Salute 17 Marzo 2026 11:44

ADHD: il cervello entra in stati simili al sonno anche da sveglio

Uno studio su The Journal of Neuroscience mostra che brevi “pause” cerebrali riducono attenzione e prestazioni nelle persone con ADHD.

di Arnaldo Iodice
ADHD: il cervello entra in stati simili al sonno anche da sveglio

Una nuova ricerca pubblicata su The Journal of Neuroscience rivela che le persone con ADHD possono mostrare brevi episodi di attività cerebrale simile al sonno anche durante la veglia. Lo studio spiega che, mentre svolgono compiti che richiedono concentrazione, il cervello entra temporaneamente in uno stato “offline”, come se si spegnesse per pochi istanti.

Questi momenti sono associati a più errori, tempi di reazione più lenti e cali di attenzione. La scoperta offre una possibile spiegazione biologica concreta a una delle difficoltà più comuni riportate da chi vive con ADHD: la fatica nel mantenere un’attenzione costante, anche quando c’è impegno e volontà.

Lo studio: più episodi e più cali di attenzione

La ricerca, guidata da Elaine Pinggal della Monash University, ha analizzato 32 adulti con ADHD (temporaneamente senza terapia farmacologica) confrontandoli con 31 adulti neurotipici. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a test che richiedevano attenzione sostenuta, mentre veniva monitorata l’attività cerebrale.

I risultati mostrano chiaramente che le persone con ADHD sperimentano questi episodi “simili al sonno” con maggiore frequenza. Non si tratta quindi di semplice distrazione o scarso impegno, ma di un fenomeno neurobiologico misurabile.

Inoltre, più frequenti erano questi episodi, maggiori risultavano i cali di attenzione e le difficoltà nelle prestazioni, rafforzando l’idea che questo meccanismo giochi un ruolo centrale nei sintomi del disturbo.

Perché succede

Secondo i ricercatori, questi brevi stati simili al sonno non sono anomali in senso assoluto: possono verificarsi in chiunque durante attività lunghe e impegnative, come una sorta di “micropausa” del cervello. Il punto è che nelle persone con ADHD accadono molto più spesso. È come se il cervello, sotto sforzo, andasse in risparmio energetico più rapidamente e più frequentemente, interrompendo la continuità dell’attenzione.

Questo aiuta a capire perché anche compiti semplici possano risultare estremamente faticosi e perché la concentrazione possa crollare improvvisamente. In questa prospettiva, l’ADHD non è solo una questione di comportamento, ma riflette un diverso funzionamento dei meccanismi cerebrali legati all’attenzione e alla regolazione dell’energia mentale.

Nuove prospettive

Lo studio apre anche a possibili sviluppi terapeutici. Ricerche precedenti suggeriscono che stimolare alcune attività cerebrali durante il sonno, ad esempio attraverso stimoli uditivi mirati, può migliorare la qualità del riposo e ridurre questi episodi durante la veglia. I ricercatori ipotizzano che strategie di questo tipo possano essere adattate anche per le persone con ADHD, con l’obiettivo di stabilizzare l’attenzione durante il giorno. Se confermati, questi approcci potrebbero affiancare o integrare le terapie esistenti, offrendo nuove strade per migliorare concentrazione e prestazioni.

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