Una sperimentazione internazionale sta testando un semplice prelievo di sangue dal dito per riconoscere i segnali biologici dell’Alzheimer prima dei sintomi evidenti. Il progetto mira a velocizzare e rendere più accessibile la diagnosi, confrontando il nuovo test con gli strumenti clinici tradizionali
Lo studio denominato Bio-Hermes-002 è una sperimentazione internazionale in corso che punta a verificare se un test basato su una puntura al dito e sulla misurazione di specifiche proteine nel sangue possa aiutare a diagnosticare la malattia di Alzheimer o identificarne il rischio in persone over 60.
La ricerca è promossa dall’ente benefico per la ricerca medica LifeArc insieme alla Global Alzheimer’s Platform Foundation, con il supporto dell’UK Dementia Research Institute. Secondo gli ideatori, questo test potrebbe diventare supporto concreto rapido e meno invasivo rispetto agli attuali metodi diagnostici, che spesso richiedono esami complessi, costosi o poco disponibili.
Lo studio Bio-Hermes-002: obiettivi e metodi
La sperimentazione coinvolge circa 1.000 volontari over 60 reclutati in Regno Unito, Stati Uniti e Canada. A oggi più di 880 persone sono già arruolate e oltre 360 hanno completato tutte le fasi di test previste. I partecipanti includono persone con capacità cognitive normali, con lievi deficit e anche alcune con Alzheimer in fase iniziale.
Lo scopo è identificare nel sangue biomarcatori legati alla malattia, analizzando la concentrazione di tre proteine associate al processo patologico tipico dell’Alzheimer. Questi biomarcatori, collegati ad amiloide e tau, possono accumularsi nel cervello anche 15 anni prima dell’insorgenza dei sintomi.
Perché serve un test meno invasivo
Oggi la diagnosi di Alzheimer si basa su una combinazione di valutazioni cliniche, test neuropsicologici e tecnologie di imaging (come PET con traccianti specifici) o l’analisi del liquido cerebrospinale (liquor) tramite puntura lombare. Questi approcci sono spesso costosi, invasivi o difficili da somministrare su larga scala.
Il test dal pungidito è molto più semplice: richiede pochi minuti, è meno invasivo e potrebbe essere realizzato con strumenti facilmente accessibili. L’idea è che, se confermato affidabile, possa essere usato come screening preliminare per identificare chi necessita di approfondimenti diagnostici più sofisticati.
Stato attuale e prospettive future
La fase di sperimentazione è ancora in corso e si prevede che lo studio concluda nel 2028. Solo allora i ricercatori avranno dati sufficienti per valutare l’efficacia del test e la sua applicabilità nella pratica clinica.
Gli scienziati confronteranno i risultati del test al dito con esami diagnostici standard per verificare accuratezza, sensibilità e specificità. Se validato, questo approccio potrebbe portare a un cambiamento significativo nel modo in cui si affronta la diagnosi precoce dell’Alzheimer, con potenziali vantaggi per pazienti, medici e sistemi sanitari.
Il ruolo dei biomarcatori nella diagnosi
I biomarcatori nel sangue correlati all’Alzheimer – come forme anomale di proteine tau e amiloide – sono al centro della ricerca moderna sulla diagnosi precoce. Anche se la sola presenza di biomarcatori non garantisce lo sviluppo della demenza, la loro misurazione può aiutare a stratificare il rischio e a selezionare i pazienti che necessitano di approfondimenti diagnostici più complessi.
Il futuro della diagnosi precoce dell’Alzheimer
Il test dal dito rappresenta una delle frontiere più promettenti nella diagnosi precoce dell’Alzheimer, con l’obiettivo di rendere la rilevazione dei segnali biologici più rapida, accessibile e meno invasiva. Tuttavia, i risultati definitivi arriveranno solo al termine della sperimentazione Bio-Hermes-002. Nel frattempo, gli approcci diagnostici tradizionali rimangono fondamentali per una valutazione completa e accurata della malattia.