Nutri e Previeni 2 Marzo 2026 18:52

Quando  il Body Mass Index influenza la fertilità

Il peso corporeo incide in modo rilevante sulla fertilità. Sovrappeso e obesità aumentano insulino-resistenza, infiammazione sistemica e stress ossidativo, riducendo qualità ovocitaria, risposta ovarica alla stimolazione e probabilità di concepimento spontaneo o mediante fecondazione assistita. Ma ancora più rilevante è la composizione corporea.

di Redazione
Quando  il Body Mass Index influenza la fertilità

Studi italiani evidenziano in maniera netta il collegamento tra peso e fertilità. In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, ne abbiamo parlato con Gemma Fabozzi, embriologa e nutrizionista, direttrice dell’Unità Salute Riproduttiva di IVIRMA Italia. Autrice di diversi studi che evidenziano una correlazione significativa tra obesità e riduzione della fertilità nei trattamenti di procreazione medicalmente assistita, Fabozzi fa chiarezza sull’argomento approfondendo gli aspetti che legano peso, nutrizione e gravidanza.

Dottoressa Fabozzi, in un suo recente lavoro pubblicato su Fertility and Sterility, un Body Mass Index elevato della donna ricevente è risultato associato a minori tassi di gravidanza clinica e di nati vivi. Ci spiega quanto e come conta  il peso corporeo ( sovrappeso, obesità) sulla capacità di concepire?

Il peso corporeo incide in modo rilevante sulla fertilità. In particolare, sovrappeso e obesità aumentano insulino-resistenza, infiammazione sistemica e stress ossidativo, riducendo qualità ovocitaria, risposta ovarica alla stimolazione e probabilità di concepimento spontaneo o mediante fecondazione assistita. Ma ancora più rilevante è la composizione corporea.
Non basta essere normopeso: una donna può avere un BMI nella norma ma una massa grassa >30%, condizione nota come “normal-weight obesity”, che comporta gli stessi rischi metabolici dell’obesità franca.
In questi casi aumentano infiammazione, insulino-resistenza e stress ossidativo, con impatto negativo su ovulazione, qualità ovocitaria, endometrio e probabilità di impianto — sia spontaneo che con PMA. Al contrario, una riduzione anche modesta della massa grassa (5–10%) può migliorare funzione ovarica e risultati riproduttivi. Dati avvalorati da altri recentissimi studi. La Società Italiana di Fertilità, Sterilità e Medicina della Riproduzione (SIFES-MR) ha di recente pubblicato un documento di consenso sul Journal of Assisted Reproduction and Genetics, che mette in luce i legami tra obesità e problemi di fertilità:

  • Impatto sulla PMA: Le donne con obesità presentano tassi di gravidanza ridotti del 37-68% rispetto alle donne normopeso.
  • Riserva Ovarica: L’eccesso di tessuto adiposo non solo altera l’ovulazione, ma compromette la qualità degli ovociti (ovociti meno “competenti” per essere fecondati) e riduce la ricettività dell’endometrio.
  • Linee guida per il trattamento: Per donne sopra i 37 anni con BMI = 35, le nuove linee guida suggeriscono di valutare attentamente il rinvio dei trattamenti di PMA per favorire prima una perdita di peso, bilanciando però l’urgenza legata all’età.

A questo si aggiunge una nuova ricerca pubblicata su Molecular Metabolism che ha chiarito che non è la dieta ipercalorica in sé, ma l’aumento di peso effettivo a scatenare l’infertilità: l’aumento dei livelli di leptina (prodotta dal grasso) agisce direttamente sull’ipofisi, bloccando il rilascio degli ormoni che stimolano l’ovulazione. Inoltre, l’obesità crea uno stato di infiammazione cronica che rende l’ambiente uterino meno ospitale per l’impianto dell’embrione.

Dottoressa Fabozzi, quanto incide davvero lalimentazione sulla fertilità? Parliamo di un fattore marginale o di uno degli elementi centrali?

L’alimentazione non è un fattore marginale. Incide in modo significativo sulla fertilità. I dati scientifici presenti in letteratura mostrano che la qualità complessiva della dieta e l’adesione a modelli alimentari salutari, come dieta mediterranea o altri modelli salutari ricchi di fibre, antiossidanti e grassi “buoni”, sono associati a migliori parametri seminali, embrionali e maggiori tassi di gravidanza.
Non è l’unico determinante, ma rappresenta un elemento centrale, modulabile e clinicamente rilevante, capace di intervenire su infiammazione, metabolismo, stress ossidativo e microbiota, tutti elementi per la salute riproduttiva. Per non parlare degli effetti che l’alimentazione materna può avere sulla salute a lungo termine dei nascituri.

