Uno studio statunitense mostra che negli anziani, con e senza Parkinson, il cervello e i muscoli reagiscono in modo eccessivo anche a piccole perturbazioni, riducendo l’efficacia del recupero dell’equilibrio
Negli anziani, anche piccole perturbazioni dell’equilibrio richiedono uno sforzo cerebrale e muscolare maggiore rispetto ai giovani adulti, senza portare a un miglioramento delle performance. Lo rivela uno studio condotto dalla dottoressa Lena Ting della Emory University (Atlanta, USA), pubblicato su eNeuro, che analizza i meccanismi neurali e muscolari alla base del mantenimento della stabilità corporea. I ricercatori hanno osservato che, rispetto ai giovani, le persone anziane mostrano risposte cerebrali più intense e segnali muscolari amplificati anche quando la perdita di equilibrio è minima. Questa iperattivazione, seppur significativa, non migliora la performance: al contrario, si associa a una minore efficacia nel recupero dell’equilibrio.
Il paradigma sperimentale: “tirare via il tappeto”
La sperimentazione si basa su un paradigma controllato in cui viene indotta una perdita improvvisa di stabilità “tirando via un tappeto” sotto i piedi dei partecipanti. Nei giovani adulti, una risposta immediata e automatica del tronco encefalico e dei muscoli viene seguita da una seconda fase di attivazione cerebrale solo in caso di perturbazioni complesse. Negli anziani, invece, questa seconda fase si manifesta anche per perturbazioni di lieve entità. Lo studio evidenzia come i muscoli reagiscano in modo meno efficiente: durante la correzione della postura, i muscoli antagonisti si irrigidiscono simultaneamente, aumentando la rigidità complessiva del corpo e peggiorando le prestazioni nel ristabilire l’equilibrio. Questo schema riflette una strategia compensatoria meno efficace, in cui l’organismo tenta di contrastare l’instabilità aumentando l’attivazione, ma a scapito della flessibilità e della rapidità della risposta.
Applicazioni cliniche: prevenire le cadute
Secondo Ting, l’approccio utilizzato potrebbe diventare uno strumento utile per identificare precocemente gli anziani a rischio di cadute, attraverso l’analisi delle risposte muscolari e cerebrali a perturbazioni controllate. “Potremmo determinare un aumento dell’attività cerebrale semplicemente valutando la risposta muscolare a una perturbazione – sottolinea – e indirizzare le persone vulnerabili verso programmi mirati di allenamento dell’equilibrio e interventi riabilitativi, con l’obiettivo di prevenire cadute e migliorare la qualità della vita”. I risultati mostrano come l’invecchiamento e le patologie neurodegenerative modifichino profondamente i meccanismi di controllo motorio, rendendo il sistema meno efficiente e più dipendente dall’intervento del cervello, con evidenti conseguenze sulla stabilità e sulla sicurezza negli spostamenti quotidiani.
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