Salute 16 Marzo 2026 14:33

Sei settimane di monitoraggio dopo il parto rivelano il 40% in più di complicanze gravi

Uno studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal evidenzia che estendere la sorveglianza dal concepimento a sei settimane dopo il parto consente di identificare molti più casi di complicanze materne gravi.

di Arnaldo Iodice
Sei settimane di monitoraggio dopo il parto rivelano il 40% in più di complicanze gravi

Estendere il monitoraggio delle complicanze materne dalla gravidanza fino a sei settimane dopo il parto permette di individuare oltre il 40% di casi in più rispetto al sistema tradizionale concentrato sul travaglio e sul parto. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal. La morbilità materna grave comprende condizioni che possono causare morte, disabilità o ricoveri prolungati. I risultati indicano che limitare la sorveglianza al momento del parto rischia di sottostimare significativamente il fenomeno e ritardare interventi di prevenzione.

L’analisi su oltre un milione di parti in Canada

Lo studio è stato condotto da ricercatori della McMaster University, dell’Hamilton Health Sciences e del St. Joseph’s Healthcare Hamilton. Gli autori hanno analizzato tutti i parti avvenuti in Ontario a partire dalla ventesima settimana di gestazione tra il 1° aprile 2012 e il 31 marzo 2021.

Utilizzando dati amministrativi e clinici collegati provenienti dall’ICES, un istituto indipendente di ricerca e analisi, il team ha esteso il periodo di sorveglianza dall’inizio della gravidanza fino a sei settimane dopo il parto. Questo approccio ha consentito di osservare l’intero percorso della gravidanza e del post-parto, individuando eventi che normalmente non verrebbero registrati dai sistemi di monitoraggio tradizionali.

Su quasi 1,1 milioni di parti analizzati, il tasso di morbilità materna grave è risultato pari a 27,24 casi ogni 1.000 parti, un dato che equivale a circa 10.000 persone ogni anno in Canada colpite da complicanze materne gravi.

Quando si verificano le complicanze

L’analisi ha evidenziato che le complicanze non si concentrano esclusivamente nel momento del parto. Il 16% degli eventi si verifica durante la gravidanza, il 55% nel travaglio e nel parto e il 29% nelle sei settimane successive alla nascita.

Tra le condizioni più comuni figurano l’emorragia grave, la preeclampsia grave e la sepsi. Alcune patologie risultano più frequenti in specifiche fasi: l’appendicite acuta è stata la complicanza più comune nel periodo prenatale, mentre la sepsi è risultata più diffusa nel periodo post-parto.

Lo studio ha inoltre mostrato che circa il 19% delle donne che hanno avuto una complicanza grave si è rivolto al pronto soccorso, soprattutto prima o dopo il parto.

Fattori di rischio e popolazioni più esposte

I ricercatori hanno osservato che i fattori di rischio per la morbilità materna grave cambiano a seconda del momento in cui si verifica la complicanza. I tassi più elevati durante il travaglio, il parto e il periodo post-parto sono stati registrati tra le madri più giovani e quelle più anziane. Le complicanze che si manifestano prima del travaglio, invece, sono risultate particolarmente frequenti tra le donne tra i 15 e i 24 anni. Lo studio ha inoltre individuato una serie di fattori associati a un rischio più elevato lungo tutto il percorso della gravidanza. Tra questi figurano la prima gravidanza, alcune condizioni mediche preesistenti, le gravidanze multiple, lo status di immigrata, il basso reddito e la residenza in aree rurali o remote. Anche l’uso di sostanze durante la gravidanza e gli episodi di violenza risultano collegati a un rischio maggiore.

Tra tutte le condizioni mediche analizzate, il diabete di tipo 1 è stato quello con la più forte associazione con la morbilità materna grave durante la gravidanza.

Migliorare la sicurezza materna richiede un approccio sistemico

“Le gravi complicanze materne non sono un problema limitato alla sala parto: si verificano durante tutta la gravidanza e dopo il parto, e molte si manifestano inizialmente nei pronto soccorso piuttosto che nei reparti di ostetricia”, afferma la Dott.ssa Giulia Muraca, autrice senior, epidemiologa perinatale e professoressa associata presso i Dipartimenti di Ostetricia e Ginecologia e di Metodologia della Ricerca Sanitaria della McMaster University di Hamilton, Ontario.

“I nostri risultati, uniti alla consapevolezza che la maggior parte dei decessi materni non si verifica durante il parto, evidenziano che concentrarsi solo sul periodo intraparto non sarà sufficiente per riconoscere, prevenire o affrontare adeguatamente la SMM (e i decessi materni)”, scrivono gli autori.

Secondo i ricercatori, migliorare la sicurezza materna richiede un approccio sistemico che coinvolga pronto soccorso, assistenza primaria, servizi di maternità e follow-up nel periodo successivo alla nascita. Il monitoraggio domiciliare nel post-parto, ad esempio attraverso il controllo della frequenza cardiaca o della pressione sanguigna nelle persone a maggior rischio, potrebbe aiutare a individuare precocemente complicanze come la sepsi.

“Questi risultati sottolineano l’importanza di un’assistenza post-parto accessibile e tempestiva, in particolare per le persone a maggior rischio di SMM. L’accesso subottimale all’assistenza primaria e la riduzione dell’accesso all’assistenza ostetrica ambulatoriale durante il periodo post-parto in Ontario lasciano molte donne senza un’assistenza adeguata dopo il parto”.

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