Epidemie in crescita e contagi persistenti: il 13 aprile L’Organizzazione panamericana della sanità (Paho) esaminerà i dati su 558 casi in South Carolina e oltre 6.427 contagi in Messico nel 2025
Il morbillo torna a mettere in discussione uno dei principali successi della sanità pubblica nordamericana degli ultimi decenni, costruito grazie alle campagne vaccinali. Con i contagi in costante aumento negli ultimi mesi e una circolazione del virus che non accenna a fermarsi, l’Organizzazione panamericana della sanità (Paho), agenzia regionale dell’Oms, ha avviato la procedura per rivedere lo status di eliminazione del morbillo negli Stati Uniti e in Messico. La valutazione finale è attesa per il 13 aprile, quando gli esperti esamineranno i dati epidemiologici aggiornati trasmessi dai due Paesi.
Aumentano i casi di morbillo negli Stati Uniti e in Messico
Il problema non riguarda solo il numero complessivo dei casi, ma la continuità della trasmissione. Negli Stati Uniti, l’epidemia è in corso dall’inizio del 2025, con il focolaio più consistente in South Carolina, dove i contagi confermati hanno raggiunto 558 casi da ottobre 2025. Il virus si è diffuso anche in North Carolina, Ohio e Washington State, evidenziando quanto rapidamente possa circolare nelle comunità con copertura vaccinale insufficiente.
In Messico, la situazione è ancora più preoccupante: nel 2025 sono stati registrati 6.427 casi di morbillo e 24 decessi, secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute. Le prime settimane del 2026 hanno confermato una circolazione virale intensa, con oltre 500 nuovi contagi già notificati, segnale che le catene di trasmissione non sono state interrotte.
Coperture vaccinali e rischio di perdere lo status “free”
Il morbillo è tra le malattie più contagiose e per interromperne la diffusione serve che almeno il 95% della popolazione riceva due dosi di vaccino. Negli Stati Uniti e in Messico, alcune comunità non raggiungono questa soglia, creando sacche di popolazione suscettibile che alimentano i focolai.
La Paho ha chiesto ai due Paesi di presentare relazioni dettagliate sulle catene di trasmissione e sulle campagne vaccinali, per valutare se le epidemie rappresentino una ripresa della trasmissione endemica. Lo status di Paese “morbillo-free” non significa assenza totale di casi, ma assenza di trasmissione endemica per almeno 12 mesi, supportata da un sistema di sorveglianza efficace. Gli Stati Uniti avevano ottenuto questo riconoscimento nel 2000, mentre il Messico negli anni successivi, grazie a campagne vaccinali estese. Il calo delle vaccinazioni, aggravato da ritardi nei richiami, disuguaglianze di accesso e disinformazione, ha creato sacche di popolazione suscettibile, permettendo al virus di tornare a circolare. La presenza di focolai prolungati può quindi portare alla revoca dello status, con conseguenze simboliche e operative: maggiore pressione internazionale, rafforzamento dei programmi vaccinali e revisione delle strategie di prevenzione.
Un problema che riguarda anche l’Europa
La situazione nordamericana non è isolata. Anche in Europa, il morbillo è tornato a circolare con forza. In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2025 sono stati notificati circa 485 casi, in gran parte tra persone non vaccinate. Un segnale che conferma come l’eliminazione del morbillo sia un risultato reversibile se la copertura vaccinale non resta stabile e omogenea.
La decisione attesa il 13 aprile
Entro la metà di aprile, Stati Uniti e Messico dovranno presentare alla Paho relazioni dettagliate sull’andamento dei casi, le analisi di laboratorio e le misure di contenimento adottate. La valutazione della Paho potrebbe portare alla revoca dello status “morbillo-free” per entrambi i Paesi. La decisione sarà comunicata dopo l’incontro del 13 aprile, sulla base dei dati aggiornati e della revisione degli esperti. Il verdetto non riguarderà solo due Paesi, ma lancerà un messaggio chiaro: senza vaccinazioni elevate e sorveglianza continua, il morbillo può tornare ovunque.