Studi neuroscientifici e psicologici rivelano come l’abbraccio attivi ossitocina, riduca cortisolo e rafforzi le difese immunitarie, offrendo una risposta concreta all’isolamento emotivo dell’era digitale.
Il 21 gennaio 2026 si celebra la Giornata Mondiale dell’Abbraccio, una ricorrenza nata nel 1986 con l’obiettivo di contrastare il senso di isolamento che spesso caratterizza i mesi invernali. Sebbene possa sembrare una celebrazione puramente simbolica, la scienza ha ampiamente confermato che questo gesto rappresenta una vera e propria necessità biologica per l’essere umano.
In un’epoca dominata dalla digitalizzazione, questa ricorrenza invita a riscoprire il contatto fisico come lo strumento di comunicazione non verbale più antico e potente a nostra disposizione, capace di trasformare radicalmente il nostro stato di salute psicofisica in pochi secondi.
L’ormone della connessione
Il potere cardio-protettivo dell’abbraccio trova una base solida nello studio della University of North Carolina, condotto dai ricercatori Karen Grewen e Kathleen Light.
Questa ricerca ha dimostrato che le coppie che si scambiano un abbraccio di 20 secondi mostrano un aumento significativo dei livelli di ossitocina e una contestuale riduzione della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca. Lo studio evidenzia come l’ossitocina agisca sul sistema nervoso autonomo, stabilizzando il battito e proteggendo il cuore dagli effetti deleteri dell’ipertensione indotta dallo stress.
Lo scudo immunitario
L’efficacia dell’abbraccio come prevenzione contro le malattie è stata quantificata dal celebre studio guidato da Sheldon Cohen presso la Carnegie Mellon University, pubblicato sulla rivista Psychological Science. Cohen ha monitorato oltre 400 adulti sani, esponendoli al virus del comune raffreddore. I risultati hanno rivelato che i partecipanti che ricevevano abbracci più frequenti avevano una probabilità significativamente inferiore di ammalarsi. Lo studio conclude che l’abbraccio funge da “cuscinetto protettivo” (stress-buffering), impedendo allo stress di indebolire le difese immunitarie.
Il controllo dell’ansia
A livello neurologico, l’abbraccio modula la percezione della minaccia, come dimostrato dai test di risonanza magnetica funzionale condotti dal neuroscienziato James Coan presso la University of Virginia. Nello studio “Lending a Hand“, Coan ha osservato che il semplice contatto fisico (come tenersi per mano o abbracciarsi) riduce istantaneamente l’attività nell’ipotalamo e nell’amigdala. Queste aree sono i centri cerebrali responsabili dell’ansia e della risposta alla paura. La ricerca di Coan prova che il contatto fisico invia al cervello un segnale biologico di sicurezza, abbassando la produzione di cortisolo.
Sviluppo e terapia del tocco
L’impatto a lungo termine dell’abbraccio sulla salute è stato ampiamente documentato dal Touch Research Institute della University of Miami, fondato dalla dottoressa Tiffany Field. I loro decenni di studi hanno dimostrato che il contatto fisico stimola il nervo vago, che a sua volta rallenta il sistema nervoso e favorisce il rilascio di serotonina (l’antidepressivo naturale del corpo).
Le ricerche della Field confermano che l’abbraccio non solo migliora la qualità del sonno e riduce il dolore fisico, ma è un elemento critico per lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini, che previene deficit comportamentali in età adulta.