Uno studio su anziani statunitensi mostra che la vaccinazione è associata a un invecchiamento biologico più lento, oltre alla protezione dalla malattia.
Le recenti evidenze pubblicate sui Journals of Gerontology indicano che la vaccinazione contro l’herpes zoster (il “Fuoco di Sant’Antonio”) possiede proprietà che superano la semplice difesa immunitaria contro il virus della varicella-zoster.
Analizzando i dati di oltre 3.800 anziani americani, i ricercatori hanno scoperto che i soggetti vaccinati presentano un invecchiamento biologico complessivo significativamente più lento rispetto ai coetanei non vaccinati. Questo suggerisce che i vaccini per adulti non siano solo strumenti per prevenire infezioni acute, ma veri e propri catalizzatori per una longevità più sana, capaci di interferire positivamente con l’orologio molecolare interno indipendentemente dall’età anagrafica. Lo studio apre dunque una nuova frontiera: la vaccinazione come strategia sistemica per rallentare il declino cellulare.
Misurare l’età: l’orologio biologico contro il calendario
A differenza dell’invecchiamento cronologico, che conta semplicemente i giorni trascorsi dalla nascita, l’invecchiamento biologico riflette l’effettivo stato di integrità funzionale di organi e apparati. Il team guidato da Jung Ki Kim e Eileen Crimmins ha misurato sette dimensioni critiche per definire questo stato: dall’infiammazione sistemica all’immunità innata, fino ai complessi marcatori epigenetici e trascrittomici che regolano l’espressione dei nostri geni.
I risultati rivelano che chi ha ricevuto il vaccino mostra profili molecolari più “giovani”, con una minore degradazione del modo in cui le istruzioni genetiche vengono lette e utilizzate dalle cellule per creare proteine vitali.
Il ruolo dell’Inflammaging e della protezione neurodegenerativa
Uno dei meccanismi più interessanti identificati nello studio riguarda la lotta all’inflammaging, ovvero quell’infiammazione cronica di basso livello che funge da terreno fertile per malattie cardiache, fragilità e declino cognitivo.
Prevenendo la riattivazione del virus latente, il vaccino riduce il carico infiammatorio sistemico, permettendo al sistema immunitario di mantenersi più efficiente e meno “logorato”.
Questa modulazione immunitaria sembra avere riflessi benefici anche sulla salute del cervello: recenti ricerche citate dagli autori evidenziano una correlazione diretta tra la vaccinazione degli adulti e la riduzione del rischio di sviluppare demenza o altre patologie neurodegenerative. In sostanza, proteggere il corpo da uno stress virale specifico finisce per salvaguardare la resilienza globale dell’organismo, inclusa quella cognitiva.
Effetti duraturi per un invecchiamento resiliente
Un dato particolarmente incoraggiante riguarda la persistenza di questi benefici: i partecipanti vaccinati almeno quattro anni prima dello studio mostravano ancora punteggi di invecchiamento biologico significativamente inferiori rispetto ai non vaccinati. Questo indica che lo stimolo immunitario non è un beneficio momentaneo, ma induce una stabilizzazione duratura dei sistemi biologici. In un contesto di salute pubblica, tali scoperte suggeriscono che la vaccinazione contro l’herpes zoster debba essere considerata una colonna portante delle strategie di invecchiamento sano, al pari della nutrizione e dell’attività fisica, offrendo una protezione che va ben oltre la prevenzione di una singola, dolorosa eruzione cutanea.