Advocacy 2030 23 Marzo 2026 11:00

Osservare per cambiare: il ruolo del monitoraggio civico nella sanità pubblica

Dalla storia del Tribunale per i Diritti del Malato al monitoraggio civico, dalle disuguaglianze territoriali alla partecipazione dei pazienti. Nell’intervista a Valeria Fava di Cittadinanzattiva, la voce dei cittadini come leva per rafforzare il Servizio sanitario nazionale e affrontare le sfide future

di Isabella Faggiano
Osservare per cambiare: il ruolo del monitoraggio civico nella sanità pubblica

C’è una sanità che si misura con numeri, indicatori e bilanci, e ce n’è un’altra che si racconta attraverso l’esperienza quotidiana delle persone: le attese, i percorsi, le relazioni, la fiducia. È in questo spazio, spesso invisibile ai decisori che, da oltre quarant’anni, si muove Cittadinanzattiva. Con le sue 21 sedi regionali e le oltre 300 sezioni locali del Tribunale per i Diritti del Malato distribuite sul territorio nazionale, è una delle espressioni più riconoscibili dell’advocacy civica in Italia. Un’esperienza che, come racconta Valeria Fava, Responsabile del Coordinamento per le Politiche della Salute di Cittadinanzattiva, “ha contribuito a costruire un’idea di sanità partecipata, in cui i cittadini non sono spettatori passivi ma osservatori attivi e consapevoli”.

Il monitoraggio civico come strumento di qualità

Il monitoraggio civico rappresenta uno degli strumenti storici di Cittadinanzattiva e nel tempo si è strutturato fino a diventare una metodologia consolidata, soprattutto in ambito ospedaliero. Secondo Fava “il monitoraggio permette di osservare in modo sistematico aspetti cruciali come la sicurezza delle cure, i percorsi assistenziali e l’organizzazione dei servizi. Non si limita alla raccolta di dati, ma integra indicatori e osservazione diretta, consentendo di verificare sul campo ciò che viene dichiarato dalle strutture. È così possibile valutare in modo oggettivo elementi concreti, come le condizioni degli ambienti o l’affollamento delle sale d’attesa. Per rendere questo processo efficace è fondamentale la formazione dei monitori civici. Osservare – spiega Fava – non significa semplicemente guardare, ma sapere cosa misurare e come farlo. Da qui nasce un approccio che consente non solo di far emergere criticità, ma anche di valorizzare le buone pratiche e di intercettare aspetti legati all’esperienza del paziente e alle relazioni di cura, che spesso sfuggono ai livelli dirigenziali”. I risultati del monitoraggio vengono, poi, restituiti alle strutture sanitarie, favorendo una riflessione sulle scelte organizzative, e condivisi con Istituzioni e opinione pubblica, sia a livello nazionale, che locale. “L’apertura delle strutture a un’osservazione esterna è già di per sé un primo segnale di cambiamento”, commenta Fava. Attraverso l’audit civico, inoltre, si avviano percorsi di miglioramento co-progettati con le amministrazioni delle strutture sanitarie, seguiti da verifiche successive sull’effettiva attuazione degli interventi, come avvenuto, solo per citarne alcuni esempi, nei servizi per le dipendenze, nell’assistenza domiciliare, nei percorsi di umanizzazione delle cure.

Disuguaglianze territoriali e liste d’attesa

“Le segnalazioni dei cittadini restituiscono un quadro in cui l’accesso alle prestazioni resta una delle principali criticità. A questo si affianca il fenomeno della mobilità sanitaria, spesso legato alle liste d’attesa o alla percezione di una qualità insufficiente dei servizi disponibili sul territorio. Non sempre – sottolinea Fava – si tratta di reali carenze: talvolta entrano in gioco anche pregiudizi che spingono le persone a spostarsi, indipendentemente dalla complessità delle cure necessarie”. Il divario tra Nord e Sud esiste, ma non è così netto come spesso viene raccontato. “Accanto a regioni settentrionali mediamente più performanti, realtà come Puglia, Sicilia e Campania stanno mostrando segnali di crescita”, assicura la Responsabile del Coordinamento per le Politiche della Salute di Cittadinanzattiva. Il risultato è una sanità “a macchia di leopardo”, in cui alle differenze geografiche si sommano disuguaglianze economiche e sociali. “Povertà, solitudine e fragilità incidono sempre più sull’accesso alle cure, soprattutto per una popolazione che invecchia e che ha bisogno di assistenza domiciliare continua e multidisciplinare, ancora troppo spesso disomogenea. A complicare il quadro c’è anche la scarsa conoscenza dei diritti da parte dei cittadini, che può tradursi in difficoltà di accesso e in una minore aderenza alle terapie. Da qui l’urgenza di investire in educazione sanitaria e digitale”, dice ancora Fava.

