Una delle analisi più complete sul tema spiega come la natura alleggerisca il carico sensoriale urbano e favorisca un reset mentale profondo.
Trascorrere del tempo nella natura, anche solo per pochi minuti, produce cambiamenti misurabili nel cervello che riducono lo stress, ripristinano l’attenzione e calmano il flusso caotico dei pensieri. È quanto emerge da un nuovo studio condotto da ricercatori della McGill University e dell’Universidad Adolfo Ibáñez, che hanno analizzato oltre 100 studi di neuroimaging provenienti da ambiti diversi. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Neuroscience & Biobehavioral Reviews, rappresenta una delle sintesi più complete finora realizzate su come il cervello umano reagisce all’ambiente naturale, offrendo una base neuroscientifica a un’intuizione condivisa da secoli.
I quattro segnali di un cervello più stabile
Analizzando un’ampia mole di dati, i ricercatori hanno individuato un vero e proprio “modello a cascata” nella risposta cerebrale alla natura, articolato in quattro passaggi principali. Il primo riguarda l’elaborazione sensoriale: gli ambienti naturali sono ricchi di pattern frattali e stimoli visivi armonici che il cervello processa con minore sforzo rispetto al sovraccarico visivo tipico delle città e degli schermi digitali. Questo alleggerimento cognitivo innesca il secondo passaggio, ovvero la stabilizzazione dei sistemi di stress: la frequenza cardiaca rallenta, il respiro si fa più profondo e aree come l’amigdala, coinvolta nella risposta alla minaccia, mostrano una riduzione dell’attività.
Il terzo segnale riguarda l’attenzione. Con la diminuzione dello stress, l’attenzione focalizzata e diretta ai compiti (quella che utilizziamo per lavorare o studiare) lascia spazio a una modalità più spontanea e rigenerativa, guidata dagli stimoli dell’ambiente. Questo tipo di attenzione, meno forzata, permette un recupero delle risorse mentali. Infine, si osserva un calo dell’attività nelle reti cerebrali associate alla ruminazione, cioè al pensiero ripetitivo e auto-centrato. In altre parole, il dialogo interno incessante si attenua, favorendo una percezione di sé più calma e meno conflittuale. Nel complesso, il cervello sembra passare da uno stato di allerta continua a una condizione di maggiore equilibrio e stabilità.
Cosa significa davvero “immergersi nella natura”
Secondo gli autori, l’esposizione alla natura non si limita alle escursioni in ambienti selvaggi. Esiste uno spettro di esperienze che va da una passeggiata in un parco urbano alla permanenza vicino all’acqua, fino all’immersione totale in foreste o paesaggi incontaminati. Anche gesti semplici, come coltivare piante in casa o osservare immagini naturalistiche, possono produrre effetti misurabili.
La co-autrice Mar Estarellas, ricercatrice presso la McGill University, sottolinea che persino tre minuti in un ambiente naturale possono generare cambiamenti rilevabili, anche se esperienze più lunghe e immersive tendono ad avere effetti più intensi e duraturi.
Natura, salute pubblica e responsabilità collettiva
I risultati rafforzano il campo emergente della “connettività con la natura”, che studia il legame tra benessere psicologico e rapporto con l’ambiente. Le evidenze neuroscientifiche forniscono ora argomenti solidi per influenzare le politiche sanitarie e la progettazione degli spazi urbani, promuovendo città più verdi e pratiche come la “prescrizione sociale”, in cui i medici raccomandano tempo all’aria aperta come parte del percorso terapeutico.
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