Uno studio preliminare coordinato dalla Società Italiana di Neuropsicofarmacologia su circa 2mila pazienti seguiti nei Servizi di salute mentale evidenzia una prevalenza di obesità del 17%, superiore al dato nazionale
L’obesità colpisce il 17% delle persone seguite nei Servizi di salute mentale, contro il 10% rilevato nella popolazione generale italiana. Il dato diventa ancora più significativo tra i giovani: nella fascia tra 18 e 34 anni la prevalenza raggiunge il 13,7%, rispetto al 5,5% dei coetanei. È quanto emerge dai risultati preliminari di una ricerca nazionale coordinata dalla Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, presentati in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità. L’indagine ha coinvolto circa 2mila persone seguite nei Servizi di salute mentale in diverse regioni italiane, confrontando i dati con quelli della popolazione generale raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso il sistema di sorveglianza PASSI. Si tratta di risultati ancora in fase di completamento, ma già indicativi di un fenomeno che potrebbe riguardare, se confermato su scala nazionale, oltre 150 mila pazienti.
Il legame tra disturbi mentali e rischio metabolico
“L’obesità rappresenta una delle principali malattie croniche del nostro tempo e colpisce in modo particolarmente significativo le persone con disturbi mentali”, spiegano Claudio Mencacci e Matteo Balestrieri, presidenti della Sinpf. Numerose evidenze scientifiche mostrano infatti come depressione, disturbo bipolare e schizofrenia siano associati a un rischio più elevato di aumento di peso. Una relazione complessa, in cui fattori biologici, comportamentali e terapeutici si intrecciano. Secondo gli esperti, il dato italiano conferma un quadro già noto a livello internazionale: la salute mentale e quella metabolica non possono più essere considerate ambiti separati.
Impatto sulla qualità e sull’aspettativa di vita
Oltre alle conseguenze metaboliche, l’obesità contribuisce ad aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e diabete nelle persone con disturbi psichiatrici, con ricadute importanti anche sull’aspettativa di vita. “Si stima che chi soffre di gravi disturbi psichiatrici possa avere un’aspettativa di vita ridotta di 10-20 anni – spiega Virginio Salvi, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASST di Crema e coordinatore dello studio -. L’aumento di peso è determinato da più fattori: alcuni farmaci psicotropi, la sedentarietà, condizioni socioeconomiche più fragili e forme di alimentazione emotiva”. A questi elementi si aggiunge una maggiore vulnerabilità genetica, che può contribuire a spiegare la più alta prevalenza di obesità anche tra adolescenti con disturbi psichiatrici.
La necessità di percorsi di cura integrati
I dati preliminari rafforzano un messaggio sempre più condiviso in ambito clinico: salute mentale e salute fisica si influenzano reciprocamente e richiedono un approccio integrato. Superare la frammentazione dei percorsi assistenziali significa intervenire non solo sui sintomi psichiatrici, ma anche sugli stili di vita, sulla prevenzione metabolica e sul monitoraggio clinico nel lungo periodo. Un cambio di prospettiva che diventa ancora più urgente nei giovani adulti, dove il rischio appare già significativamente più elevato e dove la prevenzione può fare la differenza nel decorso futuro della malattia.
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