Salute 19 Marzo 2026 12:01

Tumore della vescica: 29.100 nuovi casi, metà legati al fumo

Quinta neoplasia in Italia ma ancora poco conosciuta: il sangue nelle urine è il segnale più comune. Cruciali diagnosi precoce, prevenzione e percorsi di cura uniformi.

di Arnaldo Iodice
Tumore della vescica: 29.100 nuovi casi, metà legati al fumo

Nel 2025, nel nostro Paese, sono stati stimati 29.100 nuovi casi di tumore della vescica. Il 50% è riconducibile al fumo di sigaretta, mentre circa il 10% è causato dall’esposizione professionale a sostanze chimiche presenti in alcuni coloranti, diserbanti o idrocarburi.

La malattia (il quinto tumore più frequente in Italia) comporta un rilevante carico clinico, organizzativo, economico e sociale per il Servizio Sanitario Nazionale, per i pazienti e per la loro rete assistenziale. Nonostante l’elevata incidenza, il carcinoma della vescica rimane poco conosciuto e i sintomi sono spesso sottovalutati o confusi con disturbi benigni, in particolare la presenza di sangue nelle urine. Per questo è necessario sensibilizzare i cittadini e realizzare percorsi di cura uniformi sul territorio. È quanto emerso durante il Convegno Nazionale “Le sfide attuali nella presa in carico dei pazienti con tumore della vescica”, realizzato da ISHEO (Integrated Strategies for Health Enhing Outcomes) e di scena il 19 marzo a Roma con la partecipazione di medici, farmacisti ospedalieri, manager sanitari, associazioni di pazienti e altri professionisti del settore.

Incidenza, fattori di rischio e caratteristiche cliniche

In Italia vivono oltre 300mila cittadini con la diagnosi di tumore della vescica. Il 90% dei casi è rappresentato dal carcinoma uroteliale. “Le differenze di genere in questa patologia sono evidenti, con 23.100 nuove diagnosi negli uomini e 6.000 nelle donne, stimate nel 2025 in Italia – spiega Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia all’Università Politecnica delle Marche e Direttore della Clinica Oncologica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche -. Rispetto al passato, l’incidenza della neoplasia è in sensibile aumento nella popolazione femminile. Chi fuma presenta un rischio di sviluppare la malattia quasi cinque volte superiore rispetto a un non tabagista. Questa abitudine, un tempo quasi esclusivamente maschile, negli ultimi anni è sempre più diffusa tra le donne”.

“Va posta particolare attenzione a sintomi come la presenza di sangue nelle urine, la difficoltà a urinare e il dolore associato alla minzione – continua la Prof.ssa Berardi –. La sopravvivenza a 5 anni è elevata, pari a circa l’80%. Nel 75% dei pazienti, il tumore si presenta allo stadio iniziale ed è confinato alle parti superficiali della parete vescicale. In questi casi, è possibile intervenire chirurgicamente, con buone possibilità di guarigione. La gestione della malattia metastatica è più complessa e, per decenni, la chemioterapia ha rappresentato lo standard di cura. Oggi sono disponibili terapie innovative, in grado di migliorare la sopravvivenza”.

Il ruolo della multidisciplinarietà e il supporto ai pazienti

“L’Urologia riveste un ruolo centrale nella costruzione di percorsi integrati per il paziente con tumore della vescica, a partire dalla diagnosi tempestiva fino alla gestione delle fasi successive del trattamento – afferma Giuseppe Carrieri, Preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Foggia, Direttore del Dipartimento di Urologia Universitaria del Policlinico Foggia e Presidente della Società Italiana di Urologia (SIU) –. La collaborazione strutturata con radiologi, anatomo patologi e oncologi consente di garantire appropriatezza clinica e continuità assistenziale, elementi indispensabili per un percorso realmente efficace”.

“La presa in carico del paziente con tumore della vescica richiede un percorso organizzato e realmente multidisciplinare, che garantisca diagnosi tempestiva, appropriatezza e continuità di cura – spiega Fabio Calabrò, Direttore dell’Oncologia Medica 1 dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma –. In questo senso, l’adozione uniforme di un PDTA regionale rappresenta uno strumento essenziale: permette di armonizzare i processi, ridurre le differenze territoriali e favorire l’accesso equo alle innovazioni diagnostico-terapeutiche”.

“Il paziente con tumore della vescica affronta un percorso impegnativo, segnato dalla complessità della diagnosi e dalla necessità di controlli frequenti – sottolinea Daniela Girardo, Delegata Regionale Piemonte Associazione Pazienti PaLiNUro -. Le sfide quotidiane riguardano non solo gli aspetti clinici, ma anche il carico emotivo e organizzativo che la malattia comporta. Come Associazione, ci impegniamo a sensibilizzare la popolazione sul riconoscimento precoce dei segni e sintomi, per favorire diagnosi tempestive e consapevolezza su una patologia spesso sottovalutata oltre che supportare i pazienti e le loro famiglie”.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato