Salute 16 Marzo 2026 11:28

Social media e depressione: rischio più alto negli adolescenti sotto i 16 anni

Secondo uno studio pubblicato su Scientific Reports, l’uso problematico dei social può amplificare i sintomi depressivi nei primi anni dell’adolescenza, soprattutto tra chi mostra già fragilità emotiva.

di Arnaldo Iodice
Social media e depressione: rischio più alto negli adolescenti sotto i 16 anni

Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Università Miguel Hernández di Elche (UMH), in Spagna, suggerisce che l’uso problematico dei social media può contribuire ad aumentare i sintomi depressivi negli adolescenti più giovani. La ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, mette in evidenza come il rischio non dipenda semplicemente dal tempo trascorso online, ma soprattutto dal tipo di relazione che i ragazzi sviluppano con le piattaforme digitali.

Lo studio è stato condotto da María Blanquer-Cortés, Estefanía Estévez, J. Francisco Estévez-García e Daniel Lloret-Irles e si basa su dati longitudinali raccolti da 2.121 studenti delle scuole secondarie della Comunità Valenciana. I partecipanti hanno compilato lo stesso questionario in due momenti diversi, a distanza di un anno, in modo da consentire ai ricercatori di osservare l’evoluzione dei sintomi depressivi nel tempo e il loro legame con diverse modalità di utilizzo dei social media.

“I nostri risultati indicano che il vero rischio non è semplicemente il tempo che gli adolescenti trascorrono sui social media – spiega il responsabile dello studio, Daniel Lloret-Irles –. Il fattore chiave è quello che definiamo uso problematico dei social media, quando i giovani perdono il controllo del proprio comportamento online e sentono un forte bisogno di rimanere connessi”.

La prima adolescenza è la fase più vulnerabile

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio riguarda il ruolo dell’età. I ricercatori hanno osservato che la relazione tra uso dei social media e sintomi depressivi cambia nel corso dello sviluppo adolescenziale.

Tra i tredicenni, livelli più elevati di utilizzo dei social media risultano associati a una maggiore presenza di sintomi depressivi. Con il passare degli anni, tuttavia, questa relazione tende progressivamente ad attenuarsi. Intorno ai 16 anni l’associazione tra frequenza d’uso e depressione scompare quasi completamente.

Questo andamento suggerisce che la prima adolescenza rappresenti una fase particolarmente delicata. In questa età, infatti, le capacità di autoregolazione emotiva e di controllo degli impulsi sono ancora in fase di maturazione. Di conseguenza, un coinvolgimento eccessivo nelle dinamiche dei social media può avere un impatto più forte sul benessere psicologico.

Differenze tra ragazze e ragazzi e il peso della visibilità online

La ricerca ha evidenziato anche alcune differenze di genere legate alla visibilità sui social media. In particolare, tra le ragazze un numero più elevato di follower è risultato associato a un aumento dei sintomi depressivi nel tempo.

Tra i ragazzi, invece, la relazione è apparsa neutra o addirittura leggermente protettiva. Questo risultato suggerisce che l’esperienza dei social media possa essere vissuta in modo diverso a seconda del genere e delle dinamiche di riconoscimento sociale presenti sulle piattaforme.

Secondo la prima autrice dello studio, María Blanquer-Cortés, questa differenza potrebbe essere collegata ai meccanismi di validazione sociale e alla pressione estetica che colpisce soprattutto le ragazze nei contesti digitali. Tuttavia, gli stessi ricercatori sottolineano che sono necessari ulteriori studi per comprendere meglio in che modo la visibilità online influenzi la salute mentale degli adolescenti.

Educazione digitale e responsabilità delle piattaforme

Un altro risultato importante riguarda il ruolo della vulnerabilità emotiva preesistente. Gli adolescenti che mostrano già fragilità psicologiche o sintomi depressivi sono quelli più esposti agli effetti negativi di un uso problematico dei social media.

“Gli adolescenti che già si sentono emotivamente peggiori sono quelli più colpiti”, spiega Blanquer-Cortés.

Alla luce di questi dati, i ricercatori sottolineano l’importanza dell’alfabetizzazione digitale e dell’educazione all’uso consapevole delle tecnologie. Insegnare ai ragazzi come gestire l’esposizione online, la privacy e la propria identità digitale potrebbe contribuire a ridurre i rischi legati alle piattaforme social.

“Dare uno smartphone agli adolescenti senza insegnare loro a usarlo responsabilmente è rischioso – afferma Blanquer-Cortés –. Insegniamo ai nostri figli a guidare prima di comprare loro un’auto. Con la tecnologia digitale, dovremmo seguire una logica simile”.

Allo stesso tempo, gli autori sottolineano che la responsabilità non può ricadere solo su famiglie e giovani utenti. Anche le aziende che gestiscono le piattaforme social hanno un ruolo determinante.

“Si tratta di aziende estremamente potenti con un’enorme capacità di influenzare la percezione sociale e l’autopercezione – osserva Lloret-Irles –. Gli algoritmi modellano l’esperienza online degli utenti ed è necessaria maggiore trasparenza”.

Lo studio conclude che la protezione degli adolescenti online richiede una strategia multilivello che includa educazione, supervisione adulta, supporto emotivo e una progettazione più responsabile degli ambienti digitali.

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