Un’analisi prospettica su oltre 800 coppie mostra che un’elevata assunzione di cibi ultraprocessati negli uomini riduce la probabilità di concepimento, mentre nelle donne è associata a un rallentamento dello sviluppo embrionale nelle primissime settimane di gravidanza
Negli ultimi decenni, l’attenzione della ricerca si è concentrata sempre di più sulla dieta come fattore modificabile chiave per la salute riproduttiva. Parallelamente, i modelli alimentari a livello globale si sono spostati in modo significativo verso i cibi ultra-processati (UPF), prodotti industriali altamente trasformati, generalmente ricchi di zuccheri aggiunti, grassi saturi e trans, sale e additivi, ma poveri di fibre e nutrienti essenziali (Monteiro et al., 2010, 2019). Questi alimenti arrivano a rappresentare fino al 50–60% dell’apporto energetico giornaliero in alcuni Paesi ad alto reddito (Scrinis e Monteiro, 2022). Non a caso, la rivista The Lancet ha recentemente pubblicato una serie di articoli che definiscono gli UPF una minaccia globale, sottolineandone il ruolo nelle malattie croniche non trasmissibili e chiedendo politiche internazionali per ridurne il consumo. In questo contesto si inserisce uno studio prospettico condotto nell’ambito del progetto Generation R nei Paesi Bassi, che ha coinvolto 831 donne e 651 partner maschili, con l’obiettivo di valutare l’impatto del consumo di cibi ultraprocessati nel periodo periconcezionale – cioè prima e nelle primissime fasi della gravidanza – su fertilità e sviluppo embrionale. È uno dei primi lavori a considerare contemporaneamente il ruolo di madre e padre, superando una visione tradizionalmente centrata solo sulla donna.
Negli uomini meno probabilità di concepire, nelle donne effetti precoci sullo sviluppo embrionale
I risultati mostrano un dato chiaro: negli uomini, un maggiore consumo di alimenti ultraprocessati è associato a una riduzione della probabilità di concepire in un determinato ciclo, e a un aumento del rischio di subfertilità (ovvero la probabilità che una coppia incontri difficoltà a concepire naturalmente),. In altre parole, più alta è la quota di UPF nella dieta maschile, più lungo può essere il tempo necessario per ottenere una gravidanza. Un risultato che resta significativo anche tenendo conto di fattori come età, stile di vita e dieta della partner. Diverso il quadro nelle donne. In questo caso, il consumo di cibi ultraprocessati non risulta associato in modo consistente alla fertilità, ma mostra un legame con lo sviluppo embrionale nelle primissime settimane.
In particolare, un’elevata assunzione materna di UPF è associata a:
Queste differenze tendono ad attenuarsi nelle settimane successive, ma indicano un possibile impatto precoce sulla qualità dello sviluppo embrionale.
Perché i cibi ultraprocessati possono influire sulla fertilità
Le spiegazioni sono diverse e plausibili. Gli alimenti ultraprocessati, poveri di nutrienti essenziali, possono compromettere la qualità della dieta complessiva e influenzare processi biologici cruciali. Negli uomini, una dieta squilibrata può incidere sulla qualità del liquido seminale, aumentando lo stress ossidativo e alterando la funzionalità degli spermatozoi. Inoltre, alcuni composti presenti negli imballaggi – come ftalati e bisfenoli – possono interferire con il sistema endocrino. Nelle donne, invece, un apporto nutrizionale inadeguato potrebbe ridurre la disponibilità di nutrienti fondamentali nelle primissime fasi della gravidanza, influenzando lo sviluppo del sacco vitellino e, di conseguenza, dell’embrione. Il dato forse più rilevante è che gli effetti osservati emergono anche a livelli di consumo relativamente moderati e lungo tutto lo spettro dell’assunzione di UPF. Questo suggerisce che anche piccoli miglioramenti nella dieta potrebbero avere un impatto significativo. Lo studio rafforza un messaggio sempre più centrale: la salute riproduttiva non riguarda solo la donna e non inizia con la gravidanza, ma prima, coinvolgendo entrambi i partner. Alla luce della crescente diffusione dei cibi ultraprocessati e delle evidenze emergenti, gli autori sottolineano la necessità di includere la qualità della dieta tra i pilastri della consulenza pre-concezionale. Non solo per favorire il concepimento, ma anche per sostenere le prime, delicatissime fasi dello sviluppo della vita.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato