Sanità 18 Marzo 2026 09:49

Mortalità infantile, rallentano i progressi: 4,9 milioni di bambini muoiono prima dei 5 anni

Per la prima volta, un rapporto delle Nazioni Unite integra completamente le stime sulle cause di morte, evidenziando l’impatto diretto della malnutrizione acuta grave, le malattie infettive e le disuguaglianze tra regioni

di Isabella Faggiano
Mortalità infantile, rallentano i progressi: 4,9 milioni di bambini muoiono prima dei 5 anni

Nel 2024, milioni di famiglie nel mondo hanno vissuto il dramma di perdere un figlio prima che compisse cinque anni. Dei 4,9 milioni bambini che hanno perso la vita quasi la metà non ha spenti nemmeno la prima candelina: tra le vittime 2,3 milioni sono neonati. Ma la tragedia non si ferma all’infanzia: sempre nel 2024 sono morti altri 2,1 milioni di bambini, adolescenti e giovani, tra i 5 e i 24 anni. Secondo l’OMS, la maggior parte di questi decessi sarebbe prevenibile, grazie a interventi comprovati, a basso costo, e all’accesso a cure sanitarie di qualità. Eppure, dopo decenni di progressi straordinari nella riduzione della mortalità infantile, dal 2015 il ritmo dei miglioramenti ha subito un rallentamento superiore al 60%. Il rapporto Levels & Trends in Child Mortality offre quest’anno il quadro più dettagliato e chiaro finora disponibile su quanti bambini muoiono, dove muoiono e perché, integrando per la prima volta le cause di morte. Tra i dati più preoccupanti spiccano quelli legati alla malnutrizione acuta grave (SAM): oltre 100mila bambini tra 1 e 59 mesi sono morti nel 2024 per questa causa. Ma, come sottolinea l’OMS, “il bilancio è di gran lunga maggiore se si considerano gli effetti indiretti, poiché la malnutrizione indebolisce il sistema immunitario dei bimbi e aumenta il rischio di morire per comuni malattie infantili”.

Decessi neonatali: prematurità, parto e infezioni

I decessi neonatali rappresentano quasi la metà di tutte le morti sotto i cinque anni, riflettendo progressi più lenti nella prevenzione dei decessi perinatali. Le principali cause sono le complicanze legate alla nascita prematura (36%), quelle durante travaglio e parto (21%), oltre a infezioni neonatali, inclusa la sepsi, e anomalie congenite. Dopo il primo mese di vita, malaria, diarrea e polmonite restano le principali cause di morte tra i bambini da 1 a 59 mesi. La malaria, in particolare, rappresenta la principale causa in questa fascia d’età (17%), concentrata nei Paesi endemici dell’Africa subsahariana, come Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Niger e Nigeria, dove conflitti, shock climatici, zanzare invasive e resistenza ai farmaci continuano a compromettere l’accesso alla prevenzione e alle cure. “Nessun bambino dovrebbe morire per malattie che sappiamo prevenire. Tuttavia, osserviamo segnali preoccupanti di rallentamento nei progressi, proprio mentre assistiamo a ulteriori tagli ai bilanci globali”, afferma Catherine Russell, direttrice esecutiva dell’UNICEF, ricordando che con investimenti continui e volontà politica è possibile consolidare i risultati raggiunti e proteggerli per le generazioni future.

Quando si cresce i rischi cambiano

Oltre i cinque anni, bambini più grandi, adolescenti e giovani affrontano un diverso insieme di rischi: malattie infettive, patologie non trasmissibili, traumi e cause legate alla salute mentale. In questa fascia, le malattie infettive e gli infortuni restano le principali cause di morte nei più piccoli, mentre durante l’adolescenza i rischi cambiano: l’autolesionismo è la prima causa di decesso tra le ragazze 15-19enni, mentre gli incidenti stradali rappresentano la principale causa tra i ragazzi. “I bambini che vivono in contesti di crisi hanno quasi tre volte più probabilità di morire prima dei cinque anni – sottolinea Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS -. Dobbiamo proteggere i servizi essenziali di salute e nutrizione e raggiungere le famiglie più vulnerabili affinché ogni bambino possa non solo sopravvivere, ma prosperare”.

Disuguaglianze globali e regioni più colpite

La mortalità infantile resta fortemente concentrata in poche regioni: nel 2024 l’Africa subsahariana ha registrato il 58% di tutti i decessi under 5, con le principali malattie infettive responsabili del 54% delle morti in questa fascia d’età. In Europa e Nord America la quota scende al 9%, mentre in Australia e Nuova Zelanda al 6%. “Queste marcate disparità riflettono la disuguaglianza nell’accesso a interventi salvavita di comprovata efficacia”, evidenzia l’OMS. In Asia meridionale, dove si è registrato il 25% di tutti i decessi infantili under 5, la mortalità è stata determinata da complicanze nel primo mese di vita, tra cui parto pretermine, asfissia o trauma neonatale, anomalie congenite e infezioni neonatali. Condizioni in gran parte prevenibili, che evidenziano, come sottolinea il rapporto, l’urgente necessità di investire in assistenza prenatale di qualità, personale sanitario qualificato al parto, cure per neonati piccoli e malati e servizi essenziali per i neonati.

Mantenere e accelerare i progressi

Dal 1990 il mondo ha compiuto progressi straordinari: il tasso di mortalità under 5 è diminuito di circa il 60% e la mortalità neonatale del 45%, salvando milioni di vite grazie a vaccinazioni, assistenza neonatale, supporto nutrizionale e gestione integrata delle malattie infantili. “Questi risultati rappresentano un appello collettivo ad accelerare l’attuazione di soluzioni comprovate e scalabili”, afferma Monique Vledder della Banca Mondiale, ricordando come l’obiettivo di raggiungere 1,5 miliardi di persone rappresenti un impegno concreto per migliorare l’accesso a servizi sanitari primari di qualità. “Le ultime stime sono un duro promemoria del rallentamento dei progressi e del fatto che troppi Paesi non sono in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile – aggiunge Li Junhua, sottosegretario generale ONU -. Sappiamo come prevenire questi decessi: servono ora impegno politico, investimenti sostenuti e sistemi informativi più solidi”. Infine, Li Liu della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health ricorda che “molti decessi sotto i cinque anni sono evitabili con interventi efficaci e a basso costo. Investimenti nella sanità primaria, nella salute materna e neonatale, nelle vaccinazioni e nella nutrizione possono salvare milioni di vite. Ogni dollaro investito nella sopravvivenza infantile può generare fino a 20 dollari di benefici sociali ed economici”. Il rapporto chiude con un appello urgente a rinnovato impegno, investimenti mirati e azioni accelerate, per garantire che ogni bambino, ovunque nel mondo, possa sopravvivere e prosperare.

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