Un trattamento digitale che utilizza Tetris e la rotazione mentale si è dimostrato efficace nel diminuire frequenza e intensità dei flashback fino a sei mesi.
Un semplice videogioco potrebbe diventare uno strumento concreto per proteggere la salute mentale di chi lavora in prima linea. È quanto emerge da uno studio pubblicato su The Lancet Psychiatry, secondo cui un trattamento digitale basato su meccaniche di gioco simili a Tetris è in grado di ridurre drasticamente i flashback traumatici negli operatori sanitari. In appena quattro settimane, i ricordi intrusivi si sono ridotti fino a dieci volte rispetto ai gruppi di controllo, e dopo sei mesi molti partecipanti non riportavano più sintomi.
Non si tratta di una “distrazione” superficiale, ma di un intervento mirato e strutturato che sfrutta precise dinamiche cognitive. L’obiettivo è intervenire sui ricordi visivi traumatici prima che si consolidino in maniera persistente. Il potenziale è enorme: un trattamento breve, accessibile, a bassa intensità e facilmente scalabile potrebbe rivoluzionare la prevenzione e il trattamento del disturbo da stress post-traumatico (PTSD), soprattutto in contesti dove le risorse psicologiche sono limitate.
Rotazione mentale e competizione visuospaziale: come funziona l’ICTI
Il trattamento, denominato “Imagery Competing Task Intervention” (ICTI), è stato sviluppato presso l’Università di Uppsala in collaborazione con Università di Cambridge e Università di Oxford. Lo studio clinico randomizzato controllato ha coinvolto 99 operatori sanitari esposti a traumi durante la pandemia di Covid-19.
L’ICTI si concentra su uno dei sintomi più debilitanti del PTSD: i ricordi intrusivi, immagini vivide e improvvise che irrompono nella mente senza preavviso. La procedura è sorprendentemente semplice ma fondata su solide basi neuroscientifiche. In una prima fase, il partecipante richiama brevemente alla mente il ricordo traumatico, senza doverlo descrivere nei dettagli. Subito dopo, viene guidato nell’uso della “rotazione mentale”, una capacità cognitiva che permette di manipolare immagini nello spazio usando il cosiddetto “occhio della mente”.
Qui entra in gioco Tetris. I partecipanti giocano a una versione rallentata del gioco, concentrandosi sulla rotazione dei blocchi geometrici. Questa attività impegna intensamente le aree visuospaziali del cervello. L’ipotesi, confermata dai risultati, è che il compito visuospaziale entri in competizione con le immagini traumatiche, riducendone vividezza, impatto emotivo e frequenza. In altre parole, si crea una sorta di “effetto interferenza” che indebolisce il ricordo intrusivo.
Il confronto con i gruppi di controllo (uno esposto a musica di Wolfgang Amadeus Mozart e podcast informativi su di lui, l’altro alle sole cure standard) ha mostrato un vantaggio netto per l’ICTI. Dopo sei mesi, il 70% dei partecipanti trattati non riportava più ricordi intrusivi. Ancora più interessante è il cosiddetto “effetto domino”: riducendo i flashback, migliorano anche i sintomi generali del PTSD.
Un modello scalabile per il futuro della salute mentale
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sette persone su dieci sperimentano almeno un evento traumatico nel corso della vita. Quando il trauma è grave, può evolvere in disturbo da stress post-traumatico, con sintomi che includono ricordi improvvisi, angoscia intensa e compromissione del funzionamento quotidiano.
La forza di questo intervento non sta solo nell’efficacia, ma nella sua praticabilità. Non richiede lunghe sedute di psicoterapia né la verbalizzazione dettagliata del trauma, elemento che per molti rappresenta una barriera. È breve, strutturato e potenzialmente fruibile anche in modalità non guidata.
Il prossimo passo sarà testarlo su campioni più ampi e diversificati, per verificarne l’efficacia in contesti differenti. Se i risultati verranno confermati, potremmo trovarci davanti a un cambio di paradigma: un trattamento digitale, economico e facilmente distribuibile a livello globale.
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