Advocacy e Associazioni 9 Marzo 2026 13:09

Ictus, stress cronico e disturbi del sonno: ecco i segnali che ne anticipano il rischio

Molti eventi cerebrovascolari non si manifestano all’improvviso, ma sono il risultato di anni di fattori di rischio silenziosi. Ascoltare il corpo e intervenire tempestivamente è fondamentale

di Redazione
Ictus, stress cronico e disturbi del sonno: ecco i segnali che ne anticipano il rischio

Sentirsi stressati dal quotidiano, entro certi limiti, è piuttosto “normale”. Il problema nasce, infatti, quando lo stato di allerta diventa costante. In queste condizioni, l’organismo mantiene attivi i sistemi fisiologici legati allo stress, aumentando i livelli di cortisolo e l’attività del sistema nervoso simpatico. Come spiega la Dott.ssa Valeria Caso, responsabile della Stroke Unit del Polo Ospedaliero di Saronno, questa condizione prolungata può indurre ipertensione, infiammazione cronica e rigidità dei vasi sanguigni, creando un terreno favorevole per aterosclerosi e trombi. Gli studi confermano che chi vive in stato di stress persistente ha più probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari e ictus.

Il sonno notturno: una protezione naturale

Dormire bene non è solo un momento di riposo: durante la notte l’organismo regola pressione arteriosa, infiammazione e attività nervosa. La mancanza di un sonno adeguato riduce questa protezione naturale, aumentando il rischio di danni cerebrovascolari. Studi osservazionali evidenziano che dormire meno di cinque-sei ore o più di otto-nove ore per notte è associato a un incremento del rischio di ictus. Particolare attenzione meritano le persone con apnea ostruttiva del sonno, spesso non diagnosticata, che determina pause respiratorie e brusche oscillazioni pressorie notturne, con un rischio di ictus fino al doppio rispetto alla popolazione generale.

Sonnellini diurni: quando diventano un campanello d’allarme

Anche il riposo diurno può influenzare la salute cerebrovascolare. Mentre brevi sonnellini programmati possono migliorare concentrazione e memoria, sonni lunghi e involontari sembrano correlare con un aumento del rischio di ictus. Una revisione pubblicata su Sleep Medicine Reviews, che ha analizzato oltre 600mila persone, mostra che:

  • i riposi brevi (fino a 30 minuti) hanno effetti minimi sul rischio;
  • i sonnellini superiori ai 90 minuti aumentano fino all’80% la probabilità di ictus;
  • i sonnellini involontari e non programmati sono segnali di un sonno notturno insufficiente o disturbato.

Il Dott. Massimo Del Sette, direttore dell’U.O.C. Neurologia del Policlinico San Martino di Genova, sottolinea che una sonnolenza diurna frequente non va ignorata: può indicare disturbi del sonno come l’apnea, che aumentano il rischio di tutti i tipi di ictus.

Prevenzione: ascoltare i segnali del corpo

“Spesso l’ictus non arriva dal nulla – commenta Andrea Vianello, presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv –. Sintomi apparentemente banali, come stanchezza persistente o sonnolenza diurna, possono essere indicatori precoci di un rischio cerebrovascolare in aumento. Intervenire sullo stress e migliorare la qualità del sonno è un passo concreto di prevenzione”. Secondo l’associazione, la tutela del cervello passa non solo dal controllo dei fattori tradizionali – pressione alta, diabete, fumo – ma anche dalla gestione dello stress, dal monitoraggio del sonno e dall’attenzione alle pennichelle involontarie. Riconoscere questi segnali e discuterne con il medico significa proteggere la salute a lungo termine.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Lavoro e Professioni

Va in pensione con 100 giorni di ferie non godute: indennizzo da 60mila euro al medico

In pensione con oltre 100 giorni di ferie non godute e ottiene un indennizzo complessivo stimato in 60mila euro. È uno dei casi chiusi nei primi mesi del 2026 da Consulcesi & Partners (C&am...
di Redazione
Advocacy e Associazioni

Giornata Mondiale del Malato: “Il prendersi cura sia responsabilità condivisa”

Il messaggio di Papa Leone XIV per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato richiama la parabola del Buon Samaritano come chiave per leggere la cura oggi. Un invito alla compassione che diventa responsab...
di Isabella Faggiano
Advocacy e Associazioni

Fibromialgia nei LEA, FIRA: “Un passo avanti, ma resta cruciale migliorare la diagnosi”

L’inserimento della fibromialgia nei LEA rappresenta un primo riconoscimento istituzionale per i pazienti, ma resta cruciale migliorare diagnosi, percorsi di cura e personalizzazione terapeutica
di I.F.