One Health 23 Gennaio 2026 16:13

Aviaria in Europa: 60 nuovi focolai. Il rischio salto di specie e la corsa alla prevenzione

Cresce l’allarme per l’influenza aviaria in Europa, con 60 focolai registrati in poche settimane anche in Italia, tra allevamenti e uccelli selvatici. Rafforzati controlli e sorveglianza: partono le vaccinazioni negli allevamenti più a rischio e gli esperti monitorano con attenzione le possibili mutazioni del virus

di Viviana Franzellitti
Aviaria in Europa: 60 nuovi focolai. Il rischio salto di specie e la corsa alla prevenzione

L’influenza aviaria ha registrato un’impennata in Europa con oltre 60 nuovi focolai ad alta patogenicità (HPAI) fra allevamenti e uccelli selvatici in una dozzina di Paesi Ue — tra cui Belgio, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Italia — con diffusione favorita dal picco stagionale nei mesi invernali e dalle rotte migratorie degli uccelli. La rapida espansione dell’epidemia animale tiene sotto pressione le autorità sanitarie e veterinarie europee e nazionali, mentre gli esperti monitorano il rischio teorico ma più temuto di salto di specie verso l’uomo.

Che virus è e perché preoccupa

L’influenza aviaria è causata da virus influenzali di tipo A, con ceppi che variano per patogenicità. Le forme ad alta patogenicità (HPAI) possono provocare mortalità elevata nei volatili, causando gravi focolai negli allevamenti. Attualmente in Europa domina il ceppo H5N1, trasmesso principalmente tra uccelli tramite feci e secrezioni, veicolato soprattutto dagli uccelli selvatici migratori, che fungono da serbatoi e diffusori su lunghe distanze. Di conseguenza, anche se finora non sono stati confermati casi umani, gli epidemiologi osservano con attenzione le mutazioni virali che potrebbero teoricamente favorire un salto di specie. Questo scenario, noto come spillover, resta raro ma non trascurabile.

L’allarme degli esperti e il “salto di specie”

Per l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, professore di Epidemiologia e Statistica medica all’Università Campus Bio-Medico di Roma, l’aumento dei focolai e l’espansione del virus negli allevamenti intensivi riflette la dinamica tipica delle zoonosi legate agli animali selvatici e alla gestione delle produzioni avicole. Inoltre, gli allevamenti con accesso all’esterno e contatti con l’ambiente favoriscono la diffusione del virus, rendendo essenziali misure di biosicurezza e monitoraggio continuo. Ciccozzi conferma che il contagio diretto all’uomo resta molto raro e il rischio generale basso ma il virus è un osservato speciale proprio per il suo potenziale evolutivo: mutazioni casuali potrebbero teoricamente consentire una trasmissione interumana, con implicazioni rilevanti per la salute pubblica.

Risposta dell’OMS e delle autorità europee

In risposta alla diffusione dei focolai, l’OMS, insieme alla WOAH, all’ECDC e all’EFSA, monitora costantemente i casi e conduce sequenziamenti genetici per intercettare variazioni che possano aumentare il rischio di trasmissione a persone o altri mammiferi. In aggiunta, le istituzioni europee hanno rafforzato scambi di dati e allerta tempestiva fra Stati membri, condividendo informazioni sui ceppi circolanti e coordinando eventuali interventi di contenimento e restrizioni commerciali.

Italia: dimensione del fenomeno e misure preventive e approccio One Health

In Italia, l’influenza aviaria sta colpendo soprattutto il Nord, con 43 focolai confermati fra pollami domestici, in particolare tacchini e galline ovaiole. E c’è una novità: il governo italiano ha annunciato che, a partire dalla prossima primavera, sarà avviata una campagna di vaccinazione preventiva negli allevamenti situati nelle aree più esposte, in particolare Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, integrando le misure di biosicurezza già in vigore.

Il direttore generale della Salute animale, Giovanni Filippini, ha spiegato che questa vaccinazione rappresenta un passo strategico per la prevenzione strutturata, riducendo l’impatto di eventuali focolai futuri. In parallelo, il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha ricordato che investire nella prevenzione veterinaria è fondamentale, considerando che il 70% delle infezioni emergenti deriva dagli animali.

Per questo motivo, le autorità veterinarie hanno anche istituito zone di protezione e di sorveglianza, imposto abbattimenti mirati e restrizioni di movimento per limitare la diffusione del virus. Proprio Filippini, a margine di un evento al Senato per la presentazione della Giornata nazionale per la prevenzione veterinaria, che si celebra il 25 gennaio, ha ricordato che l’iniziativa interesserà in prevalenza alcune zone del Nord Italia, sottolineando il ruolo cruciale dei veterinari nella tutela della salute pubblica e nella sorveglianza delle zoonosi.

Sorveglianza e strategie per il futuro

La combinazione di sorveglianza scientifica, vaccinazione e coordinamento europeo consente di contenere la diffusione del virus HPAI e di proteggere sia la salute degli animali sia quella umana. Le strategie preventive messe in campo in Italia e in Europa — dalle misure di biosicurezza alla vaccinazione mirata negli allevamenti — confermano l’efficacia di un approccio integrato One Health, essenziale per anticipare e limitare eventuali emergenze sanitarie future.

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Nutri e Previeni

Non solo il prosciutto cotto è cancerogeno: quattro cibi da consumare con moderazione

Carni lavorate sotto la lente dell’Oms e inserite nella stessa categoria del tabacco. L’immunologo Mauro Minelli spiega i rischi, le corrette abitudini e quali altri quattro alimenti merit...
di Viviana Franzellitti
Advocacy e Associazioni

Caregiver familiari, approvato il disegno di legge dal Consiglio dei Ministri

Tutele, riconoscimento e risorse per chi si prende cura dei propri cari
di Redazione
Salute

Giornata Mondiale dell’Abbraccio: quando il contatto cura più di quanto immaginiamo

Studi neuroscientifici e psicologici rivelano come l’abbraccio attivi ossitocina, riduca cortisolo e rafforzi le difese immunitarie, offrendo una risposta concreta all’isolamento emotivo d...
di Arnaldo Iodice