Mentre cresce l’impegno dei cittadini contro l’inquinamento, aumentano anche le evidenze scientifiche sugli effetti delle microplastiche sulla salute umana: oltre il 90% delle particelle che entrano nel nostro organismo arriva attraverso l’aria che respiriamo
Sacchetti, bottiglie, stoviglie monouso abbandonate lungo le spiagge, nei fiumi o nelle campagne. Sono più di 5mila le tonnellate di plastica rimosse dall’ambiente grazie alle attività di volontariato promosse dall’associazione Plastic Free Onlus. Un risultato ottenuto grazie all’impegno di circa 250mila volontari, protagonisti di migliaia di iniziative di pulizia del territorio. Il bilancio di queste attività è stato presentato a Roma durante la cerimonia di premiazione dei comuni italiani che si sono distinti nella lotta contro l’inquinamento da plastica. Numeri importanti, che però raccontano solo una parte del problema. Ogni anno, infatti, nel mondo vengono prodotte oltre 300 milioni di tonnellate di plastica, una quantità che continua ad alimentare un’emergenza ambientale globale.
Le microplastiche che respiriamo
L’inquinamento da plastica non riguarda soltanto mari e territori, ma sempre più anche la salute umana. Durante l’incontro romano sono stati presentati i primi risultati di una ricerca dedicata alla presenza di micro e nanoplastiche nell’organismo. “Oltre il 90% della plastica che troviamo nel nostro corpo viene respirata”, spiega Ennio Tasciotti, direttore scientifico di Plastic Free Onlus e responsabile dello Human Longevity Program dell’IRCCS San Raffaele Roma. Secondo il ricercatore, queste particelle microscopiche possono avere effetti importanti sul funzionamento delle cellule. “Le micro e nanoplastiche possono accelerare l’invecchiamento cellulare e accumularsi in diversi organi”, sottolinea. Tra quelli più vulnerabili ci sarebbe il cervello. “A differenza di altri organi, come il fegato, il cervello non possiede la stessa capacità di rigenerazione, e questo lo rende particolarmente esposto agli effetti di queste particelle”. L’obiettivo degli studi in corso è comprendere meglio i meccanismi di tossicità delle microplastiche e individuare strategie per proteggere le cellule da questi contaminanti invisibili.
I comuni più virtuosi nella lotta alla plastica
Nel corso della cerimonia sono stati premiati 141 comuni italiani con il riconoscimento “Comune Plastic Free”, assegnato alle amministrazioni locali che si sono distinte nella prevenzione dell’abbandono dei rifiuti, nella sensibilizzazione dei cittadini e nella gestione sostenibile del territorio. Tra questi, undici comuni hanno ricevuto il massimo riconoscimento delle “tre tartarughe”, simbolo delle realtà più virtuose nel contrasto all’inquinamento da plastica. Il numero dei comuni premiati è in costante crescita. “Quest’anno registriamo un aumento del 15% delle amministrazioni riconosciute, segno di una sensibilità ambientale sempre più diffusa – spiega Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus -. Nel 2022 i comuni premiati erano appena 49, mentre oggi sono diventati 141″. Tra le amministrazioni premiate figura anche la capitale. Il riconoscimento di “Comune Plastic Free” è stato infatti assegnato a Roberto Gualtieri per la città di Roma.
L’Europa richiama l’Italia sulla plastica monouso
Sul tema della plastica si apre anche un fronte europeo. La Commissione Europea ha deciso di proseguire la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il recepimento incompleto della direttiva sulle plastiche monouso e per alcune criticità legate alla normativa sul mercato unico. Il governo italiano ha ora due mesi di tempo per rispondere alle contestazioni sollevate da Bruxelles. In caso contrario, la procedura potrebbe proseguire fino al deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La lotta alla plastica, dunque, non riguarda soltanto la tutela dell’ambiente ma anche la prevenzione dei rischi per la salute. “Progetti di ricerca come quelli che stiamo portando avanti servono proprio a capire come queste particelle influenzano il nostro organismo – conclude Tasciotti -. Solo comprendendo i meccanismi biologici potremo sviluppare strategie efficaci per proteggere le cellule da questi nuovi inquinanti”.
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