Dalla ricerca dell’Associazione Di.Te. su oltre 500 nonni italiani, emerge che l’82,7% utilizza lo smartphone ogni giorno e il 21,7% afferma che li fa sentire meno soli, ma quasi 1 su 3 (31,7%) dichiara di imbattersi spesso in fake news o tentativi di truffa
Secondo un’indagine su 562 nonni italiani realizzata dall’Associazione nazionale dipendenze tecnologiche Gap e cyberbullismo (Di.Te.) in collaborazione con Anap Confartigianato, l’82,7% degli anziani utilizza lo smartphone quotidianamente e circa il 40% vi trascorre molte ore. Per quasi uno su cinque (21,7%) il telefono rappresenta una fonte di compagnia, ma quasi 1 su 3 (31,7%) si imbatte frequentemente in fake news o tentativi di truffa.
L’indagine mostra un quadro complesso: lo smartphone può attenuare temporaneamente la solitudine degli anziani, mantenere i contatti con familiari e amici e fungere da regolatore emotivo, ma non riesce a colmare le fragilità relazionali già presenti e può generare stress legato alla reperibilità continua. Vediamo perché.
Lo smartphone come compagnia: sollievo temporaneo, allevia ma non elimina
Molti nonni utilizzano il telefono per riempire vuoti e attenuare il senso di isolamento. Il 21,7% dichiara che li fa sentire meno soli. Nonostante questo, la compagnia digitale resta momentanea e incompleta, perché non sostituisce legami reali e non elimina la solitudine strutturata presente nella vita quotidiana degli anziani.
Pressione e stress da connessione continua: quando essere sempre reperibili pesa
L’uso intensivo dello smartphone comporta anche pressione e stress emotivo. Il 38,8% degli anziani si sente obbligato a rispondere subito a messaggi o chiamate, e il 34% prova disagio se dimentica il telefono a casa. La connessione costante porta così a una forma di stress silenzioso, difficilmente percepita dall’ambiente familiare.
Fake news, truffe e vulnerabilità: i rischi del digitale per gli anziani
Quasi 1 su 3 nonni (31,7%) dichiara di imbattersi spesso in fake news o tentativi di truffa, mentre il 46,4% ritiene di gestire adeguatamente la privacy online. Questa discrepanza evidenzia una falsa percezione di controllo e una vulnerabilità concreta agli inganni digitali.
Sul piano cognitivo, il 44,7% utilizza lo smartphone regolarmente per ricordare appuntamenti, impegni o terapie; gli anziani, dunque, delegano sempre più funzioni di base al digitale. WhatsApp è lo strumento più diffuso, con il 77,2% che lo utilizza regolarmente; tuttavia, la comunicazione digitale non sempre si traduce in dialogo reale: i conflitti familiari emergono raramente, segnalando una tendenza a evitare confronti diretti per paura di disturbare o essere esclusi.
Connettersi senza supporto: la tecnologia che accompagna ma non sostituisce i legami
L’indagine restituisce l’immagine di una generazione fortemente connessa, ma spesso lasciata sola nella gestione del digitale. Lo smartphone garantisce una compagnia digitale che, pur non sostituendo i legami reali, aiuta a ridurre l’isolamento. Non risolve, però, le fragilità emotive e relazionali già presenti e può esporre gli anziani a rischi concreti, come truffe, raggiri, azioni fraudolente, disinformazione e stress da reperibilità continua. Per gli over 60 la tecnologia, dunque, è un alleato ma anche una fonte di vulnerabilità che richiede consapevolezza e supporto.