Una ricerca internazionale invita alla cautela: abolire il cambio d’ora potrebbe essere troppo presto. Gli effetti su salute, sonno e sicurezza restano contrastanti.
Il ritorno dell’ora legale riaccende un dibattito che da anni attraversa istituzioni, esperti e opinione pubblica. In Italia, il Parlamento sta valutando l’introduzione dell’ora legale permanente, proprio mentre si avvicina il prossimo cambio previsto per il 29 marzo. L’11 marzo, la Commissione Attività Produttive della Camera ha approvato l’avvio di un’indagine conoscitiva sugli effetti di questa eventuale riforma, analizzandone le ricadute sul territorio e sui diversi settori economici.
Le analisi europee indicano che abolire il cambio dell’ora potrebbe ridurre i consumi energetici grazie a un migliore uso della luce naturale. Un orario uniforme favorirebbe inoltre il mercato interno, semplificando le attività economiche e migliorando la coordinazione tra Paesi, con benefici anche per l’organizzazione e l’efficienza dei trasporti.
Tuttavia, uno studio internazionale mette in dubbio che i vantaggi per la salute siano così evidenti come spesso si sostiene.
Lo studio
Potrebbe essere prematuro abolire l’ora legale. A suggerirlo è una revisione internazionale condotta dai ricercatori dell’Università del Kent, che invita alla cautela in un dibattito sempre più acceso. L’analisi (realizzata dalla Medway School of Pharmacy insieme all’Università di Colonia) ridimensiona questa visione, evidenziando come il quadro sia molto più complesso. Lo studio ha esaminato 157 ricerche provenienti da 36 Paesi, seguendo criteri scientifici rigorosi e attingendo a database come PubMed, Scopus e Web of Science. I risultati, pubblicati sull’European Journal of Epidemiology, mostrano effetti contrastanti: il passaggio all’ora legale in primavera è associato a un aumento di infarti e incidenti mortali, ma anche a una riduzione dei reati violenti.
Al contrario, il ritorno all’ora solare in autunno sembra portare a una diminuzione della mortalità generale e degli infortuni sul lavoro, ma è accompagnato da un aumento dei reati con lesioni fisiche. Considerando periodi più lunghi, i ricercatori hanno rilevato che l’adozione dell’ora legale nei mesi estivi è associata a una minore mortalità complessiva e a meno incidenti stradali rispetto all’ora solare.
Sul fronte del sonno, invece, l’ora solare in inverno potrebbe ridurne la durata, anche se le prove restano limitate e non emergono collegamenti chiari con disturbi psichiatrici. Nonostante l’ampiezza dei dati analizzati, gli studiosi sottolineano che le evidenze disponibili non sono ancora sufficienti per trarre conclusioni definitive. Come ha spiegato la neuroscienziata Aiste Steponenaite, il dibattito pubblico tende a semplificare eccessivamente la questione, mentre i decisori politici hanno bisogno di valutazioni più equilibrate, basate su prove solide e complete.
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