Salute 17 Febbraio 2026 17:12

Microbioma dei rifugiati, viaggio e stress segnano l’intestino

Uno studio italiano ha analizzato il microbioma intestinale di 79 richiedenti asilo appena arrivati in Italia, rilevando una perdita di diversità batterica e un aumento di microrganismi. I dati confrontati con popolazioni locali e rurali di origine evidenziano una disbiosi associata allo stress migratorio. I risultati potrebbero avere implicazioni per la gestione clinica dei rifugiati

di Viviana Franzellitti
Microbioma dei rifugiati, viaggio e stress segnano l’intestino

Il viaggio che compiono le persone migranti per arrivare in Italia – caratterizzato da traumi, cambiamenti alimentari e condizioni di vita estreme – lascia un’impronta misurabile sulla loro salute intestinale, aumentando la vulnerabilità a infezioni e infiammazioni. A spiegare questi effetti è Marco Candela, professore al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna. È il coordinatore dello studio pubblicato su Scientific Reports, intitolato “Gut microbiome structure in asylum seekers newly arrived in Italy from Africa”. La prima autrice è Giorgia Palladino, insieme a un team di colleghi dell’Università di Bologna e dell’Università degli Studi di Foggia. Lo studio è stato condotto tramite 16S rRNA gene amplicon sequencing, una tecnica che permette di analizzare in dettaglio la composizione del microbioma intestinale.

La ricerca ha evidenziato un forte squilibrio dell’ecosistema batterico intestinale dei richiedenti asilo appena arrivati, probabilmente legato alle condizioni estreme affrontate durante il viaggio migratorio. In particolare, si osserva una significativa perdita di diversità microbica e un incremento di batteri opportunisti, segnali che possono avere ricadute negative sulla salute e sullo stato sanitario dei rifugiati.

Condizioni del viaggio e impatto sul microbioma

I ricercatori hanno analizzato campioni fecali raccolti da rifugiati provenienti da diversi paesi africani, appena arrivati in Italia e ospitati presso un centro di accoglienza a Borgo Mezzanone (Foggia). L’indagine ha confermato una notevole riduzione della diversità batterica intestinale e una maggiore presenza di batteri opportunisti, tipica di una condizione di disbiosi, che può aumentare il rischio di infiammazioni e infezioni intestinali.

Confronto con popolazioni di riferimento

I profili microbiologici dei rifugiati sono stati confrontati con quelli di popolazioni urbane e rurali di diversi continenti e con cittadini italiani. Sebbene alcune caratteristiche del microbioma siano simili a quelle delle comunità di origine, il microbioma dei richiedenti asilo appare meno diversificato e più instabile, con perdita di batteri benefici per la salute intestinale. Questo indica che il viaggio migratorio e le condizioni estreme affrontate possono avere un impatto profondo sull’equilibrio microbico.

Implicazioni per salute pubblica e assistenza

I ricercatori sottolineano l’importanza di monitorare il microbioma nei percorsi di accoglienza, per individuare possibili interventi nutrizionali e strategie preventive contro le infezioni. L’analisi del microbioma può diventare uno strumento utile nella gestione clinica dei rifugiati, offrendo informazioni aggiuntive sullo stato di salute e supportando strategie di assistenza più mirate.

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