Uno studio italiano dimostra che assumere un placebo può migliorare prestazioni cognitive, fisiche e benessere psicologico negli anziani, anche quando si è consapevoli di assumere un trattamento inattivo
Assumere per tre settimane un finto integratore, in realtà un placebo, può portare benefici concreti sia sul piano fisico sia su quello cognitivo nelle persone anziane. È quanto emerge da uno studio condotto da psicologi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Milano, pubblicato sull’International Journal of Clinical and Health Psychology. Il lavoro, finanziato nell’ambito del progetto PNRR Age-IT, è stato guidato dalla dottoressa Diletta Barbiani e dai professori Alessandro Antonietti e Francesco Pagnini, ordinario di Psicologia Clinica. “Il nostro studio si inserisce in un filone consolidato di ricerche sul ruolo della mente nei processi di invecchiamento, che è estremamente importante”, spiega Pagnini. Per la prima volta, uno studio ha esaminato se un placebo, nel suo significato tradizionale – un trattamento inerte presentato come attivo – possa influenzare funzioni che tendono naturalmente a declinare con l’età.
Placebo ingannevole o consapevole?
I ricercatori hanno coinvolto 90 anziani sani, assegnati casualmente a tre gruppi:
Prima e dopo l’intervento di tre settimane, i partecipanti hanno completato questionari su stress percepito, benessere psicologico, sonnolenza, affaticamento, ottimismo, autoefficacia e stereotipi sull’invecchiamento, oltre a test oggettivi di memoria a breve termine, attenzione selettiva e prestazioni fisiche. I risultati hanno mostrato che il gruppo del placebo in aperto ha riportato una riduzione significativa dello stress percepito rispetto sia al gruppo ingannevole sia al gruppo di controllo, con miglioramenti importanti anche nella memoria a breve termine.
Benefici concreti su corpo e mente
Le analisi hanno evidenziato che entrambi i tipi di placebo hanno migliorato costantemente le performance cognitive e fisiche, con effetti più marcati nel gruppo consapevole. In dettaglio:
“Si tratta di effetti significativi, comparabili a quelli osservati con attività fisica o training cognitivo, soprattutto per la memoria”, osserva il professor Pagnini. Gli interventi placebo hanno inoltre ridotto la sonnolenza e, nel gruppo consapevole, lo stress, migliorando così molteplici ambiti funzionali negli anziani.
Il ruolo della mente nell’invecchiamento
Questi risultati confermano quanto il ruolo della mente – pensieri, emozioni e percezione di sé – sia centrale nei processi di invecchiamento. Non riguarda solo il benessere psicologico, intuitivamente evidente, ma anche la funzionalità fisica e cognitiva. Secondo gli autori, il placebo in aperto rappresenta un approccio promettente ed eticamente accettabile per promuovere un invecchiamento sano, sfruttando la capacità del cervello di modulare corpo e mente attraverso aspettative positive.
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