La miopia sarebbe favorita dall’uso prolungato degli occhi in ambienti poco illuminati: più luce e tempo all’aperto potrebbero aiutare a prevenirla
Non sarebbero gli schermi in sé i principali responsabili dell’aumento della miopia, ma il modo in cui utilizziamo gli occhi quando trascorriamo molte ore al chiuso. È l’ipotesi avanzata da un nuovo studio della State University of New York College of Optometry, che sposta l’attenzione dall’oggetto osservato – smartphone, tablet o libri – all’abitudine visiva di mettere a fuoco a lungo da distanza ravvicinata in ambienti poco illuminati. La ricerca, guidata da Jose-Manuel Alonso e Urusha Maharjan e pubblicata su Cell Reports, individua un possibile meccanismo neuronale capace di spiegare non solo come la miopia si sviluppi, ma anche come potrebbe essere controllata, aprendo nuove prospettive nella prevenzione di un disturbo ormai sempre più diffuso.
L’epidemia silenziosa della miopia
La miopia, che riduce la capacità di vedere chiaramente a distanza, ha raggiunto livelli quasi epidemici: interessa circa il 50% dei giovani adulti in Stati Uniti ed Europa e fino al 90% in alcune aree dell’Asia orientale. In Italia è il difetto visivo più diffuso e interessa circa il 42-46% della popolazione adulta (dati Censis). Sebbene la componente genetica giochi un ruolo, l’aumento rapido osservato in poche generazioni indica che i fattori ambientali sono determinanti. Secondo gli autori dello studio, il problema nasce dalla messa a fuoco prolungata su oggetti ravvicinati in condizioni di luce ridotta, per esempio, leggendo libri o usando tablet e smartphone al chiuso. In queste condizioni, la pupilla si restringe non per l’intensità luminosa, ma per migliorare la nitidezza dell’immagine. Questa costrizione pupillare, combinata con l’accomodazione del cristallino e la convergenza oculare, riduce l’illuminazione retinica e potrebbe favorire lo sviluppo della miopia.
Come cambia la visione all’aperto
All’aperto, con luce intensa, la pupilla si regola in base alla luminosità, permettendo comunque un’adeguata stimolazione retinica. Lo studio osserva che l’uso di lenti negative può ridurre ulteriormente l’illuminazione retinica aumentando la costrizione pupillare, soprattutto quando l’accomodazione è mantenuta per periodi prolungati o nei soggetti già miopi. I ricercatori hanno inoltre rilevato modifiche nei movimenti oculari e nell’efficacia dell’ammiccamento, che contribuiscono a ridurre ulteriormente la luce retinica alle brevi distanze. Questo meccanismo suggerisce che la miopia si sviluppi quando la retina riceve una stimolazione luminosa insufficiente e la costrizione accomodativa è eccessiva.
Strategie per prevenire e controllare la miopia
Secondo gli autori, la prevenzione potrebbe passare attraverso esposizione a luce intensa, limitando la costrizione pupillare da vicino, o mediante lenti multifocali, lenti a riduzione di contrasto, atropina, oppure semplicemente aumentando il tempo trascorso all’aperto osservando oggetti distanti. Lo studio apre nuove prospettive per comprendere la miopia non solo come una condizione genetica, ma come il risultato dell’interazione tra comportamento visivo e ambiente, indicando possibili strategie concrete per ridurne la progressione e tutelare la salute visiva soprattutto nei giovani.
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