, può così essere modulato sulla base dei livelli di IL-18, ottimizzando risultati e prevenendo complicanze.

Verso un approccio clinico più mirato

Integrare il biomarcatore IL-18 nella pratica clinica permette di stratificare i pazienti nel tempo, intensificando controlli e monitoraggio quando necessario. Secondo la dottoressa Giusi Prencipe, ultima firma dello studio, questa strategia apre la strada a percorsi di cura sempre più personalizzati, migliorando la gestione a lungo termine dei bambini con malattia di Still. L’importanza clinico-scientifica del lavoro è stata sottolineata anche nell’editoriale di Arthritis & Rheumatology a firma del dott. Scott Canna, esperto internazionale di reumatologia pediatrica.

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