Advocacy e Associazioni 21 Gennaio 2026 18:44

Oblio oncologico. Arriva il decreto sul lavoro: stop alle discriminazioni

Il decreto del 20 gennaio 2026 traduce in regole concrete il diritto all’oblio oncologico. Lavoro e pari opportunità diventano pienamente accessibili anche a chi ha superato un tumore.

di Redazione
Oblio oncologico. Arriva il decreto sul lavoro: stop alle discriminazioni

Il diritto all’oblio oncologico entra finalmente nel mondo del lavoro. Con il decreto interministeriale adottato il 20 gennaio 2026 dai Ministeri del Lavoro e della Salute diventano operative le tutele previste dall’articolo 4 della legge n. 193 del 7 dicembre 2023, che vieta discriminazioni legate a una pregressa patologia oncologica nei percorsi professionali.

Si tratta di un passaggio atteso, salutato con favore dalla Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO), che lo definisce un tassello fondamentale verso la piena attuazione della legge. Resta ancora aperto solo il capitolo relativo al credito bancario.

“Un nuovo inizio, libero da pregiudizi”

Nel commentare l’adozione del decreto, la ministra del Lavoro Marina Calderone ha sottolineato il valore concreto del provvedimento: “Rendere pienamente operative le tutele previste dalla legge sull’oblio oncologico significa affermare che la guarigione deve coincidere con un nuovo inizio, libero da paure, pregiudizi e barriere ingiustificate. Con questo decreto mettiamo a disposizione strumenti reali per accompagnare il rientro al lavoro, sostenere la crescita professionale e valorizzare le competenze delle persone”. Il decreto, spiega il Ministero, pone al centro la dignità della persona e il diritto a vivere e lavorare senza discriminazioni, rafforzando il ruolo delle politiche attive come leva di inclusione.

Dalla legge del 2023 ai decreti attuativi

La legge sul diritto all’oblio oncologico viene approvata il 7 dicembre 2023, pubblicata il 18 dicembre ed entra in vigore il 2 gennaio 2024. Il principio è chiaro: chi è guarito da un tumore, o non presenta segni di malattia da un determinato periodo, non può essere obbligato a dichiarare il proprio passato oncologico in ambiti sensibili della vita.

Tra questi rientrano mutui, prestiti e assicurazioni, le procedure di adozione, i concorsi, le selezioni, la formazione e il lavoro.

Nel corso del 2024 arrivano i primi provvedimenti attuativi. Il Ministero della Salute definisce i tempi di maturazione del diritto, prevedendo in alcuni casi periodi più brevi rispetto ai dieci anni ordinari, e chiarisce le modalità di certificazione. Il Garante per la privacy interviene sui profili di tutela dei dati sanitari, mentre l’IVASS adegua le regole per il settore assicurativo.

A inizio 2026, quindi, il quadro normativo è già avanzato. Mancava però l’attuazione concreta nel mondo del lavoro.

Il decreto Lavoro–Salute: cosa cambia

Il decreto del 20 gennaio 2026, firmato dalla ministra Marina Calderone e dal ministro della Salute Orazio Schillaci, colma questo vuoto. L’obiettivo è garantire pari opportunità occupazionali alle persone che hanno affrontato una patologia oncologica.

Uno dei punti più rilevanti è l’estensione delle misure non solo ai soggetti clinicamente guariti, ma anche ai lungoviventi oncologici: persone senza malattia attiva, ma ancora sottoposte a controlli o terapie adiuvanti. Una scelta sostenuta con forza da FAVO, per evitare che molti restino in una zona grigia priva di tutele.

Il decreto rafforza il principio secondo cui la storia oncologica non può essere utilizzata come criterio di esclusione o penalizzazione, se la persona è idonea alla mansione. Il riferimento è a concorsi, assunzioni, rientro al lavoro dopo lunghe terapie, avanzamenti di carriera e permanenza nel posto di lavoro.

Politiche attive e lavoro flessibile

Il provvedimento richiama il Piano Oncologico Nazionale e si inserisce nel più ampio quadro delle politiche di inclusione. L’accento è posto sulle soluzioni organizzative concrete: percorsi di riqualificazione professionale, flessibilità degli orari, adattamento delle mansioni, lavoro ibrido o da remoto quando possibile.

Particolare attenzione è riservata alle cosiddette “fragilità invisibili”. Molte persone che hanno superato un tumore conducono una vita apparentemente normale, ma convivono con effetti tardivi delle terapie, stanchezza cronica e controlli periodici. Senza regole chiare, il rischio è continuare a subire domande sanitarie indebite o rigidità organizzative.

Il ruolo delle associazioni

Il decreto è anche il risultato di un percorso partecipato. La legge prevedeva il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti oncologici e, nell’ottobre 2024, il Ministero del Lavoro ha avviato una consultazione pubblica.

FAVO ha contribuito portando dati, segnalazioni e proposte operative. Secondo la Federazione, molte osservazioni sono state recepite nel testo finale, in particolare il riferimento esplicito ai lungoviventi oncologici e la coerenza con le politiche di inclusione.

Il tassello mancante: banche e credito

Nonostante i passi avanti, il percorso non è ancora del tutto concluso. Per mutui e finanziamenti è previsto un intervento specifico del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (CICR), sentito il Garante per la privacy. Un provvedimento che, al momento, manca ancora.

Dalla norma alla pratica

Con il decreto del 20 gennaio 2026, il diritto all’oblio oncologico esce definitivamente dall’ambito solo sanitario e assicurativo e diventa una questione di lavoro e inclusione sociale. La sfida ora è l’applicazione concreta delle norme: nei centri per l’impiego, nelle aziende e nella pubblica amministrazione.

Un passaggio decisivo per fare in modo che chi ha affrontato un tumore possa progettare il proprio futuro professionale senza essere giudicato o limitato dalla malattia del passato.

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