I pazienti con deficit della visione dei colori che sviluppano tumore alla vescica presentano una sopravvivenza ridotta rispetto ai non daltonici. Nessuna differenza significativa è stata osservata nei tumori del colon-retto
Le persone con tumore alla vescica che presentano un deficit nella visione dei colori, noto come CVD (Color Vision Deficiency), hanno una probabilità di sopravvivenza inferiore rispetto ai pazienti senza questo deficit. Questo collegamento emerge da studi condotti dagli scienziati della Facoltà di Medicina dell’Università di Stanford e dell’Università dell’Illinois, pubblicati sulla rivista Nature Health. Il team, guidato da Ehsan Rahimy, Mustafa Fattah e Masahito Jimbo, ha analizzato i dati di 270 pazienti con tumore alla vescica e 370 con tumore del colon-retto, metà dei quali presentava un deficit della visione dei colori. I risultati mostrano che chi ha tumore alla vescica e CVD ha un rischio di decesso aumentato del 52% nei 20 anni successivi alla diagnosi, mentre non sono emerse differenze significative per il tumore del colon-retto.
Come il deficit della visione dei colori può ritardare la diagnosi
Il sangue nelle urine o nelle feci rappresenta spesso il primo segnale di tumore. Tuttavia, i pazienti con daltonismo, incapaci di distinguere il rosso, possono non riconoscere tempestivamente questi segnali, ritardando l’accesso alle cure. Nel tumore della vescica, l’ematuria può essere indolore, e quindi l’unico segnale della malattia è il sangue nelle urine. Nel colon-retto, invece, altri sintomi come dolore addominale o alterazioni delle abitudini intestinali permettono una diagnosi più rapida anche in caso di CVD.
Metodologia dello studio
Lo studio ha utilizzato dati retrospettivi provenienti dalla rete TriNetX, che raccoglie oltre 275 milioni di cartelle cliniche elettroniche. Sono stati identificati pazienti con tumore alla vescica o colon-retto, con o senza CVD (ICD-10 H53.5). È stata applicata un’analisi di propensity score matching (PSM) per bilanciare età, sesso, razza, comorbidità e altre variabili. Gli outcome principali erano la sopravvivenza globale e il rischio di mortalità a 20 anni. I dati confermano che i pazienti con tumore alla vescica e CVD hanno una sopravvivenza più breve rispetto ai non daltonici. Non si osservano differenze significative nei pazienti con tumore del colon-retto.
Impatto clinico e prospettive future
Gli autori sottolineano l’importanza di prestare maggiore attenzione ai pazienti con CVD, valutando se introdurre screening mirati per il tumore alla vescica nelle popolazioni ad alto rischio. Tra le limitazioni dello studio, viene evidenziato che molte persone con daltonismo potrebbero non avere una diagnosi ufficiale, e che i dati provengono da cartelle cliniche aggregate, con possibili discrepanze nella codifica delle diagnosi. I ricercatori concludono che sono necessarie ulteriori ricerche prospettiche per confermare i risultati e valutare l’impatto dei diversi sottotipi di CVD sulla sopravvivenza.
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