Nutri e Previeni 19 Febbraio 2026 14:50

“Heat or eat”: bollette alte, piatti più poveri. L’impatto sugli over 50

Secondo i dati della English Longitudinal Study of Ageing, la povertà energetica è collegata a un calo della qualità della dieta, soprattutto in termini di consumo di frutta e verdura.

di Arnaldo Iodice
“Heat or eat”: bollette alte, piatti più poveri. L’impatto sugli over 50

Uno studio pubblicato sull’European Journal of Public Health delinea una correlazione significativa tra povertà energetica e peggioramento della qualità della dieta negli adulti over 50. Nel contesto attuale di aumenti drastici dei prezzi dell’energia, sempre più famiglie si trovano di fronte a scelte impensabili fino a pochi anni fa: riscaldare la casa o acquistare cibo nutriente. Questo fenomeno, noto come dilemma “heat or eat” (letteralmente “riscalda o mangia”), è al centro di un’analisi basata sui dati della English Longitudinal Study of Ageing (ELSA), con un campione di 3.919 partecipanti.

I risultati mostrano che gli individui definiti in condizione di povertà energetica secondo l’indicatore LIHC (Low-Income-High-Cost) presentano punteggi di qualità della dieta (Healthy Diet Indicator, HDI) significativamente più bassi rispetto a quelli non in povertà. In termini pratici, questo significa che queste persone consumano una quantità inferiore di porzioni di frutta e verdura al giorno, un elemento chiave per una dieta equilibrata, raggiungendo in media 0,41 porzioni giornaliere in meno rispetto ai loro coetanei con condizioni economiche migliori.

Questi risultati non emergono in modo altrettanto chiaro quando la povertà energetica è definita attraverso altri criteri, come la soglia del 10% di spesa rispetto al reddito o una percezione soggettiva di difficoltà nel mantenere la casa calda. Tuttavia, l’evidenza complessiva suggerisce che le scelte forzate tra spesa per energia e spesa per alimenti di qualità stiano compromettendo l’alimentazione degli anziani, con potenziali impatti a lungo termine su salute e benessere.

Come è stata misurata la povertà energetica e la qualità della dieta

Per comprendere a fondo le conclusioni dello studio, è utile esplorare il quadro metodologico adottato dai ricercatori. La definizione di “povertà energetica” non è univoca nella letteratura: lo studio considera tre approcci distinti. Il primo è la soglia del 10%, dove si considera una famiglia in povertà energetica se spende più del 10% del reddito in combustibile o energia elettrica. Il secondo è l’indicatore LIHC (Low-Income-High-Cost), che riconosce come povere le famiglie con costi energetici superiori alla mediana nazionale e il cui reddito residuo dopo tali spese scende sotto la soglia di povertà ufficiale nazionale. Il terzo è un indicatore soggettivo, basato sulla percezione del partecipante di non riuscire a mantenere il proprio alloggio adeguatamente caldo.

La qualità della dieta, invece, è stata misurata utilizzando il Healthy Diet Indicator (HDI), uno strumento sviluppato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che combina diverse componenti nutrizionali come l’assunzione di frutta e verdura, la percentuale di grassi saturi nella dieta e l’apporto di fibre. Un punteggio più alto indica maggiore aderenza alle raccomandazioni nutrizionali per la prevenzione delle malattie croniche.

Dal punto di vista statistico, i ricercatori hanno utilizzato modelli di regressione logistica ordinale per analizzare l’associazione tra dieta e povertà energetica, controllando per variabili confondenti quali età, sesso, stato socioeconomico e spesa alimentare annuale. Questa scelta permette di isolare l’effetto specifico della povertà energetica sulla qualità della dieta, offrendo una stima robusta dell’associazione osservata.

Un elemento metodologico critico è la differenza nei risultati quando si usano i vari indicatori di povertà energetica: mentre l’indicatore LIHC mostra un effetto chiaro sulla qualità della dieta, gli altri due non evidenziano lo stesso pattern, sottolineando l’importanza di scegliere criteri di misurazione appropriati nelle ricerche su condizioni socioeconomiche e salute.

Implicazioni e prospettive: politiche sociali e salute pubblica

Gli impatti delle dinamiche economiche sulla salute non sono mai stati così evidenti come nel periodo attuale, segnato da pressioni inflazionistiche e costi dell’energia in aumento. Lo studio mette in luce un fenomeno che trascende la semplice “difficoltà economica”: si tratta di una combinazione di fattori sociali, sanitari e comportamentali che possono influenzare direttamente l’adozione di abitudini alimentari salutari negli anziani.

Dal punto di vista delle politiche pubbliche, i risultati suggeriscono che interventi mirati a ridurre la povertà energetica (non solo attraverso sussidi economici, ma anche tramite miglioramenti all’efficienza energetica delle abitazioni) potrebbero avere effetti benefici non solo sul comfort domestico ma anche sulla nutrizione e sulla salute generale degli anziani. Questo approccio sistemico è cruciale per affrontare il “trade-off” tra energia e cibo in modo sostenibile nel lungo periodo.

Inoltre, la differenziazione nei risultati in base all’indicatore utilizzato evidenzia come le misure sociali e le metriche statistiche contino: politiche basate su indicatori più sensibili e specifici come il LIHC potrebbero aiutare a identificare meglio le persone più vulnerabili e a calibrare risposte più efficaci.

Infine, lo studio apre la strada a ulteriori ricerche che esplorino non solo associazioni ma anche meccanismi causali tra povertà energetica e qualità dell’alimentazione, così come la possibile influenza di fattori culturali, geografici e politici in diversi contesti europei.

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