Uno studio pubblicato su The Lancet Oncology prevede un forte aumento globale dei casi di tumore al seno entro il 2050. La crescita riguarderà soprattutto i Paesi a basso e medio reddito
Il tumore al seno continuerà a rappresentare una delle principali sfide di salute pubblica per le donne nei prossimi decenni. Secondo un nuovo studio internazionale, entro il 2050 i casi annuali a livello globale supereranno i 3,5 milioni, con un aumento di oltre un terzo rispetto ai 2,3 milioni stimati nel 2023. Parallelamente, i decessi potrebbero crescere del 44%, passando da circa 764mila a oltre 1,4 milioni. L’analisi, basata sui dati del Global Burden of Disease Study, fotografa un quadro complesso in cui, nonostante i progressi terapeutici, il tumore al seno resta la principale causa oncologica di morte prematura tra le donne. Solo nel 2023 la malattia ha determinato circa 24 milioni di anni di vita sana persi a livello globale.
Le disuguaglianze tra Paesi ricchi e poveri
Lo studio evidenzia una crescita particolarmente marcata nei Paesi a basso e medio reddito, dove diagnosi tardive e accesso limitato alle cure continuano a incidere sugli esiti clinici. Nei Paesi ad alto reddito, invece, screening organizzati, diagnosi più precoci e trattamenti innovativi hanno contribuito a ridurre la mortalità. “Il cancro al seno continua a incidere profondamente sulla vita delle donne e delle comunità – spiega Kayleigh Bhangdia dell’Institute for Health Metrics and Evaluation della University of Washington -. Il peso crescente della malattia si sta spostando verso i Paesi con minori risorse, dove l’accesso ai percorsi di diagnosi e trattamento è più difficile”. I dati mostrano infatti che, se l’incidenza resta più elevata nei Paesi ricchi, l’aumento più rapido si registra nelle aree con sistemi sanitari più fragili. In queste realtà la mortalità è quasi raddoppiata negli ultimi decenni.
Fattori di rischio modificabili e prevenzione
Un elemento centrale emerso dall’analisi riguarda il ruolo dei fattori di rischio modificabili. Oltre un quarto degli anni di vita sana persi per tumore al seno è associato a condizioni prevenibili, tra cui consumo elevato di carne rossa, fumo, iperglicemia, sovrappeso, sedentarietà e consumo di alcol. Secondo i ricercatori, intervenire sugli stili di vita potrebbe ridurre in modo significativo il carico globale della malattia. “Esistono enormi opportunità per modificare la traiettoria del rischio nelle prossime generazioni”, sottolinea Marie Ng, evidenziando l’importanza di politiche di sanità pubblica mirate alla prevenzione.
Diagnosi precoce e accesso alle cure
Oltre alla prevenzione, gli esperti richiamano l’urgenza di rafforzare i sistemi sanitari, soprattutto nei contesti con risorse limitate. Carenze di programmi di screening, difficoltà nell’accesso a radioterapia e farmaci oncologici e costi elevati dei trattamenti continuano a rappresentare ostacoli rilevanti. “Molti Paesi devono affrontare cambiamenti demografici e nuovi fattori di rischio senza avere sistemi sanitari adeguatamente attrezzati”, osserva Olayinka Ilesanmi del Africa Centres for Disease Control and Prevention. Anche nei Paesi ad alto reddito, tuttavia, persistono differenze legate al contesto socioeconomico e territoriale.
Il peso della malattia nelle donne più giovani
Un dato particolarmente significativo riguarda l’aumento dei casi tra le donne più giovani. Dal 1990 l’incidenza nelle under 55 è cresciuta del 29%, un trend che potrebbe riflettere cambiamenti negli stili di vita e nei fattori metabolici. Secondo Lisa Force, resta prioritario garantire equità nell’accesso alle cure: “Servono sistemi sanitari in grado di assicurare diagnosi precoce e trattamenti completi per tutte le donne, indipendentemente dal Paese in cui vivono”. Lo studio conferma dunque che, accanto ai progressi terapeutici, la sfida dei prossimi anni sarà soprattutto organizzativa e preventiva, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze globali e migliorare la presa in carico del tumore al seno.
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