Per Advocacy 2030 le riflessioni di Fausto Galanti, Chapter Head Market Access, Tenders, Public & Regulatory Affairs di Bayer, sul ruolo del dialogo nel rendere il sistema salute più equo, partecipato e vicino alle persone
In un contesto sanitario sempre più chiamato a coniugare innovazione, sostenibilità e accesso equo alle cure, il tema dell’advocacy assume un ruolo strategico. Non si tratta più soltanto di accompagnare l’introduzione di nuove terapie, ma di costruire un confronto continuo e trasparente tra tutti gli attori del sistema, valorizzando il punto di vista dei pazienti e il loro reale vissuto nei percorsi di cura.
In questa intervista, Fausto Galanti, Chapter Head Market Access, Tenders, Public & Regulatory Affairs di Bayer Italia, approfondisce il significato che l’advocacy riveste oggi per l’industria farmaceutica e il modo in cui si integra con le politiche di accesso, le relazioni con le associazioni di pazienti e la più ampia visione di salute pubblica. Ne emerge una prospettiva in cui il paziente non è solo destinatario dell’innovazione, ma interlocutore attivo nella definizione del valore, nella progettazione dei servizi e nella costruzione di un ecosistema sanitario più equo, partecipato e orientato agli esiti.

Come definisce Bayer il concetto di “advocacy” e come si integra nella strategia complessiva di sostenibilità e accesso?
Per Bayer l’advocacy rappresenta una leva strategica che permette di valorizzare la centralità del paziente e contribuire al rafforzamento della salute pubblica. Significa costruire un dialogo aperto e trasparente con istituzioni, associazioni, professionisti sanitari e società civile, con l’obiettivo congiunto di facilitare un accesso equo, tempestivo e sostenibile alle innovazioni.
In questo senso, l’advocacy non è un’attività accessoria, ma parte integrante della mission aziendale “Health for all, Hunger for none”, coerente con il ruolo dell’industria come partner responsabile del sistema.
In che modo si è evoluto negli ultimi anni il rapporto tra market access e patient access nelle attività di Bayer?
Il rapporto tra market access e patient access è evoluto oltre una logica che guardava principalmente al rimborso. Oggi la priorità è integrare in modo strutturato le preferenze, gli outcome di salute e le esperienze dei pazienti nei processi di accesso.
Questo approccio consente di definire il valore non solo in termini clinici, ma in termini di impatto reale sulla vita delle persone. Bayer lavora per rendere l’accesso alle terapie più equo, affrontando barriere organizzative, differenze regionali e ostacoli lungo i percorsi di cura.
Qual è la struttura organizzativa dedicata all’advocacy e come interagisce con le altre funzioni aziendali?
L’advocacy è parte integrante della funzione MIART (Market Access, Regulatory, Policy & Advocacy and Tender) e opera con un modello pienamente trasversale, sfruttando le competenze interne alla funzione. come il Value Access e i Public Affair, al fine di integrare le evidenze patient-reported nei dossier di valore o supportare e co progettare iniziative a impatto sociale nonché con le funzioni di medical affair, nel recepire gli insight clinico-scientifici.
Questa struttura permette di portare la voce del paziente in ogni fase del ciclo di vita del prodotto e di garantire coerenza con le priorità del sistema sanitario.
La sua azienda come costruisce relazioni trasparenti e di valore con le associazioni di pazienti e le organizzazioni civiche?
Le relazioni con le associazioni si fondano su un principio di trasparenza totale: obiettivi chiari, ruoli definiti e piena conformità ai codici EFPIA e Farmindustria.
Bayer privilegia modelli di co-progettazione, evitando iniziative calate dall’alto, e lavora in modo strutturato affinché ogni progetto generi valore sociale misurabile.
L’ascolto attivo, prima ancora dell’azione, è parte integrante di questo approccio.
In questa prospettiva, quali principi etici guidano le collaborazioni con il mondo del paziente e come garantite l’indipendenza delle parti?
Tre principi guidano le collaborazioni di Bayer: indipendenza, equità e trasparenza.
