Lo studio più ampio mai realizzato evidenzia che uno su 300 giovani ha una patologia cardiaca potenzialmente pericolosa individuabile con ECG
Uno studio condotto dalla City St George’s University di Londra dimostra che lo screening cardiaco nei giovani può individuare patologie potenzialmente fatali prima che si manifestino sintomi. La ricerca, pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology (JACC), ha analizzato oltre 104.000 persone tra i 14 e i 35 anni sottoposte a elettrocardiogramma tra il 2008 e il 2018 attraverso il programma nazionale Cardiac Risk in the Young (CRY). I risultati indicano che uno screening sistematico può individuare rischi nascosti e consentire interventi tempestivi. In prospettiva, i ricercatori prevedono anche l’integrazione dell’intelligenza artificiale per migliorare l’interpretazione dell’ECG e individuare segnali difficili da rilevare.
Uno su 300 giovani con patologie cardiache potenzialmente fatali
L’analisi dei dati ha mostrato che uno su 300 giovani sottoposti a screening è stato identificato con una patologia cardiaca che, senza diagnosi e monitoraggio, avrebbe potuto avere conseguenze fatali. In oltre il 40% dei casi diagnosticati nel periodo di dieci anni sono stati necessari interventi rilevanti per ridurre il rischio, tra cui defibrillatori impiantabili, pacemaker, interventi di ablazione e, in due casi, trapianto di cuore. Gli altri pazienti hanno ricevuto trattamenti farmacologici, controlli regolari e indicazioni su stile di vita ed esercizio fisico. I ricercatori sottolineano anche che un singolo controllo non è sempre sufficiente.
Il professor Michael Papadakis, responsabile dello studio, ha spiegato: “Questo studio dimostra che lo screening cardiaco può salvare vite umane. Nel corso di un decennio di screening, abbiamo identificato centinaia di giovani con pericolose patologie cardiache che hanno potuto ricevere cure prima che si verificasse una tragedia”.
Verso screening più efficaci con l’intelligenza artificiale
Lo studio evidenzia inoltre che il rischio cardiaco non riguarda solo gli atleti: tra i partecipanti allo screening, gli sportivi agonisti rappresentavano appena il 9%, ma le patologie gravi sono state individuate in tutta la popolazione. I ricercatori stanno ora ampliando il progetto fino a coinvolgere 300.000 persone e valutano l’uso dell’intelligenza artificiale nell’analisi dell’ECG.
Papadakis ha dichiarato: “L’intelligenza artificiale ha il potenziale per migliorare notevolmente la potenza e l’accuratezza dell’ECG come strumento di screening per identificare i giovani a rischio di arresto cardiaco, oltre a potenziare in modo massiccio un programma di screening a livello nazionale e ridurre significativamente i costi associati”.
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