Salute 24 Marzo 2026 12:20

Alzheimer, la stimolazione elettrica cerebrale potrebbe ostacolare la formazione delle placche di amiloide

Lo suggerisce uno studio pubblicato su Amyloid, che fornisce una possibile spiegazione molecolare agli effetti osservati con la stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS), offrendo spunti per terapie non farmacologiche nella malattia di Alzheimer

di Isabella Faggiano
Alzheimer, la stimolazione elettrica cerebrale potrebbe ostacolare la formazione delle placche di amiloide

La stimolazione elettrica cerebrale a bassa intensità potrebbe rappresentare una nuova strategia per interferire con la formazione delle placche di amiloide, uno dei meccanismi centrali della malattia di Alzheimer. È quanto emerge da uno studio condotto da Alberto Priori e Carlo Camilloni dell’Università degli Studi di Milano, pubblicato sulla rivista Amyloid, che fornisce una possibile spiegazione molecolare agli effetti osservati con la stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS).

Bloccare la crescita delle fibrille amiloidi

La ricerca, basata su simulazioni computazionali, mostra che il campo elettrico generato dalla tDCS modifica le proprietà superficiali delle fibrille di amiloide, ostacolandone l’allungamento. Questo processo è cruciale nella formazione delle placche caratteristiche della malattia. L’Alzheimer, la forma più diffusa di demenza, è in aumento con l’invecchiamento della popolazione: tra i fattori principali vi è l’accumulo di proteine amiloidi alterate nel cervello che, aggregandosi in modo anomalo, formano depositi tossici per i neuroni. Studi precedenti avevano già evidenziato che la tDCS può produrre miglioramenti, seppur temporanei, nei pazienti, senza però chiarirne i meccanismi. Il nuovo lavoro propone invece un’interpretazione fisica: simulando l’esposizione di una molecola di amiloide a un campo elettrico, i ricercatori hanno osservato come questo ne alteri la struttura e ne limiti la capacità di crescita.

Dal modello molecolare alla possibile applicazione clinica

“I risultati indicano che l’effetto della tDCS è in parte attribuibile alle modificazioni indotte dal campo elettrico sulla struttura fibrillare dell’amiloide – spiegano Priori e Camilloni – . Questo potrebbe contribuire a bloccare la formazione delle placche e influenzare il decorso della malattia”. Gli autori precisano che lo studio si basa su simulazioni e non dimostra un effetto clinico diretto, ma offre una spiegazione coerente per gli effetti biologici e clinici osservati in precedenti sperimentazioni. Secondo Camilloni, il valore principale del lavoro è quello di proporre un quadro integrato che colleghi fenomeni fisici e processi biologici: “Non dimostra un effetto clinico, ma indica una possibile direzione sperimentale per approfondire i meccanismi alla base dell’aggregazione dell’amiloide”. La ricerca, frutto di una collaborazione interdisciplinare tra fisici, medici e ingegneri, apre quindi nuove prospettive nello studio di terapie non farmacologiche per l’Alzheimer, suggerendo che la modulazione elettrica possa intervenire direttamente sui processi molecolari della malattia.


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