Le associazioni mantengono piena autonomia gestionale e comunicativa; ogni supporto è pubblico, documentato e separato da interessi legati ai prodotti; ogni iniziativa deve generare un beneficio misurabile per la comunità.
Processi interni rigorosi garantiscono aderenza alle normative e tutelano l’integrità di tutte le parti coinvolte.
Potrebbe condividere un esempio concreto di iniziativa di advocacy condotta da Bayer e il suo impatto misurabile?
Le iniziative sono diverse: dallo sviluppo dell’app TeraPiù, un’app per smartphone sviluppata per aiutare i pazienti cronici a seguire correttamente la terapia che ha superato i 250.000 download, al progetto digitale #SalvareLaVistaSiPuò, lanciato in collaborazione con l’associazione di pazienti Comitato Macula e che mira a sensibilizzare la popolazione sull’importanza della salute degli occhi; il progetto, in breve tempo, è diventato una vivace community su Facebook con oltre 70.000 membri, principalmente pazienti e caregiver.
Ma ciò che per noi è ancora più importante è essere costantemente al fianco delle principali associazioni di pazienti, sostenendo senza alcun condizionamento iniziative di carattere informativo e associativo. Un impegno volto ad aumentare la consapevolezza dei cittadini sull’importanza della prevenzione, sui principali bisogni terapeutici della popolazione e a favorire un dialogo serio, trasparente e costruttivo tra tutti gli stakeholder del sistema sanitario. Perché, per noi di Bayer, essere accanto al paziente significa esserlo sempre, e il nostro radicamento in alcune tra le principali aree terapeutiche da più di un secolo ne è testimonianza.
In che modo il feedback dei pazienti influisce sulle strategie di sviluppo, comunicazione o ricerca clinica?
Gli insight raccolti tramite advisory board, patient journey mapping, strumenti digitali ed esperienze dirette influenzano le nostre decisioni scientifiche e strategiche.
Questi contributi orientano la definizione degli endpoint negli studi clinici, la progettazione dei servizi di supporto, la costruzione di materiali informativi più chiari e inclusivi e le strategie di prevenzione e comunicazione.
In Bayer, il coinvolgimento del paziente è un driver di innovazione e non un esercizio formale.
Quali sono le principali sfide che incontrate nel promuovere una cultura aziendale realmente patient-centric?
Le principali sfide riguardano la necessità di rendere misurabile la patient-centricity, integrando KPI condivisi; armonizzare linee guida globali alle esigenze italiane; mantenere sempre elevato il livello di compliance; e diffondere un mindset centrato sulla persona in tutte le funzioni.
Queste sfide rappresentano anche un’opportunità per migliorare processi, competenze e la capacità dell’industria di contribuire in modo responsabile alla salute pubblica.
Come valutate il ruolo dell’industria nel sostenere l’empowerment dei pazienti e la diffusione dell’alfabetizzazione sanitaria?
Come ribadito, Bayer considera l’industria un attore abilitante per l’empowerment dei pazienti.
Attraverso programmi educativi, campagne di prevenzione, collaborazioni con associazioni e strumenti digitali, contribuiamo a migliorare la capacità delle persone di comprendere la propria condizione e partecipare alle decisioni terapeutiche.
L’obiettivo non è sostituire il ruolo delle istituzioni, ma supportare un ecosistema che mette il paziente al centro.
Guardando al 2030, quale sarà il contributo delle aziende alla costruzione di un modello di advocacy condivisa con istituzioni e società civile?
Entro il 2030, Bayer intende contribuire a un modello di advocacy maturo e collaborativo, integrando sistematicamente la voce dei pazienti nelle politiche di salute, promuovendo partnership multi-stakeholder, sostenendo modelli di accesso basati sugli esiti real-world e favorendo la digitalizzazione dei percorsi.
Il nostro impegno è collaborare con istituzioni, società civile e professionisti per costruire un sistema sanitario più equo, resiliente e orientato agli esiti, dove l’innovazione terapeutica sia non solo disponibile, ma realmente accessibile.