Salute 9 Marzo 2026 18:23

Sedentarietà globale, un’emergenza silenziosa: 1 adulto su 3 e 8 giovani su 10 poco attivi

Tre studi pubblicati su Nature Health e Nature Medicine evidenziano disuguaglianze sociali e di genere, effetti positivi del movimento su sistema immunitario, salute mentale e cancro, e criticità nelle politiche nazionali

di I.F.
Sedentarietà globale, un’emergenza silenziosa: 1 adulto su 3 e 8 giovani su 10 poco attivi

Nonostante le campagne di sensibilizzazione, i livelli globali di attività fisica non sono migliorati negli ultimi vent’anni. Circa un adulto su tre e otto adolescenti su dieci non raggiungono la quantità minima di movimento raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): 150 minuti a settimana di attività moderata per gli adulti e 60 minuti al giorno per bambini e ragazzi. L’inattività fisica è responsabile di oltre cinque milioni di decessi ogni anno nel mondo, un dato che evidenzia l’urgenza di interventi efficaci per la salute pubblica.

Disuguaglianze globali e fattori socioeconomici

Uno dei principali studi, condotto da Deborah Salvo della University of Texas ad Austin, analizza dati provenienti da 68 paesi. I risultati mostrano profonde disuguaglianze nell’accesso e nella partecipazione all’attività fisica: l’esercizio fisico ricreativo è 40 punti percentuali più diffuso tra uomini ricchi dei paesi ad alto reddito rispetto ai gruppi svantaggiati, come donne povere nei paesi a basso reddito. Al contrario, l’attività fisica legata al lavoro è più comune tra le popolazioni svantaggiate. I ricercatori sottolineano che l’attività fisica non è solo uno strumento per prevenire obesità e malattie cardiometaboliche: rafforza il sistema immunitario, riduce il rischio di infezioni, attenua i sintomi della depressione e contribuisce a migliori esiti oncologici.

Movimento e ambiente

Il secondo studio, guidato da Erica Hinckson della Auckland University of Technology in Nuova Zelanda, evidenzia come attività quotidiane come camminare o andare in bicicletta possano avere un impatto positivo sul clima, favorendo mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, fenomeno che altrimenti può rendere difficile muoversi. Infine, il lavoro di Andrea Ramírez Varela della University of Texas Health Science Center a Houston analizza le politiche sull’attività fisica di 66 paesi. Sebbene molti governi abbiano sviluppato strategie, solo il 38,7% delle politiche coinvolge più di tre settori governativi, segnalando una scarsa collaborazione intersettoriale. Inoltre, oltre un quarto delle strategie non misura l’effettivo impatto. Gli autori concludono che è necessario riconoscere appieno i benefici dell’attività fisica, chiarire la leadership multisettoriale e rafforzare le partnership tra settori sanitari, educativi e comunitari per diffondere una cultura del movimento che contribuisca alla salute pubblica su scala globale.

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