Partecipazione civica e processi decisionali

“Negli ultimi anni – osserva Fava – le Istituzioni hanno iniziato a riconoscere l’importanza della partecipazione civica. Tuttavia, questo cambiamento resta spesso più formale che sostanziale. Il coinvolgimento delle associazioni si ferma frequentemente a una consultazione tardiva, quando le decisioni sono già state prese. Per rendere la partecipazione davvero efficace, è necessario che cittadini e associazioni siano coinvolti fin dall’inizio, nella co-progettazione delle politiche e delle norme. Un approccio che non solo renderebbe i processi più rapidi, ma anche più aderenti ai bisogni reali delle persone”. La partecipazione richiede però competenze. Dialogare con le amministrazioni significa conoscere linguaggi e strumenti che non sempre sono accessibili, anche a causa dei costi della formazione. Allo stesso tempo, anche le Istituzioni dovrebbero essere formate per evitare incomprensioni e riuscire a intercettare le esigenze delle singole esperienze. “Un esempio concreto riguarda l’introduzione delle nuove tecnologie sanitarie: prima ancora di valutarne la costo-efficacia, è fondamentale ascoltare chi le utilizzerà, per capire se migliorano davvero la qualità della vita”, spiega Fava.

Comunicazione e disinformazione sanitaria

La disinformazione rappresenta una delle sfide più complesse per il sistema sanitario. Contrastarla, secondo Fava, significa puntare su una comunicazione costante, coerente e di qualità da parte dei professionisti sanitari e delle istituzioni. Su temi cruciali, come ad esempio l’antimicrobico-resistenza, è essenziale che il messaggio sia univoco e accompagnato da spiegazioni chiare, capaci di coinvolgere i cittadini e aumentare la consapevolezza. Le associazioni svolgono un ruolo importante lavorando in sinergia con le società scientifiche e adattando la comunicazione ai diversi target, comprese le nuove fragilità, come i migranti con difficoltà linguistiche. “La scuola diventa un altro snodo fondamentale, perché educare i giovani significa investire sugli adulti di domani. In assenza di messaggi chiari e affidabili – aggiunge la Responsabile del Coordinamento per le Politiche della Salute di Cittadinanzattiva – il rischio è che la fiducia venga meno e che le persone si affidino a fonti non qualificate”.

Il futuro della tutela civica nella sanità italiana

Guardando al futuro, Fava sottolinea quanto sia decisivo far sentire i cittadini parte della vita pubblica, sanità compresa. Non solo destinatari di servizi, ma soggetti responsabili, chiamati a difendere e rafforzare un Servizio sanitario nazionale “che – sottolinea – resta uno dei migliori, ma che ha bisogno del contributo di tutti”. Tra le sfide che attendono il sistema c’è l’approccio One Health, che riconosce come salute, ambiente e determinanti sociali siano profondamente interconnessi. “Le politiche sanitarie dovranno sempre più integrarsi con quelle ambientali e con la giustizia sociale. Anche la transizione digitale va accompagnata senza minimizzare le paure, affinché l’innovazione diventi un supporto reale e non un ulteriore fattore di esclusione. In questo percorso, la partecipazione civica – conclude Fava – resta una leva fondamentale per costruire una sanità più equa, trasparente e vicina alle persone”.

Cittadinanzattiva

È un’organizzazione fondata nel 1978 che promuove l’attivismo civico per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni e il sostegno alle persone in condizioni di fragilità. La sua missione si richiama all’Articolo 118 della Costituzione, che riconosce l’autonoma iniziativa dei cittadini nello svolgimento di attività di interesse generale, nel rispetto del principio di sussidiarietà.

Lo spirito che ne guida l’azione è sintetizzato nel motto “perché non accada ad altri”: segnalare disservizi e soprusi, intervenire per rimuoverli e trasformare le criticità in occasioni di cambiamento, promuovendo politiche più eque ed efficaci. L’obiettivo è rafforzare il potere di intervento dei cittadini nelle politiche pubbliche, difenderli dalle ingiustizie, attivare le coscienze civiche e rendere concreti i diritti riconosciuti dalle leggi. L’associazione fornisce strumenti per un dialogo consapevole con le istituzioni, favorisce la costruzione di alleanze e contribuisce alla gestione e alla tutela dei beni comuni.

L’azione si articola in diverse aree tematiche, anche attraverso organismi dedicati. In ambito salute opera con il Tribunale per i Diritti del Malato e il Coordinamento nazionale Associazioni Malati Cronici. Per le politiche dei consumatori e i servizi di pubblica utilità agiscono i Procuratori dei cittadini, mentre la giustizia è seguita dal programma Giustizia per i diritti. Nell’ambito scolastico è attiva la Scuola di cittadinanza attiva; per la dimensione europea opera Active Citizenship Network; la valutazione della qualità dei servizi è affidata all’Agenzia di valutazione civica.

Cittadinanzattiva interviene inoltre sui temi della riforma istituzionale, della trasparenza amministrativa, della lotta alla corruzione e agli sprechi, della salute e dell’ambiente, della vivibilità urbana e della responsabilità sociale d’impresa, promuovendo una cittadinanza attiva, consapevole e responsabile.

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