Ci sono diete specifiche che la ricerca considera utili per migliorare la fertilità?

Sì. Alcuni pattern dietetici mostrano un’associazione positiva con la fertilità, soprattutto quando migliorano metabolismo, infiammazione e qualità del microbiota.
La Dieta Mediterranea è la più studiata e rimane il modello con le evidenze più solide: ricca in fibre, polifenoli, omega-3 e grassi monoinsaturi, è associata a migliori tassi di successo.
Anche un approccio plant-forward/plant-based non estremo, quindi ricco di vegetali, legumi, cereali integrali e grassi “buoni”, favorisce le probabilità di successo I modelli low-glycemic e moderatamente low-carb possono essere utili in caso di insulino-resistenza o PCOS, mentre diete molto restrittive o chetogeniche non sono attualmente raccomandate nel pre-concezionale e in gravidanza.

Quali, invece, sono gli stili alimentari peggiori per chi cerca una gravidanza?

I peggiori stili alimentari per chi cerca una gravidanza sono quelli che aumentano infiammazione, insulino-resistenza e stress ossidativo come ad esempio la “Western diet”.Pattern alimentari ricchi di zuccheri semplici, farine raffinate, grassi saturi e trans, fast food, fritture e prodotti ultraprocessati sono associati a anovulazione, minore qualità di gameti ed embrioni e maggior rischio di fallimento di impianto.
Anche diete iper-restrittive, monotematiche o prive dei principali gruppi alimentari possono ridurre micronutrienti essenziali (folati, ferro, vitamina D, omega-3), fondamentali per follicologenesi e sviluppo embrionale.

Se potesse dare tre consigli pratici a una coppia che cerca una gravidanza?

1. Cura la nutrizione prima ancora di iniziare a provarci.
Più verdura, fibre e cibi freschi; meno zuccheri, farine raffinate e ultraprocessati. Una dieta antinfiammatoria, bilanciata nei macronutrienti e ricca in omega-3 e antiossidanti aiuta ormoni, ovociti, spermatozoi e microbiota.

2. Non guardare solo il peso, ma la composizione corporea.
Si può essere normopeso ma avere troppo grasso corporeo (>30%): è la cosiddetta obesità normopeso, che aumenta infiammazione e insulino-resistenza esattamente come l’obesità vera e propria. Ridurre la massa grassa del 5–10% può già migliorare fertilità.

3. Prenditi cura del microbiota soprattutto intestinale e vaginale.
Fibre, prebiotici naturali, alimenti fermentati e probiotici mirati possono favorire SCFAs come il butirrato, ridurre infiammazione e migliorare il terreno riproduttivo. È uno dei fattori futuri più promettenti della medicina della fertilità.

E quali tre abitudini chiederebbe di eliminare immediatamente?

1. Eccesso di zuccheri, farine raffinate e junk food. Peggiorano l’insulina, aumentano infiammazione e stress ossidativo, riducono qualità ovocitaria e seminale. Tagliarli non significa rinunce estreme, ma tutelare la propria salute metabolica e creare un ambiente più antinfiammatorio.

2. Sedentarietà e stile di vita passivo. L’attività fisica moderata migliora sensibilità insulinica, circolazione, composizione corporea e perfusione ovarica/endometriale.Al contrario, stare fermi molte ore al giorno mantiene alto lo stato infiammatorio.

3. Diete estreme, restrittive o fai-da-te. Saltare pasti, fare digiuni non strutturati o eliminare interi gruppi alimentari può creare carenze nutrizionali, squilibri ormonali e alterazioni del ciclo.Meglio una nutrizione bilanciata e personalizzata, non una guerra con il cibo.

Unalimentazione corretta può ridurre il rischio di disturbi dello sviluppo metabolico nel bambino (es predisposizione a obesità)?

Sì, oggi abbiamo sempre più evidenze che una buona alimentazione materna può ridurre il rischio di disturbi metabolici nel bambino. Durante la gravidanza si forma una vera e propria programmazione metabolica: il feto “impara” a rispondere a zuccheri, grassi, insulina e infiammazione in base all’ambiente nutrizionale in cui è immerso. Se la dieta materna è equilibrata, ricca di fibre, omega-3, micronutrienti e povera di zuccheri e ultraprocessati, il bambino sviluppa un miglior profilo metabolico e immunitario. Al contrario, un’alimentazione ipercalorica, ricca di zuccheri e grassi saturi può aumentare il rischio, negli anni, di obesità, insulino-resistenza, diabete tipo 2 e sindrome metabolica. Questo non solo per fattori genetici ma per meccanismi epigenetici: ciò che accade nel grembo può lasciare una “memoria biologica” che dura tutta la vita.

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